Zone rosse, Bordon: “Strumento utile ma non basta”, Sossi: “Non servono a nulla” (VIDEO)
È stato un confronto acceso e articolato quello andato in onda nella diretta serale di Trieste Cafe condotta da Luca Marsi, incentrata sul tema: Siete favorevoli o contrari alla proroga delle zone rosse nel centro di Trieste? Ospiti della serata due giovani protagonisti della scena politica cittadina: Daniele Bordon per Fratelli d’Italia ed Enrico Sossi per il Movimento 5 Stelle, con il commento dell’opinionista Stefano Rebek.
A poche ore dalla riunione del Comitato per l’ordine pubblico in prefettura, chiamato a decidere se prorogare o meno la misura adottata fino al 31 marzo, la questione è più che mai attuale. E proprio il giorno stesso, un nuovo episodio di violenza – una rissa in piazza Garibaldi con quattro persone coinvolte e tre arresti – ha aggiunto benzina al dibattito.
Bordon: “Strumento nuovo, ma già utile per identificazioni e allontanamenti”
Bordon ha aperto il confronto chiarendo subito la posizione di Fratelli d’Italia: favorevole alla proroga. Ha spiegato che le zone rosse rappresentano uno strumento inedito per la città, adottato per la prima volta dal 20 gennaio al 31 marzo, che ha permesso numerose identificazioni e allontanamenti di soggetti problematici, anche grazie alla possibilità concessa a tutte le forze dell’ordine – comprese polizia locale, carabinieri e guardia di finanza – di effettuare i provvedimenti.
Ha citato in particolare piazza Garibaldi, dove la sola polizia locale ha eseguito cinque allontanamenti in un mese. Le zone rosse, ha aggiunto, sono state istituite anche in piazza Verdi, molo Audace, piazza Libertà, largo Barriera, Perugino, tutte zone a rischio degrado. Secondo Bordon, tuttavia, il tema non deve ridursi a “zone rosse sì o no”, ma si devono considerare altri strumenti come i presidi interforze fissi e gli interventi ad alto impatto.
Sossi: “Il crimine si sposta, servono vigili di quartiere e telecamere”
Di parere diverso Enrico Sossi, che ha condiviso l’importanza della sicurezza, ma ha criticato l’efficacia delle zone rosse, evidenziando il rischio che queste spostino semplicemente il problema: “Chi compie reati si sposta da piazza Garibaldi alle vie adiacenti”. Ha sottolineato la necessità di integrare o superare le zone rosse con nuove misure, come il vigile di quartiere, figura stabile che conosca il territorio, collabori con i residenti e diventi un riferimento.
Sossi ha anche proposto di potenziare le telecamere, che possono fungere da deterrente e aiutare nell’identificazione dei colpevoli. Ha ricordato che il Movimento 5 Stelle ha già presentato una mozione comunale per introdurre il vigile di quartiere. Poi, rivolgendosi direttamente a Bordon, ha lanciato una stoccata politica: “Fratelli d’Italia governa a tutti i livelli, dal Comune all’Europa. Avete tutti gli strumenti per cambiare le leggi: non basta dire che servono norme nuove, dovete scriverle”.
Scambio serrato: “Avete cambiato idea” – “Voi avete il potere, usatelo”
Bordon ha replicato rivendicando che il centrodestra ha già armato i vigili e che le riforme richieste trovano spesso resistenze proprio in Parlamento da parte di opposizioni come il Movimento 5 Stelle. “Mi fa piacere vedere che anche voi oggi siete d’accordo sul vigile di quartiere: è una nostra storica battaglia. Dispiace che sia stata spesso osteggiata proprio da voi”.
Sossi ha ribattuto sottolineando che le riforme possono essere fatte ora, visto che Fratelli d’Italia ha la maggioranza: “Avete il governo, la Regione, il Comune e molte circoscrizioni. Le leggi potete cambiarle. Non è più tempo di giustificazioni”.
Rebek: “Le zone rosse sono un fallimento, il simbolo dell’incapacità di governare”
L’intervento più critico è stato quello dell’opinionista Stefano Rebek, che ha bocciato senza mezzi termini lo strumento delle zone rosse: “Sono il simbolo del fallimento. Se chiudi delle aree della città è perché non riesci a governarle. E se le risse avvengono anche quando sono in vigore, vuol dire che non servono a nulla”.
Ha poi sollevato una riflessione scomoda: “La quasi totalità delle risse coinvolge stranieri. È inutile nascondersi dietro a un dito. Le forze dell’ordine non hanno strumenti giuridici efficaci, fermano qualcuno e dopo dieci minuti è di nuovo fuori”.
Il confronto si chiude con un auspicio comune: più soluzioni, meno ideologia
Nonostante i toni accesi, sia Bordon che Sossi hanno concluso auspicando che le proposte sulla sicurezza non vengano scartate solo perché provengono dall’opposizione. Bordon ha riconosciuto che «non possiamo permetterci un campanilismo politico quando c’è di mezzo la sicurezza dei cittadini». Sossi ha rilanciato chiedendo «convergenza e concretezza», affinché la sicurezza non diventi solo terreno di scontro ma ambito di lavoro condiviso per il bene della città.
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