Cabina di regia e 1,6 milioni di turisti: Trieste prepara svolta tra vivibilità e nuove regole (VIDEO)

Cabina di regia e 1,6 milioni di turisti: Trieste prepara svolta tra vivibilità e nuove regole (VIDEO)

Ha partecipato alla diretta di Trieste Cafe Maurizio Giudici, presidente di Federalberghi Trieste, portando sul tavolo una parola che ormai ricorre con insistenza ogni volta che si parla di flussi, numeri e trasformazioni urbane: regia. Non una formula da convegno, non un’etichetta da mettere in copertina, ma una necessità che, secondo Giudici, nasce dal punto in cui Trieste è arrivata. E il punto è chiaro: la crescita turistica è diventata un fatto strutturale, visibile, misurabile, spesso perfino “ingombrante” nelle sue conseguenze.

Trieste, dice Giudici, non è più una città che “ospita” turismo. È una città che lo produce, lo subisce, lo metabolizza e, se non lo governa, rischia di farsene travolgere.

I numeri che cambiano il gioco: “siamo a 1.600.000 presenze”

Il primo elemento della riflessione è quantitativo, ma non per fare scena: i numeri sono la premessa per ogni decisione. Giudici parla di presenze ormai rilevanti, fino a citare un valore che fotografa la nuova dimensione del fenomeno: 1.600.000 presenze, con una crescita definita “molto veloce”. È qui che entra in campo il concetto di cabina di regia, perché per Federalberghi il turismo non è più gestibile con interventi sparsi o soluzioni improvvisate.

Quando i numeri crescono, crescono anche i bisogni: gestione dei flussi, infrastrutture, servizi, equilibrio tra ospitalità e vita cittadina. E soprattutto cresce una domanda: chi coordina tutto questo?

Regia o cambio di passo? Il concetto chiave è “fare sistema”

Giudici insiste su un passaggio preciso: forse non serve chiamarla cabina di regia in senso stretto, ma serve sicuramente un cambio di passo. Il punto non è creare un organismo pesante: il punto è coordinare. Perché il turismo, nella sua visione, è un sistema complesso, fatto da molti attori, e l’efficacia di una destinazione si misura nella capacità di farli lavorare insieme.

Trieste, in questo racconto, non è solo una somma di alberghi, bar e attrazioni. È una macchina urbana che funziona davvero solo quando tutte le parti si parlano. E la cabina di regia nasce come risposta a questo bisogno.

Il turismo come carburante economico: “aria frizzante, locali pieni, investimenti”

Il turismo, per Giudici, ha già cambiato la città. Non solo nei weekend affollati, ma nella dinamica economica quotidiana. Ne parla con parole che rendono l’atmosfera: “un’aria molto frizzante”. Nuovi locali che aprono, cambi di gestione, gruppi che arrivano, benefici anche per i negozi. E, ovviamente, per gli alberghi.

Qui si vede la linea Trieste Cafe: il turismo non è una cartolina. È economia, occupazione, investimenti. Ed è anche competizione: se la città sbaglia strategia, la domanda può spostarsi altrove.

Alberghi e nuove camere: Trieste cresce anche sul fronte ricettivo

Tra gli elementi più concreti citati in diretta c’è la crescita dell’offerta alberghiera. Giudici parla di numeri importanti in arrivo: nel secondo semestre 2026 si prevede l’ingresso di nuove camere, circa 226/230 camere nuove in quattro stelle, con altri investimenti già in programma.

Questo dettaglio, pronunciato senza effetti speciali, è in realtà un segnale potente: se crescono le camere, cresce l’aspettativa di flussi continuativi. E quando aumentano gli investimenti privati, la città deve essere all’altezza sul piano pubblico, logistico, urbanistico e di visione.

L’accordo sull’imposta di soggiorno: aumento del 50% “in controtendenza”

Uno dei punti più sensibili è quello economico. Giudici spiega che Federalberghi ha condiviso con l’amministrazione comunale un passaggio che non è banale: aumento del 50% dell’imposta di soggiorno, scelta “in controtendenza” rispetto a ciò che avveniva sul piano nazionale, dove spesso si chiede una contrazione del peso fiscale.

Qui la logica è dichiarata: aumentare non per fare cassa generica, ma per investire in una struttura capace di organizzare e coordinare. In altre parole: alzare la tassa, ma con l’obiettivo di costruire un “motore” di programmazione.

