Sgomberi Porto Vecchio, AVS: “Così si ripete sempre tutto, servono spazi intermedi e pratiche più veloci”

Sgomberi Porto Vecchio, AVS: “Così si ripete sempre tutto, servono spazi intermedi e pratiche più veloci”

Trieste resta sospesa in un copione che, a detta di Alleanza Verdi e Sinistra, continua a ripetersi uguale a sé stesso: si interviene, si trasferisce, si chiude e poi, nel giro di poco tempo, l’emergenza torna a riaffacciarsi. È il cuore della critica contenuta nella nota congiunta firmata da Elisa Moro e Tiziana Cimolino, esponenti di AVS, che riportano il tema dell’accoglienza al centro del confronto cittadino dopo gli ultimi interventi in Porto Vecchio.

Secondo le due rappresentanti, uno sgombero può tamponare il presente, ma non incide sul nodo strutturale: l’assenza di spazi intermedi tra la strada e l’ingresso formale nel circuito gestito dalla Prefettura.

“Prima della Prefettura c’è un vuoto”

Nella ricostruzione di Moro e Cimolino, il problema si crea proprio in quel tratto invisibile che precede la presa in carico istituzionale: “Chi è in attesa della documentazione, oggi, spesso non ha un tetto sopra la testa. L’accoglienza, nei fatti, inizia davvero solo quando la persona entra nel circuito della Prefettura”.

Prima, sostengono, c’è un vuoto che produce conseguenze immediate: persone costrette a dormire all’aperto, arrangiarsi dove possono, “sparire” dagli occhi della città finché un nuovo intervento non riporta tutti al punto di partenza.

Ed è qui che AVS chiede di cambiare passo: “Servono spazi intermedi di attesa. Luoghi temporanei ma organizzati, sicuri e umani, dove chi sta aspettando l’avvio e l’avanzamento della procedura possa stare senza essere costretto alla strada”.

Spazi temporanei, ma strutturati

La proposta non viene descritta come un riparo improvvisato, ma come un modello preciso: strutture con servizi essenziali, informazione chiara, una prima tutela sanitaria e gestione ordinata. Un sistema capace, secondo AVS, di spezzare la dinamica che porta sempre allo stesso esito.

L’obiettivo, in sostanza, è togliere la gestione dell’attesa dall’emergenza e riportarla dentro una cornice organizzata: non “soluzioni di fortuna”, ma una fase di accoglienza temporanea che impedisca che la strada diventi la prima opzione.

“Accelerare le pratiche: l’emergenza è in Questura”

Accanto agli spazi intermedi, Moro e Cimolino pongono l’altro punto considerato decisivo: velocizzare le procedure.

Nel testo della nota, AVS richiama anche il tema delle risorse: “Roberti ha rivendicato un grande aumento di agenti, ma quel potenziamento è stato collocato lungo il confine, mentre l’emergenza si riproduce in città negli uffici della Questura”.

Secondo le due esponenti, è dentro le pratiche e dentro i tempi burocratici che la città resta bloccata: chi aspetta, resta fuori dal circuito e l’attesa diventa un limbo. AVS sottolinea inoltre che la Questura sarebbe in difficoltà proprio sul fronte del personale, citando segnalazioni pubbliche degli stessi agenti: “sotto organico”.

“Con la primavera rischio aumento”

Il timore, esplicitato nel finale della nota, è che senza interventi strutturali il fenomeno si ripresenti con forza crescente: “Se non si interviene su questi due punti, spazi intermedi e velocizzazione delle procedure, ci ritroveremo puntualmente davanti allo stesso problema. E con l’arrivo della primavera il rischio è di vedere crescere ancora il numero di persone senza alternative”.

Un messaggio che AVS traduce in un avvertimento politico e amministrativo: non basta gestire l’urgenza, bisogna agire sul meccanismo che la produce.