Trieste e il Carlismo: il libro “La boina e l’alabarda” svela le memorie spagnole in città

Trieste è una città carica di memorie e relazioni storiche profonde con i grandi movimenti politici e culturali europei. In questo solco si inserisce La boina e l’alabarda. Trieste e il Carlismo (Edizioni Solfanelli, 2025), il nuovo saggio di Francesco Maurizio Di Giovine che ricostruisce i rapporti tra Trieste e il movimento tradizionalista ispanico del Carlismo dall’Ottocento fino al Duemila.
Trieste custodisce alcune delle testimonianze più intense e durature del Carlismo, il movimento tradizionalista spagnolo che nel XIX secolo difese i principi di monarchia legittimista, cattolicesimo e foralismo contro il liberalismo. Un nuovo volume, “La boina e l’alabarda. Trieste e il Carlismo” di Francesco Maurizio Di Giovine (Edizioni Solfanelli, 2025), ricostruisce proprio questo legame storico poco noto, dal 1848 – anno dell’arrivo in città di Carlo V di Borbone – fino al 2009, centenario della morte e sepoltura a Trieste di Carlo VII. Al centro del saggio c’è il lungo esilio triestino della dinastia carlista. Dopo la sconfitta nella prima guerra carlista e l’“abbraccio di Vergara” del 1839, il pretendente Don Carlos (divenuto Carlo V) si stabilì a Trieste con la corte, trovando rifugio in un palazzo di via del Lazzaretto Vecchio (oggi Palazzo Gossleth-Borbone). Qui visse fino alla morte, avvenuta il 10 marzo 1855, e qui riposano le sue spoglie – insieme a quelle di altri membri della famiglia reale, tra cui Carlo VI, Giovanni III, Carlo VII e consorti – nella Cappella di San Carlo Borromeo della cattedrale di San Giusto Martire. Queste tombe reali, con lapidi in latino e oggetti liturgici legati alla dinastia (come casule ricamate con armi borboniche), hanno fatto definire il luogo da alcuni studiosi “l’Escorial dell’esilio”: un parallelo suggestivo con il grande monastero reale spagnolo di El Escorial, ma trasposto in terra asburgica come ultimo baluardo di una linea dinastica in esilio.
Il libro esplora non solo gli aspetti sepolcrali e residenziali, ma anche i legami sociali, culturali e politici che unirono Trieste all’ideale carlista: la città, porto multietnico dell’Impero austro-ungarico, offrì un ambiente accogliente a nobili esuli e divenne per generazioni un punto di riferimento per il movimento tradizionalista spagnolo. La presentazione del volume si terrà martedì 10 marzo alle ore 17.00, nella Sala conferenze al II piano della Biblioteca Civica “Attilio Hortis” (via Madonna del Mare 13, Trieste). Dopo l’introduzione di Gabriella Norio, l’autore Francesco Maurizio Di Giovine dialogherà con don Samuele Cecotti e l’avvocato Rudi Di Marco, approfondendo i temi principali del saggio e le implicazioni storiografiche del Carlismo nel contesto triestino.
Ingresso libero fino a esaurimento posti. Un’occasione per scoprire un capitolo affascinante e marginale della storia locale: quello di una città che, lontana dalla Spagna, accolse e conservò per oltre un secolo le speranze, le reliquie e le memorie di una dinastia in lotta per la tradizione.
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