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Cronaca

Vaccino, il presidente della Corte Costituzionale avverte: "Se provoca danni lo Stato deve risarcire"

Luca Marsi·
Il neo presidente della Corte Costituzionale, Giancarlo Coraggio, nel corso di un'intervista realizzata da Giovanni Floris, è intervenuto in merito alla possibilità di eventuali danni del vaccino. «Il Pubblico deve garantire che il vaccino non fa male. Se dovesse invece accadere che, per qualsiasi ragione, si verifichino danni a chi accetta di fare il vaccino c'è la responsabilità dello Stato. Responsabilità che si traduce nel dovere di risarcire il danno subito. Non soltanto per i vaccini obbligatori, o comunque per i trattamenti sanitari obbligatori, ma anche per quelli fortemente consigliati: e questo si legge in una pronuncia della Corte Costituzionale», ha spiegato Coraggio che, rispetto all'obbligo del vaccino evidenzia: «In linea di principio la nostra Costituzione prevede la possibilità di trattamento sanitario obbligatorio ma è una scelta che incide fortemente sulla libertà individuale dei cittadini. Una scelta - prosegue il presidente - che indubbiamente ha una componente di discrezionalità politica, ma il politico, sia esso il legislatore o altri, non può prescindere dai dati epidemiologici, dalla efficacia del vaccino, dalla mancanza di rischi dell'utilizzo del vaccino, e quindi non può prescindere dal parere delle autorità sanitarie competenti. Come ogni decisione politica c'è una parte di discrezionalità ma la discrezionalità è controllabile. Deve rispondere a criteri di ragionevolezza». Giancarlo Coraggio ha poi concluso osservando che il criterio base per decidere le categorie da vaccinare con priorità «è quello indicato dall'articolo 2: cioè il criterio della solidarietà. La solidarietà sociale tra i cittadini è il principio cardine del nostro sistema Costituzionale. Solidarietà nei confronti di coloro che sono in prima linea, quindi medici, operatori sanitari, docenti, dei più deboli e dei più fragili, nei confronti di tutti che coloro che sono, per qualsiasi ragione, obbligati ad una convivenza, si pensi alle RSA e alle carceri. Quindi a chi ne ha più bisogno».

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