venerdì 7 agosto 2026
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Cronaca

Trieste, un’anima invisibile tra le vie del centro: la solitudine di chi non ha più un posto nel mondo

Luca Marsi·
Trieste, un’anima invisibile tra le vie del centro: la solitudine di chi non ha più un posto nel mondo

C’è chi si ferma per un caffè, chi passeggia con gli amici, chi si gode il sole che scalda piazza Ponterosso. E poi c’è chi rimane nell’ombra, ai margini, silenzioso, dimenticato.

Questa mattina, nel cuore di Trieste, un’immagine ha spezzato il flusso di chi va di fretta: una donna, sola, accasciata sul marciapiede, le borse accanto a sé, forse tutto ciò che possiede. Un cappuccio tirato su per ripararsi dal freddo, lo sguardo perso, il corpo abbandonato alla stanchezza e alla vita che, giorno dopo giorno, l’ha portata lì.

La città scorre veloce intorno a lei. Alcuni passanti la guardano con curiosità, altri abbassano lo sguardo. Qualcuno accelera il passo. La città va avanti, ma lei rimane lì, come un'ombra tra la folla.

Vite spezzate, storie dimenticate

Non conosciamo il suo nome, non sappiamo chi fosse prima di trovarsi in questa condizione. Forse un tempo aveva una casa, una famiglia, qualcuno che la aspettava la sera. Forse aveva sogni, speranze, un lavoro, un amore, una vita che sembrava normale fino a quando, un giorno dopo l’altro, le cose sono cambiate.

Non è solo una foto: è la storia di chi vive ai margini, di chi non ha più nulla, nemmeno uno sguardo da chi passa accanto.

Forse questa donna ha cercato aiuto. Forse ha bussato a qualche porta che non si è aperta. Forse ha incrociato occhi che hanno scelto di guardare altrove. E così, giorno dopo giorno, la solitudine è diventata la sua compagna di viaggio.

Ma c’è una domanda che resta sospesa nell’aria: com’è possibile che qualcuno finisca così? E, ancora più urgente: com’è possibile che nessuno se ne occupi?

Trieste, città che accoglie o che esclude?

La nostra città è sempre più meta di turisti, con piazze animate, ristoranti pieni, negozi affollati. Si parla di crescita, di sviluppo, di eventi, di turismo in espansione. Ma chi si occupa di chi è rimasto indietro?

C’è chi commenta con parole dure, chi parla di “degrado”, chi dice che queste immagini rovinano la bellezza di Trieste. Ma il vero degrado non è forse lasciare che una persona dorma per strada, senza aiuto, senza una speranza?

Non basta spazzare via le persone senza tetto come se fossero un problema da nascondere. Non sono fantasmi. Non sono numeri. Sono persone.

Questa donna è uno specchio della nostra società, una domanda scomoda alla quale non possiamo sfuggire. Cosa facciamo per chi ha perso tutto? Siamo ancora capaci di tendere una mano?

E non basta dire: “ci sono i servizi sociali”. Perché non è sempre così semplice. Perché a volte i problemi sono più profondi di quello che si vede. Perché dietro ogni persona in difficoltà c’è una storia di fragilità, di paura, di disperazione. E nessuno sceglie di dormire su un marciapiede, nessuno sogna di diventare invisibile.

Un appello al cuore di Trieste

Non servono grandi gesti, a volte basta poco: un pasto caldo, una parola di conforto, un aiuto per trovare un riparo. Le associazioni di volontariato ci sono, ma hanno bisogno del sostegno di tutti.

Perché la vera bellezza di una città non si misura solo dai suoi palazzi, dalle sue piazze o dalle sue attrazioni turistiche, ma dalla capacità dei suoi cittadini di non voltarsi dall’altra parte.

Non ignoriamo queste immagini. Non lasciamo che queste vite si dissolvano nel nulla.

Diamo un senso alle parole solidarietà, dignità, umanità. Perché oggi è lei. Ma domani potrebbe essere chiunque di noi.

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