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Politica

Centro-sinistra, Ukmar attacca su candidato sindaco: «4 gatti spelacchiati vorrebbero decidere»

redazione·
Centro-sinistra, Ukmar attacca su candidato sindaco: «4 gatti spelacchiati vorrebbero decidere»

La scelta del candidato sindaco del centrosinistra a Trieste accende il confronto politico. A intervenire con parole particolarmente dure è il consigliere comunale Stefano Ukmar, che attraverso un post pubblicato su Facebook contesta le modalità con cui si starebbe arrivando all'individuazione del candidato, richiamando apertamente i principi della democrazia interna e le disposizioni dello statuto del Partito Democratico.

Una presa di posizione netta, nella quale Ukmar non risparmia critiche a chi vorrebbe decidere il nome del candidato senza ricorrere alle primarie di coalizione. Il consigliere, che ricorda di aver lasciato il Pd per divergenze sulla politica internazionale, arriva a dichiararsi soddisfatto della propria scelta proprio alla luce di quanto sta accadendo nella politica triestina.

«Le primarie erano l'essenza del Pd»: l'affondo di Ukmar

Il consigliere comunale apre il proprio intervento con una riflessione che mette direttamente in discussione la coerenza del Partito Democratico rispetto ai principi che ne hanno caratterizzato l'identità politica.

«Le primarie sono, evidentemente erano... l'essenza del PD. Nel caso specifico rinnegare se stessi significa tradire gli elettori triestini».

Parole che pongono al centro del confronto il rapporto tra il partito e il proprio elettorato, con una critica rivolta alla possibilità che una decisione politicamente rilevante come la scelta del candidato sindaco venga assunta senza una consultazione diretta.

Per Ukmar, il ricorso alle primarie rappresenta un elemento fondamentale della partecipazione democratica, soprattutto quando si tratta di individuare una figura destinata a rappresentare un'intera coalizione alle elezioni amministrative.

«Quattro gatti spelacchiati senza nome vorrebbero decidere a nome della coalizione»

È però nel passaggio successivo che la polemica assume toni ancora più accesi.

Ukmar ricorda innanzitutto le ragioni del proprio allontanamento dal Partito Democratico, collegandole alle vicende politiche cittadine.

«Sono uscito dal Pd per questioni di politica internazionale, ma devo dire che stando a quanto accade a Trieste con la vicenda del candidato sindaco sono proprio contento di averlo fatto».

Una dichiarazione che evidenzia la distanza politica maturata dal consigliere nei confronti del partito.

Subito dopo arriva l'affondo più diretto.

«Quattro gatti spelacchiati senza nome vorrebbero decidere a nome della coalizione. Ma quando mai.... ?».

Un'espressione particolarmente polemica, con la quale Ukmar contesta quella che considera una scelta affidata a un numero ristretto di persone anziché a un percorso di partecipazione più ampio.

Il riferimento alla coalizione è significativo: la questione, secondo il ragionamento del consigliere, non riguarderebbe soltanto gli equilibri interni del Partito Democratico, ma il metodo attraverso il quale tutte le componenti del centrosinistra dovrebbero arrivare alla designazione del candidato sindaco.

Lo statuto del Pd diventa il cuore della contestazione

La presa di posizione di Stefano Ukmar non si limita a una critica politica. Il consigliere comunale sceglie infatti di accompagnare il proprio intervento con precisi riferimenti allo statuto del Partito Democratico, richiamando le disposizioni che disciplinano la partecipazione degli iscritti e degli elettori alle decisioni fondamentali.

Il primo riferimento riguarda l'articolo 1, comma 5, dedicato ai principi della democrazia interna.

«Il Partito Democratico affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e di tutti i suoi elettori le decisioni fondamentali che riguardano l'indirizzo politico, l'elezione delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali».

Un passaggio che Ukmar utilizza per sottolineare la centralità del coinvolgimento degli elettori nelle scelte politiche più importanti.

La citazione assume un significato preciso nel contesto delle prossime elezioni comunali di Trieste, dove l'individuazione del candidato sindaco rappresenta un passaggio decisivo nella costruzione della proposta politica del centrosinistra.

L'articolo 24: «I candidati sindaco vengono scelti attraverso le primarie di coalizione»

Ancora più diretto il secondo riferimento statutario riportato dal consigliere comunale.

Ukmar richiama infatti l'articolo 24, comma 1, relativo alle elezioni primarie per le cariche monocratiche istituzionali.

«I candidati alla carica di Sindaco e Presidente di Regione vengono scelti attraverso il ricorso alle primarie di coalizione».

È proprio questa disposizione a rappresentare uno degli elementi centrali della contestazione.

Il consigliere richiama una regola che attribuisce alle primarie di coalizione un ruolo nella scelta dei candidati alle principali cariche istituzionali.

Nel suo intervento, tuttavia, non vengono approfondite eventuali eccezioni o ulteriori disposizioni regolamentari che potrebbero incidere sulle modalità di selezione.

Rimane quindi una critica di natura politica e statutaria, con la quale Ukmar chiede implicitamente coerenza rispetto ai principi di partecipazione richiamati.

La scelta del candidato sindaco diventa una questione di democrazia interna

La polemica sollevata da Stefano Ukmar porta il confronto su un terreno che va oltre il nome del candidato sindaco.

Al centro delle sue dichiarazioni c'è infatti una questione più generale: chi debba avere il diritto di scegliere la figura destinata a rappresentare il centrosinistra alle elezioni comunali di Trieste.

Da una parte vi è il ruolo degli organismi dirigenti e delle forze politiche che compongono la coalizione; dall'altra quello degli elettori, che attraverso le primarie possono esprimere direttamente una preferenza.

È su questo secondo elemento che Ukmar concentra il proprio intervento, arrivando a parlare di tradimento degli elettori triestini qualora venisse abbandonato un principio che considera parte essenziale dell'identità del Partito Democratico.

La sua critica, dunque, non si traduce in una valutazione delle qualità dei possibili candidati, ma si concentra sul metodo della selezione e sulla legittimazione democratica della scelta.

Trieste verso le comunali, il confronto sulle primarie resta aperto

L'intervento del consigliere comunale aggiunge un nuovo elemento al dibattito politico in vista delle prossime elezioni amministrative.

La scelta del candidato sindaco rappresenta infatti un passaggio fondamentale per definire gli equilibri della coalizione, ma anche per stabilire quale rapporto costruire con gli elettori chiamati successivamente a esprimersi alle urne.

Le dichiarazioni di Ukmar riportano così al centro dell'attenzione il tema delle regole interne e della partecipazione, con una critica esplicita nei confronti di un percorso decisionale che, a suo giudizio, rischierebbe di allontanarsi dai principi fondativi del Pd.

A rendere particolarmente incisiva la sua presa di posizione è anche la circostanza che provenga da un consigliere comunale che dichiara di aver già lasciato il partito, ma che continua a richiamarne pubblicamente lo statuto.

Il messaggio politico è chiaro: la scelta del candidato sindaco non dovrebbe prescindere dal coinvolgimento degli elettori, secondo il principio delle primarie rivendicato da Ukmar.

E a sintetizzare il tono della polemica rimane soprattutto una delle sue affermazioni più dure:

«Nel caso specifico rinnegare se stessi significa tradire gli elettori triestini».

Una frase che concentra il significato della contestazione e rilancia il confronto sul futuro del centrosinistra a Trieste.

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