sabato 8 agosto 2026
Breaking
Trieste, bolletta del gas schizzata del 53% in un anno Burro e formaggi venduti come “friulani”, sanzione da 67mila euro a un’azienda lattiero-casearia Olimpia, il cane che ha unito il Friuli Venezia Giulia: dopo oltre un anno finalmente una nuova vita Economia, Trieste accelera: Pil stimato in crescita dell’1,1% nel 2026, SI VOLAAA Investito in via dell’Istria, la famiglia «Abbiamo saputo del ricovero solo dopo cinque ore» Trieste, il Pd su StarTech: «Non possiamo perdere 320 posti di lavoro e un patrimonio di competenze» Velocità sotto controllo a Trieste: ecco dove saranno gli amati telelaser nella settimana di Ferragosto Trieste protagonista degli investimenti universitari: quasi 98 milioni di euro all’Ateneo Marcinelle, Cisint: «Il lavoro deve essere sempre rispettato e protetto» Trieste, Azione sul Tram di Opicina: «È un simbolo che la città non può cedere» Trieste, furto nell’orto: «Mi hanno portato via zucche e pomodori, ci avevo messo l’anima» Sicurezza, Renzi: "Rischio estremismo islamico in Italia ma non viene da Ceuta" Conte su Covid, "Ho pensato se mi contagio muoio anch'io" Perché i triestini amano Barcola tutto l'anno Trieste, il sogno di un cittadino: «E se piazza Unità diventasse così nelle giornate più calde?» Trieste, bolletta del gas schizzata del 53% in un anno Burro e formaggi venduti come “friulani”, sanzione da 67mila euro a un’azienda lattiero-casearia Olimpia, il cane che ha unito il Friuli Venezia Giulia: dopo oltre un anno finalmente una nuova vita Economia, Trieste accelera: Pil stimato in crescita dell’1,1% nel 2026, SI VOLAAA Investito in via dell’Istria, la famiglia «Abbiamo saputo del ricovero solo dopo cinque ore» Trieste, il Pd su StarTech: «Non possiamo perdere 320 posti di lavoro e un patrimonio di competenze» Velocità sotto controllo a Trieste: ecco dove saranno gli amati telelaser nella settimana di Ferragosto Trieste protagonista degli investimenti universitari: quasi 98 milioni di euro all’Ateneo Marcinelle, Cisint: «Il lavoro deve essere sempre rispettato e protetto» Trieste, Azione sul Tram di Opicina: «È un simbolo che la città non può cedere» Trieste, furto nell’orto: «Mi hanno portato via zucche e pomodori, ci avevo messo l’anima» Sicurezza, Renzi: "Rischio estremismo islamico in Italia ma non viene da Ceuta" Conte su Covid, "Ho pensato se mi contagio muoio anch'io" Perché i triestini amano Barcola tutto l'anno Trieste, il sogno di un cittadino: «E se piazza Unità diventasse così nelle giornate più calde?»
Eventi

Gli alberi-simbolo di San Martino del Carso in mostra insieme a Gorizia, al Museo della Grande Guerra