Università e studio sociologico: “serve una lettura chiara dello status quo”

La cabina di regia, però, non può basarsi su sensazioni. Giudici lega l’idea al lavoro scientifico. Spiega che è stato coinvolto l’Ateneo triestino in un percorso che dovrebbe entrare nel vivo ai primi di febbraio, con un gruppo di ricerca e uno studio mirato.

Il focus è doppio: impatto sociologico del turismo e impatto economico dell’indotto, diretto e indiretto. Tradotto: capire cosa porta, cosa crea, ma anche cosa rompe o rischia di rompere. Perché il turismo non è solo valore: è anche frizione.

Programmare 3-5 anni: “senza programmazione falliamo le imprese”

Il passaggio più netto, quasi definitivo, è quello sulla programmazione. Giudici lo dice senza girarci attorno: un imprenditore vive sulla programmazione e, senza, si può arrivare al fallimento. E questo vale anche per il turismo.

L’orizzonte che propone è chiaro: tre/cinque anni, perché senza un percorso credibile e condiviso non si può chiedere al sistema economico di investire, adattarsi e crescere.

La convivenza come equilibrio: autenticità e vivibilità

C’è un cuore culturale nel discorso. Giudici mette insieme due esigenze: il turista che cerca autenticità e il cittadino che pretende vivibilità. Il turista non vuole città “fatte per turisti”. Vuole vivere Trieste vera: cosmopolita, culturale, enogastronomica, concreta.

E qui nasce l’alchimia: gestire il turismo non significa spegnere la città o svenderla. Significa mantenere l’identità mentre si accoglie. Ed è su questo equilibrio che si giocherà la credibilità della cabina di regia.

“Non un tavolo tecnico, ma un acceleratore”

Sollecitato da Luca Marsi con una provocazione, Giudici chiarisce la sua idea di cabina di regia: non un altro tavolo che rallenta, ma una struttura snella, capace di accelerare. Perché i mercati turistici corrono e la velocità dell’espansione rischia di superare la capacità di risposta della pubblica amministrazione.

La cabina di regia, quindi, non sarebbe un doppione. Sarebbe uno strumento operativo, legato alla comunicazione, alla promo-commercializzazione e alla gestione rapida di situazioni.

Eventi sì, ma con struttura: “prima ossatura, poi concerti e Barcolane”

Giudici non nega il valore degli eventi, ma chiede ordine: prima si consolida l’organizzazione e si governa ciò che già c’è, poi si costruisce la grande agenda. E insiste su un punto: Trieste non può essere raccontata solo come Piazza Unità, Ponte Curto e Miramare. Se si concentra tutto lì, nasce la sensazione di overtourism.

E quindi la proposta è di ridisegnare la destinazione: da Duino a Muggia, includendo l’altipiano carsico, collocandosi nel contesto più ampio dell’Alpe Adria. È una visione territoriale: diluire, distribuire, valorizzare.

Il nodo giovani: spazio sì, ma dentro un progetto serio

Sul tema giovani, Giudici apre con realismo. Sì, i giovani hanno spazio, fanno parte del segmento turistico e sono protagonisti. Ma prima serve una base: gestione flussi, programmazione, convivenza.

Cita anche una distorsione evidente: l’Università ha alti tassi di occupazione per alcune facoltà, ma si registrano difficoltà a trovare alloggi in città. Anche questo è un effetto del turismo quando manca una programmazione. È il lato meno glamour dell’espansione, ma è reale.

E sul tema spazi per giovani, racconta un vuoto: mancano luoghi appropriati, mancano le “vecchie discoteche”, cambiate in bar, con problemi anche di convivenza e pubblica sicurezza. Una città turistica deve saper offrire anche questo, senza improvvisare.

La sintesi: “prendiamo la strada giusta”

Il tono finale di Giudici è netto ma non polemico. Non punta il dito: riconosce il lavoro fatto fino a oggi e dice che proprio grazie a quel lavoro oggi c’è l’opportunità di riprogrammare.

La cabina di regia, in questa chiave, diventa la parola-chiave della fase due: quella in cui Trieste smette di crescere “per inerzia” e comincia a crescere “per decisione”.

DI SEGUITO IL VIDEO

RIPRODUZIONE RISERVATA

Guarda il video

IL VIDEO