Arte e giovani a Trieste, Chicue: «Si occupano poco dell'arte, dobbiamo coinvolgerli di più» (VIDEO)

Trieste possiede già numerosi luoghi dedicati all'arte, ma per coinvolgere maggiormente le nuove generazioni servirebbero spazi espositivi differenti, più giovani e possibilmente anche più grandi.
È la riflessione dell'artista Johan Steven Chicue, intervenuto alla Sagra de la Sardela nel talk condotto da Luca Marsi dedicato a turismo, cultura, libri e arte.
Una considerazione partita da una domanda molto semplice: cosa manca oggi all'arte triestina?
«Ne abbiamo abbastanza, però sarebbero utili altre sale»
Chicue non ha descritto Trieste come una città culturalmente povera.
Al contrario, ha riconosciuto l'esistenza di un'offerta già significativa.
«Ne abbiamo abbastanza», ha spiegato riferendosi agli spazi.
Ma subito dopo ha aggiunto che «sarebbero anche utili altre sale espositive».
La differenza dovrebbe essere soprattutto nel tipo di proposta.
Spazi «più giovanili»
Secondo Chicue, Trieste potrebbe puntare su luoghi capaci di attirare persone che oggi frequentano meno le tradizionali sale d'arte.
«Magari più giovanile, qualcosa più per i giovani», ha suggerito.
Non necessariamente quindi un'alternativa agli spazi storici, ma un'offerta complementare.
«Abbiamo quelle classiche, quelle che conosciamo già», ha osservato.
Da qui l'idea di creare altri ambienti, eventualmente anche di dimensioni maggiori.
Il problema del ricambio generazionale
La questione non riguarda soltanto gli artisti che devono trovare uno spazio dove esporre.
C'è anche il problema del pubblico.
Alla domanda se i giovani siano realmente interessati all'arte, Chicue ha riconosciuto una difficoltà.
«A Trieste diciamo che abbiamo una media un po' alta», ha osservato.
E rispetto ai ragazzi la sua valutazione è stata altrettanto chiara: «I giovani poco, si occupano poco dell'arte».
Avvicinare una nuova generazione
Proprio per questo Chicue considera importante creare occasioni per entrare in contatto con un pubblico più giovane.
«Quello che cerco anche oggi è di conoscere più persone più giovani», ha spiegato.
Persone che abbiano anche una caratteristica particolare: essere «disposte ai cambiamenti».
Il riferimento è a un'arte che non necessariamente utilizza linguaggi tradizionali.
Opere diverse da quelle abituali
Chicue lavora infatti molto sul recupero degli oggetti e sulla trasformazione dei materiali.
Durante il talk ha mostrato I riflessi del mare, una composizione nella quale convivono elementi recuperati, riferimenti alla storia colombiana e una riflessione sul mare.
Il suo stesso lavoro dimostra come il linguaggio artistico contemporaneo possa uscire dai confini del tradizionale dipinto.
Per questo, secondo l'artista, è importante trovare persone disponibili «a fare opere diverse da quello che vediamo di solito».
Partecipazione alta, acquisti più difficili
A complicare ulteriormente il quadro c'è anche la sostenibilità economica.
Parlando del mercato artistico triestino, Chicue ha sintetizzato la situazione con una frase molto efficace: la città è «molto partecipativa però poco acquirente».
Il pubblico va alle esposizioni, osserva le opere e dimostra interesse, ma l'acquisto resta più difficile.
Questo spinge gli artisti a guardare anche fuori città.
Chicue stesso ha ricordato di aver partecipato in passato a esposizioni a Berlino, Barcellona, Roma, Lucca e in altre località italiane.
La sfida è creare non soltanto artisti, ma pubblico
La riflessione emersa alla Sagra de la Sardela pone dunque una questione che va oltre il numero delle mostre organizzate.
Per far crescere il settore artistico locale servono certamente opportunità per chi crea, ma serve anche costruire una nuova generazione di pubblico.
Persone curiose, aperte alla sperimentazione e disponibili a frequentare luoghi artistici differenti.
Per Chicue, proprio da qui potrebbe partire una nuova fase dell'arte a Trieste.
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