Luca Marsi·

Sono stati separati per oltre cent’anni e ora che finalmente si sono ritrovati ritornano insieme nelle loro terre d’origine, dove tutto ebbe inizio. Sono i due alberi simbolo di quello che fu il primo conflitto mondiale nelle martoriate terre di San Martino del Carso, l’Albero Isolato di Valloncello, che ispirò i celebri versi di Giuseppe Ungaretti, e l’Albero Storto, che diede nome a un’importante e pericolosa trincea che si trovava nel Bosco Cappuccio, sulla strada che da Sdraussina porta a San Martino del Carso. Grazie a un’operazione del Gruppo speleologico carsico di San Martino  e ad alcune preziose collaborazioni internazionali i due alberi simbolo di sofferenza e di resistenza, che all’epoca furono tagliati dalle truppe ungheresi e trasportati in madrepatria con gli onori dovuti alle reliquie, sono stati rintracciati e recentemente riuniti in una mostra itinerante, intitolata “Gli Alberi di San Martino del Carso”. Dopo una prima tappa al Museo della Fortezza di Oradea, in Transilvania, e una seconda al Museo nazionale di storia militare di Budapest, l’esposizione torna ora in patria e verrà ospitata, grazie alla collaborazione con il Servizio Musei e Archivi storici dell’ERPAC – Ente regionale per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia, nelle sale espositive del Museo della Grande Guerra di Gorizia (Borgo Castello 13) dal 30 giugno al 16 settembre 2018, con inaugurazione venerdì 29 giugno alle 18.  I due alberi simbolo della lotta sul fronte di San Martino del Carso - finora custoditi al Mòra Fenec Muzeum di Szeged (Albero Isolato) e al Muzeul Banatului di Timișoara (Alberto Storto) -, sono entrambi tronchi di gelso, testimoni silenti di un paesaggio sconvolto giorno dopo giorno dai colpi d’artiglieria, che non risparmiavano né l’uomo né la natura circostante. Furono simboli condivisi dai soldati italiani e ungheresi che si affrontarono su quello che lo stesso Ungaretti avrebbe definito molti anni dopo un “Carso di terrore”. Sia l’Albero Isolato, che sorgeva nei pressi dell’antica chiesa di San Martino, sia l’Albero Storto, in tempo di pace erano stati piante generose, che non fornivano soltanto dolci frutti, ma anche, alle famiglie contadine, la possibilità di integrare i magri redditi con la gelsibachicoltura domestica. Dell’Albero Isolato scrisse anche l’Arciduca Giuseppe, comandante del VII Corpo d’armata: “Vicino la chiesa, ridotta ad un rudere, sulla quota 197 sorge l’albero morente dei soldati del 46°. Si trova non lontano dietro la linea e viene usato come orientamento per i contrattacchi. Numerosi proiettili italiani e nostri lo hanno trapassato, parecchie granate hanno lacerato il misero tronco ormai in fin di vita. […] Un sentimento doloroso mi assale ogni volta che vedo questo albero mutilato, ritto in mezzo al desolato cumulo di rovine e frammenti di pietra. Una stretta gelida scende nel cuore con una domanda angosciosa: “Forse sei il simbolo della nostra sorte, tu povero alberello?”” L’esposizione dei due alberi simbolo è accompagnata da pannelli didattici relativi alla Grande Guerra, ma anche da una nota gentile, una serie di cartoline scritte da Doberdò, e altre località di guerra, da un tenente ungherese, László Szüts, alla sua fidanzata e poi moglie Maria Várad, tra aprile 1917 e settembre 1918. La particolarità che differenzia questi biglietti dalla grande mole di corrispondenza intercorsa all’epoca è il fatto che sono corredati da mazzolini di fiori essiccati, colti accanto alle trincee o in mezzo a paesi diroccati. Ottimamente conservati, molti di questi fiori hanno addirittura preservato le cromie originali. Testimoni di una storia d’amore a lieto fine, nonostante la guerra e l’epidemia di Spagnola, questi fiori sono una testimonianza toccante della resistenza della natura alla barbarie umana, oltre che della resistenza umana alla violenza indicibile della guerra. La mostra sarà visitabile tutti i giorni tranne il lunedì dalle 9 alle 19.

Articoli correlati

Aperte le iscrizioni per Barcolana Nuota powered by HondaEventi

Aperte le iscrizioni per Barcolana Nuota powered by Honda

Aprono oggi, venerdì 7 agosto, le iscrizioni a Barcolana Nuota powered by Honda – Trofeo Luca Giustolisi, la gara in acque libere che si svolgerà domenica 4 ottobre nel primo fine settimana di Barcolana58 presented by Generali. Organizzata

redazione·7 ago 2026·3 min