Paglia “non possiamo chiamare feccia dei minorenni”, Polidori “Impongono un modello violento” (VIDEO)

Paglia “non possiamo chiamare feccia dei minorenni”, Polidori “Impongono un modello violento”  (VIDEO)

Mercoledì 21 gennaio 2026, “ultimo confronto senior della settimana” in diretta con Luca Marsi (direttore Trieste Cafe) alla conduzione e due protagonisti della scena politica locale: Paolo Polidori (Lega) e Maria Luisa Paglia (Partito Democratico). Un faccia a faccia che ha acceso due capitoli caldissimi, il ritorno delle province e la sicurezza, tra ricostruzioni storiche, frecciate e botta e risposta senza freni.

Nel mezzo, anche il consueto “borsellino” sui possibili candidati sindaco e un passaggio più leggero, ma non meno identitario, sul percorso personale e imprenditoriale raccontato da Polidori in chiusura.

Il ritorno delle province: Paglia sposta il focus sui comuni, Polidori attacca la stagione delle uti

Il confronto si apre sulla notizia del ritorno delle province. Paglia parte da un punto che rivendica come fondamentale: “l’idea di superare le province fu una scelta condivisa” in Friuli Venezia Giulia, spiegando che il tema oggi non dovrebbe essere un “restauro” fine a se stesso, ma la tenuta dei comuni, soprattutto quelli piccoli.

La linea del Partito Democratico è netta: attenzione al rischio che un nuovo livello istituzionale finisca per sottrarre ulteriori risorse e energie agli enti locali già in sofferenza. Paglia parla di comuni con difficoltà a reperire personale qualificato, carichi amministrativi pesanti e poche risorse, avvertendo che “introdurre un nuovo livello istituzionale non si sa se sottrarrà ulteriore energia”. Poi la puntualizzazione politica: contrarietà alla scelta, ma disponibilità a contribuire perché non diventi un contenitore vuoto, con una domanda aperta che torna più volte nella diretta, quella sulla legge elettorale e sulla legittimazione dei futuri rappresentanti.

Polidori risponde con una ricostruzione dura e un giudizio tranchant. Sostiene che nel 2016 il percorso non fu affatto così consensuale e punta il dito contro la stagione che portò alle UTI, definendole senza mezzi termini “un aborto istituzionale”. Per il segretario provinciale della Lega, quel sistema avrebbe aumentato centri di costo e struttura burocratica senza produrre risultati, e avrebbe tolto una dimensione politica alle scelte territoriali.

Nel punto forse più concreto della sua analisi, Polidori porta esempi di ricadute pratiche: strade e manutenzioni diventate terreno incerto, competenze frammentate, interlocutori tecnici al posto di decisioni politiche, fino al rischio che alcuni tratti risultino “di nessuno”, con conseguenze che potrebbero emergere solo davanti a un giudice.

Paglia replica ribadendo il dato del voto unanime in Regione su quella riforma e riporta ancora l’attenzione sui comuni come “primo presidio istituzionale”, sottolineando che in questa fase devono essere ascoltati.

Su un punto, però, i due trovano un incrocio inaspettato: la centralità del Comune come istituzione più vicina ai cittadini. Polidori si dice “perfettamente d’accordo” sul principio, richiamando il federalismo e la sussidiarietà, ma torna subito a sostenere la necessità di un ente intermedio con competenze chiave come ambiente, edilizia scolastica e strade.

Sicurezza e immigrazione: scontro frontale tra linea dura e approccio “alle cause”

Il secondo tema è quello che alza davvero la temperatura: immigrazione, sicurezza, fenomeno “maranza” e peso elettorale del tema.

Polidori sostiene che la sicurezza sarà uno dei temi fondamentali delle prossime amministrative e si dice in attesa di un nuovo decreto sicurezza, insistendo su una lettura molto dura del fenomeno: bande, coltelli, violenze, controllo del territorio e spaccio. Nel suo intervento utilizza parole pesanti e chiede un cambio di paradigma: meno educazione, più punibilità, espulsioni quando possibile, e più potere alle forze dell’ordine.

Paglia risponde attaccando la logica degli slogan e l’idea dei decreti ripetuti come soluzione. Fa un esempio diretto: “i coltelli non possono già entrare a scuola”, quindi, se si vuole incidere, bisogna agire sulle cause, fino a citare l’ipotesi di vietare la vendita ai minori. Poi arriva il punto politico: non può funzionare il rimpallo di responsabilità, perché chi governa e amministra deve risolvere. Paglia riconosce che la sicurezza sarà centrale perché è la preoccupazione più forte che percepisce tra i cittadini, ma insiste sul fatto che la risposta non può essere solo propaganda.

Il botta e risposta si fa ancora più netto quando Paglia contesta la generalizzazione e respinge l’idea di definire “feccia” dei minorenni: per lei chi sbaglia va fermato e sanzionato, ma la reclusione deve avere un senso rieducativo, e la gestione passa da scuola, famiglie e responsabilità genitoriale o di chi ha tutela.

Polidori replica dicendo che “la gente è stufa” e rilancia sulla necessità di misure punitive, arrivando a sostenere l’abbassamento dell’età di punibilità e un rafforzamento del potere operativo delle forze dell’ordine.

Sul terreno dei numeri citati in diretta, Paglia dichiara di basarsi su dati e sostiene che i detenuti stranieri non siano la maggioranza, contestando le percentuali più alte evocate dall’esponente leghista. Polidori, dal canto suo, respinge la lettura e rilancia con toni durissimi, sostenendo che l’approccio “educativo” non produca risultati.

Negli ultimi minuti la diretta cambia tono. Paglia annuncia un appuntamento sabato 24 gennaio alle 10 al Knulp in via Madonna del Mare, un incontro con ospiti del mondo scuola e una responsabile nazionale del Partito Democratico, con focus su tecnologie e intelligenza artificiale.

Polidori invece chiude con un racconto personale legato alla sua attività imprenditoriale: dagli inizi da studente universitario, l’aiuto al padre e poi la scelta di proseguire, fino alla crescita dell’azienda. Un passaggio che in diretta diventa quasi un controcampo umano dopo lo scontro politico, con Marsi che chiude con una nota ironica su vecchie polemiche e margini “ridottissimi” dei distributori.

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