“Dicono 17 anni, poi ammettono 30”: Cisint lancia l’allarme su finti minori, costi e sicurezza pubblica (VIDEO)
Un’accusa frontale, costruita su numeri, casi concreti e una richiesta precisa rivolta all’Europa: non accettare più l’autocertificazione dell’età per chi arriva come minore straniero non accompagnato e introdurre verifiche immediate, oggettive e obbligatorie prima dell’ingresso nel circuito di accoglienza.
È questo il cuore della diretta streaming realizzata dall’europarlamentare Anna Maria Cisint, che ha scelto di affrontare un tema definito “importante da tanti punti di vista”: quello dei “finti minori stranieri non accompagnati”, un fenomeno che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe noto da tempo, diffuso e economicamente pesantissimo.
“Il problema è noto, ma si fa finta di nulla”
“È un problema che noi abbiamo denunciato, ma che a dire la verità è di conoscenza e dominio comune”, dice in apertura.
Il punto centrale che Cisint mette subito in evidenza è la regola attuale: il sistema europeo e italiano tenderebbe a considerare veritiera la dichiarazione di chi si autocertifica minorenne. Se uno dichiara di avere 17 anni, viene trattato come tale, senza che vi sia un meccanismo automatico di verifica.
Il nodo normativo: autocertificazione e assenza di controlli immediati
Nella ricostruzione proposta in diretta, Cisint sostiene che non esista una direttiva europea chiara che imponga accertamenti immediati sull’età prima che i cosiddetti minori entrino nel circuito dell’accoglienza.
Secondo Cisint, il sistema funziona così: la persona arriva, dichiara di essere minorenne, entra automaticamente nel percorso riservato ai minori stranieri non accompagnati.
Un percorso che, spiega l’eurodeputata, è molto oneroso dal punto di vista economico, perché prevede strutture dedicate, progetti specifici e una gestione distinta.
Il costo: “108-120 euro al giorno”
Uno dei passaggi su cui Cisint insiste di più è quello economico. Ricorda di aver gestito bilanci pubblici e sottolinea che per gli enti locali questo tema è da anni una voce pesantissima.
Nella diretta dichiara che ciascun minore straniero non accompagnato costerebbe tra 108 e 120 euro al giorno, finanziati dallo Stato e dalla Regione, con anticipazioni dei Comuni. A suo avviso, non è solo un tema di spesa, ma di truffa.
“Non ci va bene di essere truffati”, afferma.
Il caso Monfalcone: “dopo sei mesi dicono la verità”
Il cuore della denuncia riguarda casi specifici che Cisint sostiene di aver verificato. Fa riferimento in particolare al contesto monfalconese, parlando di tre casi in cui persone entrate come minori avrebbero poi ammesso di essere maggiorenni.
Secondo quanto riportato, dopo mesi nel sistema di accoglienza, questi soggetti si sarebbero “corretti” dicendo:
“Ho sbagliato, in realtà ho 30 anni… in realtà ne ho 26… in realtà ne ho 22”.
Cisint afferma che, nel frattempo, sarebbero stati spesi 58 mila euro per la loro gestione.
Oltre al danno economico, solleva un’altra questione: la convivenza nei centri.
“Inaccettabile”: finti minori insieme ai veri minori
Nella diretta, Cisint afferma che in questo modo fallirebbe anche la tutela dei minori: persone adulte (30, 26, 22 anni) avrebbero convissuto in centri destinati ai minori insieme a minorenni reali.
E pone una domanda che nella sua narrazione diventa un’accusa implicita:
Com’è possibile che non si sia visto? Come mai i gestori delle strutture non avrebbero sollevato dubbi o richiesto accertamenti?
Cisint afferma che, almeno in Friuli Venezia Giulia, gli accertamenti effettivi sull’età “si contano neanche sulle dita di una mano”.
L’accusa: “nessun deterrente, si crea un passaparola”
Secondo Cisint, l’attuale sistema non crea alcun deterrente: chi si autocertifica minorenne, anche se adulto, può entrare nel circuito, usufruire dei servizi e, in seguito, dichiarare la verità senza conseguenze reali.
Questo, sostiene, alimenterebbe la possibilità di un passaparola: l’idea che si possa arrivare in Europa, dichiararsi minorenni e ottenere un percorso agevolato.
L’obiettivo: cambiare le regole UE e introdurre test subito
Per Cisint la soluzione è netta: serve una modifica del quadro europeo. La richiesta è che l’accertamento dell’età avvenga prima dell’ingresso nel sistema, con strumenti considerati affidabili, “radiografici”, e non lasciati a una valutazione successiva e discrezionale.
“Chi dice che costa, noi diciamo: costa molto di più la truffa”, è il concetto ribadito in streaming.
Numeri nazionali: “20mila minori, oltre 11mila dichiarano 17 anni”
Cisint amplia la prospettiva e porta dati riferiti al 2024 e 2025:
- circa 20mila minori stranieri non accompagnati in Italia
- oltre 11mila dichiarano di avere 17 anni
- circa il 96% dei diciassettenni è maschio
Osserva che nella fascia fino ai 14 anni ci sarebbe un maggiore equilibrio tra maschi e femmine, e quindi ritiene “plausibile” che molti dei diciassettenni siano in realtà già maggiorenni.
Il costo complessivo: “450 milioni l’anno”
Arriva quindi la cifra complessiva: Cisint sostiene che il costo si avvicinerebbe ai 450 milioni di euro all’anno.
Nella sua diretta, lega la spesa pubblica al tema della legalità: quei fondi, sostiene, dovrebbero essere spesi meglio, e l’Europa non dovrebbe consentire che avvengano “truffe consapevoli e conosciute”.
Sicurezza pubblica e rimpatri
Nella seconda parte, Cisint richiama anche il tema sicurezza, affermando che non si tratterebbe di una questione da trascurare.
Sottolinea inoltre un risultato politico dichiarato: grazie a modifiche ottenute a livello europeo, nel caso in cui i minori stranieri non accompagnati rappresentino un rischio per la sicurezza pubblica o nazionale, possono essere rimandati ai Paesi sicuri di provenienza.
Ma ribadisce che oggi, il punto principale resta: capire quanti siano i finti minori, dove si trovano e interrompere l’automatismo normativo che consente l’ingresso con autocertificazione.
Il messaggio finale: legalità e rispetto delle regole
Cisint chiude rimarcando che, a suo dire, non si tratta di essere “contro qualcuno”, ma di chiedere che le procedure rispettino legalità e trasparenza, soprattutto per rispetto dei cittadini che pagano le tasse e delle regole imposte alla comunità.
E, in conclusione, dedica anche un passaggio al sostegno del popolo iraniano e ai giovani che, sottolinea, stanno combattendo per la libertà del proprio Paese, meritando “un grande rispetto” e supporto.
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