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Cronaca

Uno studio rivela: il rischio insolvenza degli alberghi d’Italia aumenta del 77%

Luca Marsi·

Il settore alberghiero triveneto è tra i più colpiti dall’attuale emergenza Covid-19. L’Organizzazione Mondiale del Turismo, prima dell’emergenza, aveva previsto una crescita degli arrivi turistici internazionali in Italia del +5,7% per il 2020. Ora, con la diffusione dell’emergenza Covid si aprono degli scenari particolarmente negativi, nonostante la struttura, le performance e le previsioni per questo settore fossero positive per tutto  il 2020.

Un settore fiorente, ora azzoppato
La società di consulenza trevigiana Zara&Partners ha analizzato i bilanci di  804 società di capitali attive nel settore alberghiero, (67 in Friuli Venezia Giulia, 315 in Trentino Alto Adige e 422 in Veneto) con un fatturato tra 1 e 5 milioni di euro. Dall’analisi delle principali voci economiche di queste imprese si sono ipotizzati tre scenari per il periodo 2020-2021:
(I) scenario pessimistico, in cui si ipotizza una diminuzione dei ricavi del 70% nel 2020 e del 30% nel 2021;
(II) scenario bilanciato, in cui si ipotizza una diminuzione dei ricavi del 50% nel 2020 e del 15% nel 2021;
(III) scenario ottimistico, in cui si ipotizza una diminuzione dei ricavi del 30% nel 2020 e una situazione stabile nel 2021.

“Domani per il settore dell’ospitalità è di fatto il primo marzo 2021 - dichiara Federico Capraro Vice presidente Federalberghi Veneto - Siamo pertanto obbligati ad una serie di valutazioni solo a lunga scadenza. Non ci sono infatti le condizioni per ipotizzare un fortunoso scampato pericolo con soluzioni estemporanee. E’ necessaria un’approfondita e competente analisi dei propri numeri e degli aspetti giuridici, economici e finanziari che vincolano la prospettica positiva proiezione delle nostre imprese sul mercato turistico del prossimo futuro. Non c’è spazio per l’improvvisazione. “Si può sconfiggere questa pandemia sanitaria solo attenendosi strettamente alle regole imposte, alle stesso modo si può vincere l’epidemia economica in corso solo con la più attenta pianificazione delle diverse migliori soluzioni tecniche da adottare“.

Dare priorità alla sostenibilità finanziaria
Un aspetto rilevante è quello relativo alla sostenibilità finanziaria delle società attive nel settore dell’hotellerie. Sul fronte dell’insolvenza, nel caso si verificasse lo scenario peggiore (la riduzione del 70% dei ricavi nell’anno 2020 e del 30% nel 2021), il rischio default delle strutture cresce del 77%, rispetto al periodo ante Emergenza Covid-19.

“Le forti dotazioni patrimoniali del settore alberghiero, che vedono a livello aggregato un patrimonio netto pari a € 4,77 miliardi secondo i bilanci del 2018 - osserva il commercialista Massimo Zara fondatore di Zara&Partners - consentono di assorbire tutte le perdite a livello patrimoniale. Ma le difficoltà sono sul fronte finanziario dove sarà necessario adottare tutte le misure di manovra finanziaria ipotizzabili, dalla rimodulazione dei piani di ammortamento originari all’erogazione di nuova finanza, oltre alla rateazione tributaria e previdenziale ed al contenimento degli investimenti al fine di ridurre, quantomeno nel brevissimo termine, i flussi di cassa in uscita”.

 

Per dare immediato ossigeno agli albergatori sono tre le soluzioni da attuare immediatamente:
(I) L’erogazione di 
nuova finanza a supporto della liquidità aziendale, prevista dal “Decreto Conte”;
(II) La 
ristrutturazione delle linee a medio/lungo termine mediante la rivisitazione dei piani di ammortamento originari attraverso le moratorie che prevedono l’interruzione dei rimborsi sino al 30 settembre 2020);
(III) L’
ulteriore ristrutturazione delle linee a medio/lungo termine mediante la negoziazione diretta con l’Istituto di Credito erogante negoziando un nuovo piano di ammortamento che preveda ulteriori sospensioni della rata capitale per alcuni mesi/anni, rate di mutuo crescenti e slittamento del rimborso del capitale a fine periodo.

 

Cosa possono fare gli albergatori non proprietari dell’immobile

Molti albergatori pur vedendo drasticamente calato il proprio “giro d’affari” a causa delle disdette da parte della propria clientela, qualora non siano proprietari dell’immobile in cui esercitano l’attività o addirittura non siano proprietari dell’azienda, sono chiamati ad adempiere, tra le altre cose, anche ai contratti di locazione commerciale o di affitto d’azienda onorando le relative obbligazioni pattuite.

“L’albergatore non resta privo di mezzi - osserva l’avvocato Rolf Trevisan partner dello Studio Legale SLC - perché, anche se nel contratto non ci sono clausole da attivare per chiedere una riduzione del canone in questa specifica situazione, l’albergatore può utilmente invocare uno degli istituti previsti dal nostro codice civile: l’eccessiva onerosità sopravvenuta ovvero l’impossibilità temporanea (“di utilizzo”) della prestazione. Tali soluzioni possono dunque rappresentare dei rimedi generali apprestati dall’ordinamento a prescindere da quale sia il regolamento contrattuale scelto dalle parti, che comunque dovrà essere tenuto in debita considerazione”.

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