Coronavirus e migranti, Schiavone: «tutto è rallentato, situazione a collo di bottiglia»
«Il problema principale che continua a non essere risolto, è dato dal fatto che le persone che sono accolte nei dormitori, che sono pure stati ampliati, di questo va dato atto, escono la mattina e fino alla sera non hanno nessuna collocazione. Parliamo di non meno di 60 persone. Purtroppo oltre a questo problema, e nonostante l’ampliamento, ogni sera abbiamo persone che non ricevono neanche l’accoglienza notturna. Quindi, tra quelli che non la ricevono affatto e quelli che la ricevono ma devono uscire la mattina alle 8 per rientrare la sera alle 8, abbiamo una media di 60-70 persone. Questo problema va avanti da 15 giorni, senza essere mai stato affrontato. L’ho richiamato (all’attenzione pubblica ndr.) e sono stato anche oggetto di pubblico linciaggio. A queste persone si aggiungono coloro di cui non conosciamo la posizione perché sono appena arrivati. Possono arrivare a qualunque ora del giorno e della notte. Hanno magari paura di contattare i servizi, da qui l’attività meritoria di volontariato che si muove per agganciarli; ammettiamo che siano altre 20-30 e abbiamo appunto circa un centinaio di persone che non hanno un luogo dove andare. Questa è la situazione più grave che c’è in Friuli Venezia Giulia senza dubbio, che prevedibilmente ha colpito la città di Trieste, che è la più grande e la più esposta. Teniamo anche conto che nonostante gli immigrati siano particolarmente esposti data la loro provenienza, in genere il rischio che siano positivi è bassissimo. Al momento le persone vengono inviate alla struttura di Casa Malala, dove è previsto un isolamento fiduciario, cioè sostanzialmente rimangono nella struttura, della quale abbiamo ridotto i posti e previsti tutti gli accorgimenti che sono disposti dai vari Dpcm. Le persone che invece erano già presenti prima sono state trasferite in altre strutture della Regione. Però proprio per il fatto che ci sia un turnover rallentato della verifica dell’eventuale positività che, ripeto, non si è mai verificata fino adesso, crea una sorta di imbuto.
Molto presto avremo una saturazione di quella struttura. Con la Prefettura stiamo preparano un altro luogo, proprio per aver più posti a disposizione. Qualcuno dirà, ma dove sta il problema? Potremmo trasferirle dai dormitori a li; si, però appunto non tutte le persone sono richiedenti asilo. I richiedenti devono fare domanda d’asilo, la domanda va presentata, la procedura va avviata. Insomma tutto questo, in un momento in cui pochi uffici sono aperti e tutto è rallentato anche dal punto di vista amministrativo, crea particolari colli di bottiglia». Lo riferisce il Presidente ICS Gianfranco Schiavone al Tg di Telequattro.
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