Foibe, dal Vescovo preghiera contro l’odio: “Assumiamoci la responsabilità della pace”

Nel Giorno del Ricordo, la commemorazione delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata si è accompagnata a una preghiera intensa e a un’omelia che hanno unito memoria storica, riflessione spirituale e un forte richiamo alla responsabilità personale e collettiva.
“Siamo qui a pregare per le vittime dell’odio”, è stato detto nell’introduzione, ricordando non solo chi perse la vita nelle foibe, ma anche le loro famiglie e tutte le vittime delle tragedie generate dalle ideologie del Novecento. Un pensiero particolare è stato rivolto alle vittime della strage di Vergarolla e a tutti coloro che, in queste terre e nel mondo, hanno subito la violenza “dell’odio cieco di Caino”.
Nel momento penitenziale, la comunità è stata invitata a chiedere perdono non solo per i peccati personali, ma anche per le complicità con chi diffonde odio e semina discordia, riconoscendo quanto il male possa nascere da parole, atteggiamenti e silenzi.
Il Creato, la bellezza e la crudeltà
Aprendo l’omelia, il vescovo ha richiamato l’immagine biblica di Salomone, sottolineando come la preghiera si sia svolta non in un tempio costruito dall’uomo, ma nel Creato affidato da Dio all’umanità. Un Creato che custodisce bellezza, ma che è stato anche teatro di crudeltà e tragedie.
“Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra?”, è la domanda biblica richiamata per dare voce allo smarrimento davanti al male compiuto dall’uomo. Un grido che nasce dall’orrore per le violenze che hanno ferito queste terre e per le vittime innocenti sacrificate a ideologie accecate dalla prepotenza.
Dalle parole all’odio, il meccanismo della violenza
Un passaggio centrale dell’omelia ha riguardato la responsabilità umana nel generare conflitto. È stato ricordato come la violenza non nasca improvvisamente, ma cresca attraverso parole sarcastiche, insinuazioni, sospetti, stereotipi e pregiudizi, fino a trasformare l’altro in un nemico.
Un processo che porta alle prime discriminazioni, alle prime violenze e infine alla guerra, in un circolo vizioso che ha segnato molte terre e molti popoli, anche cristiani. Un monito che ha richiamato le parole del Vangelo, ammonendo contro una fede ridotta a formalità, lontana dal cuore e dalla conversione autentica.
Legalità, dignità e scelta delle vittime
Nel cuore dell’omelia è stato posto il tema del coraggio, necessario per vivere nella legalità e per riconoscere la dignità di tutti. La legalità è stata descritta come un bene comune imperfetto ma essenziale, che mira al rispetto di ogni persona, non solo di alcuni.
Da qui l’affermazione netta: schierarsi dalla parte delle vittime, dei poveri, di chi ha subito violenza. È in questo senso che la commemorazione delle foibe assume un valore profondo: ogni vittima ha un nome, una famiglia, una comunità che ancora la piange.
Costruire il bene comune e custodire la pace
L’omelia ha richiamato anche la dottrina sociale della Chiesa come una mappa offerta a tutti, capace di aprire orizzonti e purificare le menti. In questo contesto è stato ricordato il valore del diritto internazionale, strumento imperfetto ma fondamentale, che non può essere distrutto senza conseguenze drammatiche.
Un altro passaggio centrale ha riguardato il comandamento dell’amore, anche verso il nemico. Un invito esigente, che chiede di non censurare le pagine più difficili del Vangelo e di cercare una pace che passa anche attraverso il perdono, l’ascolto del dolore dell’altro e una paziente ricerca della giustizia.
Un appello ai governanti e alla responsabilità collettiva
La preghiera finale ha incluso un appello per i governanti, affinché siano aperti alla voce della coscienza, capaci di mediare non per debolezza ma per il coraggio della pace, costruendo alleanze che custodiscano la giustizia.
L’omelia si è chiusa con le Beatitudini come orizzonte di speranza e con l’invocazione dell’intercessione del Francesco Bonifacio, martirizzato nel 1946, ricordato come testimone di una fede libera da ogni ideologia.
Un messaggio che ha unito memoria, responsabilità e impegno, ribadendo che il Giorno del Ricordo non è solo uno sguardo al passato, ma una chiamata al presente.
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