Amato Rebek: “Movida a Trieste? D’estate è buio cosmico, servono più spazi per ballare” (VIDEO)

Durante la diretta serale di Trieste Cafe, l’opinionista Stefano Rebek ha fatto il punto sulla situazione degli eventi notturni in città: poca offerta estiva, eccessiva burocrazia e normative che penalizzano chi lavora di notte.
Un’analisi lucida e senza filtri quella offerta da Stefano Rebek nella diretta di Trieste Cafe dedicata alla movida triestina in vista della stagione estiva. Opinionista, organizzatore e volto noto della notte, Rebek ha messo in evidenza tutti i limiti che ostacolano una crescita organica degli eventi in città.
“D’inverno ci si arrangia, ma d’estate è buio cosmico”, ha detto con tono provocatorio, denunciando la mancanza di spazi adeguati per far ballare la gente all’aperto, vicino al mare, come avveniva anni fa con realtà come l’Ausonia o la Diga. “Oggi per ballare d’estate si deve uscire da Trieste, e questo per una città turistica è agghiacciante”, ha ribadito.
Uno dei punti chiave è l’aspetto normativo: secondo Rebek, le regole attuali non consentono di lavorare in modo sostenibile. “Se vuoi fare una serata in regola, tra permessi, impatto acustico, richieste burocratiche e costi, ti guardi allo specchio e ti dai del folle. A norma, a Trieste, non lavora quasi nessuno”.
Altro tema forte: la disparità di trattamento tra locali con pubblico spettacolo e bar che improvvisano serate danzanti. “Chi ha una licenza vera paga più tasse, ha più vincoli. Ma poi vede il bar di fronte fare lo stesso lavoro senza controlli. Così non è sostenibile, si uccide chi vuole fare le cose legalmente”.
Rebek ha anche proposto una semplificazione delle procedure, auspicando che si apra un dialogo vero tra amministrazione e chi vive il mondo della notte. “Servirebbe uno sportello dove arrivi, chiedi di fare una serata, ti danno tre cose da fare e via. Invece devi parlare con mille uffici. Così si scoraggia chi vuole investire”.
Infine, ha chiesto più rispetto per il settore e per chi ci lavora: “Chi lavora di notte non è un teppista, ma un professionista. Studia il mercato, la musica, crea indotto. Va rispettato come chi lavora di giorno. Se Trieste vuole essere davvero una città turistica, deve smettere di spegnere tutto a mezzanotte”.
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