Cardiologia triestina punto di riferimento nazionale, il vademecum parte da Trieste
La gestione del malato con patologia cronica necessita di una presa in carico globale da parte di un team multidisciplinare e con un approccio che vada al di là del semplice coordinamento delle varie prestazioni specialistiche. In tale ambito, un ruolo centrale nella cura del malato cardiopatico cronico è rappresentato dalla continuità assistenziale che deve favorire l’integrazione organica fra le diverse strutture ospedaliere e fra ospedale e territorio. L’esperienza della Cardiologia triestina e di tutta ex Azienda Sanitaria Universitaria integrata di Trieste in questo campo è da sempre esempio e punto di riferimento nazionale essendo da anni capofila di una progettualità che vede nell’integrazione tra ospedale e territorio e nella presa in carico a lungo termine del cardiopatico cronico complesso i suoi capisaldi.
Queste conoscenze maturate in tanti anni di studio e lavoro sul campo sono state ancora una volta messa a disposizione della comunità scientifica nazionale con la recente pubblicazione sul Giornale Italiano di Cardiologia un importante documento di consenso dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri coordinato dalla dr.ssa. Donatella Radini e dal dott. Andrea Di Lenarda sui “Bisogni assistenziali del malato cardiopatico complesso: dalla fase acuta alla fase cronica”. Al documento hanno contribuito diverse professionalità (cardiologi, infermieri di ambito ospedaliero e territoriale, esperti di formazione e ricerca sanitaria) impegnate in vario modo nella cura del paziente cardiopatico complesso.
“Con la realizzazione di questo documento,” sottolinea la dr.ssa D. Radini, “l’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) definisce i principi generali a cui ispirare l’assistenza al malato cardiopatico complesso nelle diverse fasi della malattia. Tale approccio olistico, integrato e multidisciplinare, utilizza strumenti di analisi in grado di includere gli elementi caratterizzanti la complessità e quindi suggerire idonee strategie di gestione: (1) dei percorsi clinico-terapeutici volti all’ottimizzazione dei trattamenti; (2) dei percorsi assistenziali in terapia intensiva e degenza in un’ottica multidisciplinare; (3) dell’integrazione dei bisogni sociosanitari; (4) del processo infermieristico nell’ambito della continuità assistenziale a livello ambulatoriale, di comunità e domiciliarità; (5) dell’intervento educativo infermieristico.
Un esempio ulteriore dell’elevato livello delle Istituzioni e delle professionalità sanitarie impegnate nella cura dei tanti pazienti cronici della nostra Regione . Il passo ulteriore è l’auspicato salto di qualità verso una gestione multidisciplinare del malato cronico, attraverso l’adozione di percorsi diagnostici terapeutici assistenziali regionali ed aziendali con il coinvolgimento di tutti i professionisti coinvolti nell’assistenza (setting clinico assistenziali).
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