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Cronaca

Fila infinita all’ufficio postale, lo sfogo di un triestino: “Due sportei verti su quatro”

Luca Marsi·
Fila infinita all’ufficio postale, lo sfogo di un triestino: “Due sportei verti su quatro”

Un episodio quotidiano, di quelli che milioni di italiani conoscono bene, ma che a Trieste assume i contorni di una denuncia civile. Un cittadino triestino ha voluto condividere con Trieste Cafe la propria esperienza vissuta pochi giorni fa presso l’ufficio postale di Strada Vecchia dell’Istria. Il motivo era semplice e comune: ritirare una raccomandata legata alla patente. Il tempo trascorso in fila, invece, tutt’altro che banale.

“Bon 45 minuti de fila”: la testimonianza
“Un do giorni fa’ son anda’ a cior la raccomandata de la patente in Strada Vecia dell Istria. Xe una picio ufficio postale. E bon, xe andai boni 45 minuti de fila”, racconta il triestino. Parole che fotografano una scena fatta di numeri che scorrono lenti e sedie occupate. Ma ciò che colpisce maggiormente non è soltanto la durata dell’attesa.

Sportelli aperti a metà e carichi raddoppiati
Quel che, secondo il cittadino, ha lasciato un segno più profondo è stata l’organizzazione del servizio. “Quel che me ga’ sai colpi’ xe che iera 2 sportei verti su quatro”. Due soli sportelli operativi su quattro disponibili. Una scelta che, nelle ore di punta, trasforma la normale affluenza in un imbuto inevitabile.

Le impiegate tra operazioni e assistenza agli utenti
Nel suo racconto emerge anche un altro aspetto, più umano e meno visibile. “Ste povere due che le lavorava le doveva fare tuto sole, oltre a darghe anche indicazioni a qualche veceta che no la saveva cossa far o che numero cior per la fila”. Un’immagine che intreccia efficienza e fatica, mentre le operatrici cercano di gestire pratiche, richieste e supporto agli utenti meno autonomi.

La domanda che arriva “ai piani alti”
Da qui nasce la riflessione, che diventa interrogativo diretto: “Ma xe possibile che ai piani alti, quei che comanda, no ghe freghi propio niente dei clienti e dei propri impiegati?”. Una domanda che non punta il dito contro chi lavora allo sportello, ma verso le scelte organizzative e la gestione delle risorse.

Un bacino d’utenza sempre più ampio
Il cittadino sottolinea inoltre come quell’ufficio rappresenti un punto di riferimento per interi quartieri. “La vien pien de utenti de Valmaura e Costalunga. Boh!”. Zone densamente abitate che riversano quotidianamente decine di utenti in uno spazio definito “picio”, piccolo, ma strategico.

Tra percezione e realtà del servizio pubblico
La segnalazione riapre un tema ricorrente: il delicato equilibrio tra domanda di servizi e capacità operativa degli uffici. Attese lunghe, sportelli ridotti, personale sotto pressione. Una combinazione che alimenta frustrazione nei cittadini e stress nei lavoratori.

Un malessere che chiede risposte
Il racconto del triestino non è soltanto uno sfogo individuale. È il frammento di un sentimento diffuso che attraversa molte realtà urbane. Perché dietro una fila c’è sempre qualcosa di più: il tempo sottratto, la percezione di inefficienza, il bisogno di ascolto.

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