martedì 20 ottobre 2026
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ISS spiega perché Campania e Veneto non sono zona rossa o arancione

Luca Marsi·
Il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, in conferenza stampa insieme a Giovanni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione al ministero della Salute, ha spiegato quali sono gli indicatori che hanno portato alla definizione delle tre aree di rischio previste dall'ultimo Dpcm. "Il primo strumento, di cui il nostro Paese si è dotato, è la cabina di regia che deve compiere una valutazione del rischio su base settimanale", ha specificato Brusaferro, affermando che poi sulla base di questi dati vengono fatte le riflessioni sulla strategia anti-contagio. Questa valutazione settimanale è diventata un report di routine condiviso a livelo centrale e regionale a partire dallo scorso 4 maggio: da cui si è anche visto come da inizio ottobre si sia entrati in una nuova fase, arrivando a una situazione di importante aumento di contagi a partire dal 18 del mese. E da questi dati è diventato possibile ricavare una serie di indicatori, che sono divisi in tre categorie: quella di processo (che mostra come il sistema sia in grado di produrre analisi attendibili), di esito (che indicano quanto velocemente corre l'infezione), e infine ci sono indicatori che mostrano la capacità del sistema sanitario. Dall'incrocio di questi si arriva a una matrice che colloca il territorio analizzato da una situazione di rischio molto basso a uno molto alto", ha precisato ancora Brusaferro. Comunicando che a fine agosto si è cominciato a pensare come affrontare una curva epidemica. Tra cui stabilire degli scenari a cui associare delle misure di contenimento."Questi scenari determinano anche la velocità con cui l'infezione si trasmette nella popolazione. Il 12 agosto è stata poi emanata la circolare con questi scenari ed è stato quindi condiviso un documento di prevenzione e risposta per il periodo dell'autunno e dell'inverno all'infezione da Covid-19", ha proseguito. In questo secondo documento, precisamente, si riportano tutti gli strumenti prodotti in questa fase pandemica e che consento di individuare le giuste misure. "Una specie di manuale. Ai diversi livelli di rischio vanno collegate le misure da adottare", ha aggiunto, sottolineando la possibilità di adattare sempre il quadro normativo ai diversi livelli. "Nell'ultima settimana questo documento ha evidenziato Regioni a rischio alto. Altre sono a rischio moderato. Su questa base poi ogni Regione ha condiviso questa valutazione e ha ricevuto formalmente dal ministero della Salute un'elaborazione rispetto al modello descritto. Che è in funzione da 24 settimane ed è sempre ampiamente condiviso". E ancora: "Su questo impianto e in base alla velocità della trasmissione, si è arrivati all'ultimo Dpcm". Soffermandosi anche sull'indice Rt e ribadendo il principio della massima precauzione, spiegando come alcune Regioni pur con un indice Rt piuttosto basso si sono trovate in una situazione di rischio alto. Sulla Valle d'Aosta, ha sottolineato anche come le difficoltà della Regione nel comunicare i dati quotidiani abbiano contribuito a farla categorizzare come rischio alto. Giovanni Rezza ha poi illustrato gli ultimi dati disponibili sulla diffusione del virus nei diversi territori, sottolineando l'importanza di alcuni parametri: "Ci può essere una Regione che apparentemente ha pochi casi, ma ha un indice Rt alto e ha pochi letto in terapia intensiva. E chiaramente allora quella Regione è in sofferenza. Tante volte non si capisce come ma la Regione x sia in rosso, quando altre sono in giallo, magari con meno casi. Ma bisogna leggere tutti i dati nella loro interezza. Che fanno riferimento all'attuale incidenza dell'infezione, sia all'Rt che i dati di resilienza", ha aggiunto. "Tutti quanti conosciamo l'andamento dei casi in Lombardia. Poi troviamo in rosso anche una Regione come la Calabria che non ha un'incidenza molto alta, ma un Rt elevato. Come è possibile? Perché l'Rt mostra quella che è la tendenza. Un Rt elevato anticipa un aumento dell'incidenza. Vanno poi tenuti in considerazione i dati della capienza delle terapie intensive, la capacità di rintracciare la catena di trasmissione del contagio… tutti questi contribuiscono a rendere una Regione come la Calabria nell'area rossa", ha anche affermato.

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