'Dramma crociere a Trieste', Bucci: "Quasi 200 mila passeggeri in meno nel 2026" (VIDEO)

Nel corso della diretta serale di Trieste Cafe, Maurizio Bucci ha descritto l’avvio della stagione crocieristica 2026 a Trieste con toni pragmatici: “parte in sordina”, perché la prima nave in arrivo viene presentata come una “piccola, piccolissima nave da crociera americana” con “50 cabine”. Bucci ha però aggiunto un dettaglio decisivo per il taglio economico del tema: si tratta, a suo dire, di un pubblico “assolutamente facoltoso” e di una crociera “molto costosa”. Nel suo intervento ha collegato l’arrivo anche a questioni operative, citando difficoltà legate alla disponibilità degli ormeggi e spiegando che l’ormeggio individuato è “al molo quarto”, definito “tranquillo”.
Cos’è l’overnight e perché conta per Trieste: “tre giorni in città”
Bucci ha insistito su un concetto che, nel linguaggio del settore, ha un peso preciso: l’overnight. Lo ha spiegato in modo diretto, chiarendo che significa una permanenza prolungata in porto, “addirittura tre giorni”, con la conseguenza, per la città, di una possibilità di visita “seria e completa”. Nel ragionamento dell’esperto, la permanenza lunga è ciò che trasforma lo scalo in un’opportunità concreta di spesa sul territorio: numeri piccoli, ma capacità economica alta. Da qui l’invito a “coccolare” il pubblico, non per vezzo ma per strategia.
“Toccate” simili, ma navi più piccole: Bucci quantifica il calo rispetto al 2024
Il passaggio più netto, in termini di scenario, riguarda la comparazione tra stagioni. Bucci ha parlato per il 2026 di “100 130 toccate nave”, indicando che sarebbero “leggermente inferiori come numero di navi rispetto al 2025”, ma con un elemento che, secondo lui, cambia tutto: “un calo sensibile di presenze dei passeggeri” perché “le navi saranno ben più piccole”. Nel confronto con il 2024, Bucci ha citato numeri espliciti: “540.000 passeggeri” allora, “360” nel 2026, con una “perdita di quasi 200.000 passeggeri”. A questa perdita ha associato due effetti: “17.500.000 €” in meno, secondo la sua stima, e “quasi 80 posti di lavoro”. Nel suo racconto, il tema non è ideologico: è economico e occupazionale.
Le polemiche non spariscono: “le navi ci saranno comunque”
Bucci ha poi toccato un aspetto che in città tende a riemergere puntuale: la convivenza con le navi sulle rive. Pur parlando di navi più piccole, ha sostenuto che la presenza resterà e che, con essa, resterà anche la polemica di chi non gradisce gli scali. Il punto, nel suo intervento, è che la riduzione di passeggeri non significa scomparsa del fenomeno: cambia la scala, non la realtà.
“Non c’è sensibilità istituzionale”: la critica sulla promozione e sul mercato che corre in anticipo
Alla domanda su cosa si stia facendo per recuperare terreno, Bucci ha risposto con amarezza: “purtroppo no”. Ha detto che vede “scarsissima sensibilità” e, soprattutto, “non conoscenza” del mercato, precisando che la pianificazione crocieristica si muove con grande anticipo: “il 2027 è già venduto” e “il prossimo mese si chiuderà la stagione 2028” al “C Trade” di Miami, definito “l’evento mondiale della crocieristica”. In questo passaggio, l’esperto ha collegato la mancanza di presenza a scelte di rappresentanza: Trieste, secondo quanto riferito da Bucci, sarebbe presente “con un semplice roll up” in uno stand collettivo “senza la presenza di nessuno”, una formula che lui definisce “inaccettabile” per una città che vuole restare competitiva.
Capodistria “in pole position”: la concorrenza dell’Alto Adriatico e la comunicazione aggressiva
Nel confronto in studio, Riki Ramazzina ha rilanciato il tema Capodistria con un commento tagliato sull’esperienza imprenditoriale. Ramazzina ha detto che, in altri settori, ha già visto una dinamica simile: “l’idea magari viene da noi”, ma una volta che la Slovenia “impara” diventa “professionista” e si posiziona meglio, anche grazie a lingue e metodi. Bucci ha confermato questa lettura raccontando ciò che, a suo dire, vede alla fiera: una presentazione che promuove Capodistria e l’Alto Adriatico con una narrazione che “taglia fuori” Trieste, associata a inviti, servizi e accoglienza agli stakeholder, in modo da lasciare “un bel ricordo”.
Infrastrutture e ormeggi: “la stazione marittima non è adatta, serve allungare il molo”
Il nodo tecnico, per Bucci, è uno solo ed è strutturale. Ha detto che il ridimensionamento delle navi non è casuale: “è dovuta solamente ad un problema”, cioè la “strutturazione della nostra stazione marittima”, progettata per transatlantici del primo Novecento. Bucci ha utilizzato un’immagine molto concreta: le navi importanti, secondo lui, “ormeggiano praticamente a mezza nave sulla banchina” e questo viene definito “inaccettabile”. La prima soluzione indicata è “l’allungamento del molo”. A supporto, ha citato il caso di una compagnia che “è innamorata” di Trieste, legata a un mercato “esclusivamente tedesco ed austriaco”, spiegando che quest’anno arriverà con una nave più piccola rispetto a quella utilizzata in passato, proprio per problemi logistici e per la richiesta, rimasta senza risposta, di adeguamento dell’ormeggio.
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