Il Servizio Idrico potrebbe tornare pubblico: l'AUSIR avvia il supplemento istruttorio sulla gestione in house (VIDEO)

Il Servizio Idrico Integrato di Trieste tornerà in mano pubblica? La strada verso l’affidamento a privati tramite una gara viene finalmente rimessa in discussione con una deliberazione unanime dell’Assemblea Regionale d’Ambito di AUSIR, che ha disposto un supplemento istruttorio per verificare la fattibilità di una gestione in house, alla luce del percorso di integrazione societaria avviato da Acquedotto del Carso e CAFC e delle richieste del Comune di Trieste di avviare un’interlocuzione con quest’ultima società. Rimettendo tutti gli atti al CdA di AUSIR e sostanzialmente facendo ripartire la procedura di subentro da zero a distanza di più di cinque mesi dal suo avvio formale, l’Assemblea ha riconosciuto la necessità di approfondire diversi aspetti: dalla configurazione giuridica e finanziaria dell’integrazione societaria tra Acquedotto del Carso e CAFC, alla possibilità di ingresso del Comune di Trieste nel capitale della società, dal coinvolgimento degli altri enti locali alla costruzione di un effettivo controllo analogo congiunto, fino alla capacità tecnica ed economica del futuro gestore e alla sostenibilità dei costi di subentro.
«Dopo mesi di impegno per far sì che la questione venisse trattata con la dovuta attenzione, senza che la politica se ne lavasse le mani, si tratta di un primo spiraglio positivo. A fronte delle scelte chiare dei Comuni del Carso, che intendono proseguire con la gestione pubblica del servizio, e delle successive richieste del Comune di Trieste, viene finalmente anche se tardivamente riconosciuta da AUSIR la necessità di valutare seriamente tutte le opzioni in campo, inclusa quella della gestione in house», commenta Riccardo Laterza, Capogruppo di Adesso Trieste in Consiglio Comunale.
«Fin dall’inizio di questa vicenda per noi il tema è stato proprio questo: riconoscere nel passaggio storico della scadenza della concessione ad Acegas una questione politica, non una mera scadenza tecnica o un impiccio burocratico. L’acqua è un bene essenziale alla vita e una risorsa scarsa da gestire con cura: ogni scelta presa in quest’ambito va costruita sulla base degli interessi della cittadinanza, del territorio e delle lavoratrici e dei lavoratori del settore. Rischiava di non essere così a causa delle inerzie di AUSIR e dell’assenza della Regione», aggiunge Laterza.
«Come abbiamo evidenziato nella conferenza stampa del 28 settembre, anche attraverso un parere legale pro veritate, la scelta del gestore non può prescindere da una corretta pianificazione del servizio. Da ormai un decennio la legge regionale individua l’intero territorio del Friuli-Venezia Giulia come ambito territoriale ottimale e attribuisce ad AUSIR precise responsabilità di programmazione, organizzazione e controllo. Eppure AUSIR non ha mai approvato un Piano d’Ambito regionale, com’è invece accaduto nel 2019 rispetto alla gestione dei rifiuti. Non si può ridurre una decisione di questa portata a una questione meramente procedurale o a una scelta già definita a monte - ricorda Massimo Moretuzzo, Segretario e Capogruppo del Patto per l’Autonomia in Consiglio Regionale - Così come la Regione deve dire chiaramente se intende agevolare la realizzazione dell’obiettivo di un gestore unico e pubblico dei servizi essenziali fornendo le necessarie garanzie finanziarie sulla copertura del valore residuo degli investimenti a Trieste. La disponibilità economica c’è, serve però la volontà politica di intraprendere questa strada».
«Adesso è fondamentale che il supplemento istruttorio sia approfondito, trasparente, tempestivo, e condotto con il pieno coinvolgimento dei Comuni interessati. È tempo che, a maggior ragione a fronte di chiare indicazioni dagli Enti Locali interessati, AUSIR e Regione si assumano tutte le responsabilità del caso, anche quelle che finora sono state evidentemente evitate», concludono Laterza e Moretuzzo.
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