Ucraina, Coldiretti: "Braccio ferro porti fa salire costi grano"
Con il braccio di ferro sullo sblocco dei porti del Mar Nero sono tornati a salire i prezzi del grano e del mais che nell'ultimo giorno di contrattazione hanno raggiunto rispettivamente 11,57 dollari/bushel e 7,77 dollari/bushel alla chiusura settimanale della borsa merci future di Chicago che rappresenta il punto di riferimento mondiale del commercio delle materie prime agricole.
È quanto emerge dall'analisi della Coldiretti che evidenzia gli effetti della richiesta della Russia di superare le sanzioni per consentire il trasporto dei cereali che è stata per adesso rigettata dall'alleanza atlantica e dalla stessa Ucraina.
La partenza delle navi - sottolinea la Coldiretti - significa lo svuotamento dei magazzini dove si stima la presenza di oltre 20 milioni di tonnellate di cereali tra grano, orzo e mais destinati alle esportazioni sia in Paesi ricchi che in quelli più poveri dove il blocco rischia di provocare rivolte e carestie. Paesi come Egitto, Turchia, Bangladesh e Iran che acquistano più del 60% del proprio grano da Russia e Ucraina ma - precisa la Coldiretti - anche Libano, Tunisia Yemen, e Libia e Pakistan sono fortemente dipendenti dalle forniture dei due Paesi.
L'emergenza mondiale colpisce l'Italia che è un Paese deficitario ed importa addirittura il 64% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 53% del mais di cui ha bisogno per l'alimentazione del bestiame, secondo l'analisi della Coldiretti.
"L'Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che hanno dovuto ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati", afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, sottolineando la necessità di intervenire con misure immediate contro il caro-energia e i costi di produzione.
(ANSA). NAN-COM
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