Legambiente stende una bandiera nera sull’ovovia di Trieste: “Mobilità insostenibile e visione miope”

Anche quest’anno la Carovana delle Alpi di Legambiente ha attribuito le sue bandiere verdi e nere ai progetti e alle pratiche più virtuose e più criticate del Friuli Venezia Giulia. E tra le bandiere nere, a spiccare è proprio quella assegnata al Comune di Trieste, per l’ormai celebre e discusso progetto dell’ovovia.
Secondo quanto evidenziato da Legambiente, il progetto – che dovrebbe collegare il centro cittadino con l’altopiano carsico – è stato bollato come esempio di assenza di pianificazione strategica in tema di mobilità sostenibile. Un’infrastruttura considerata non solo inutile, ma potenzialmente dannosa per l’ambiente e scollegata dai reali bisogni della cittadinanza.
“Molto spesso – ha commentato Marco Lepre, responsabile della Carovana delle Alpi – non ci sono risorse per iniziative realmente utili alle comunità, mentre si trovano fondi per progetti discutibili come questo. È la conseguenza di una mancanza di pianificazione da parte delle istituzioni pubbliche, che dovrebbero invece misurare i risultati rispetto agli obiettivi dichiarati”.
Il Carso, parte del sistema alpino
A rendere ancora più simbolico il giudizio negativo, il fatto che il Carso triestino – dove dovrebbe svilupparsi l’ovovia – appartiene al sistema alpino, secondo la definizione che lo vede estendersi dal Colle di Cadibona in Liguria fino al Valico di Vrata in Croazia. Proprio per questo, la visione ambientalista si inserisce in una lettura complessiva della montagna regionale come bene comune da tutelare e valorizzare con attenzione.
Premiate invece esperienze virtuose
Accanto alle tre bandiere nere, sono state assegnate anche quattro bandiere verdi, segnalando esperienze di valore come la reintroduzione della lince nella foresta di Tarvisio, la gestione collettiva del patrimonio civico a Clavais in Carnia e le attività culturali di due realtà d’avanguardia come Casa Alexander Langer e l’associazione Oplon.
Il presidente di Legambiente FVG Sandro Cargnelutti ha sottolineato come queste esperienze rappresentino una “bella cartolina, destinazione futuro”, che racconta l’impegno delle comunità montane contro lo spopolamento, la crisi climatica e il degrado ambientale.
Ma Trieste, con la sua ovovia, resta il simbolo negativo di una montagna urbana senza direzione, che rischia di spendere milioni senza reali benefici, né ambientali né sociali.
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