Trieste, Canciani: «No ai fuochi, no ai droni, no ai concerti: così poi si dice che non si fa niente»

Fuochi d’artificio troppo rumorosi, droni troppo costosi, concerti capaci di creare disagio, spettacoli considerati una spesa evitabile. E poi, quando gli eventi diminuiscono, arriva puntuale la critica opposta: a Trieste non si fa mai niente.
È su questa contraddizione che interviene Monica Canciani, con una riflessione ironica ma molto netta sul clima di polemica che spesso accompagna l’organizzazione degli appuntamenti cittadini.
«No ai fuochi, no ai droni, no ai concerti»
Canciani mette in fila una serie di obiezioni che, nel dibattito cittadino, sembrano presentarsi ogni volta che viene proposta un’iniziativa pubblica.
«No ai fuochi d’artificio perché fanno rumore, no ai droni perché costano, no ai concerti perché creano disagio, no a spettacoli perché è meglio destinare i soldi ad altro», osserva.
Un elenco che restituisce l’immagine di una città nella quale ogni scelta sembra destinata a scontentare qualcuno.
Il paradosso: poi si protesta perché a Trieste non succede nulla
Il punto centrale arriva subito dopo.
Secondo Canciani, anche provando ad accogliere tutte queste richieste si finirebbe comunque per generare nuove proteste.
«Se poi accontenti i “no”, gli altri dicono che a Trieste non si fa niente», sottolinea.
Un paradosso semplice ma efficace: da una parte chi considera gli eventi troppo rumorosi, costosi o invasivi, dall’altra chi vorrebbe una città più viva, con più spettacoli, concerti e occasioni di aggregazione.
«Che barba con ste polemiche!»
Canciani chiude quindi con una battuta che sintetizza perfettamente il tono del suo intervento:
«Che barba, che noi con ste polemiche!».
Una frase che fotografa la stanchezza nei confronti di un dibattito che rischia di diventare ripetitivo e di trasformare qualunque appuntamento cittadino in terreno di scontro.
Una città divisa tra tranquillità e voglia di eventi
La questione tocca un equilibrio tutt’altro che semplice.
Da una parte ci sono il diritto alla tranquillità, le esigenze dei residenti e il tema dell’utilizzo delle risorse pubbliche. Dall’altra c’è la richiesta di una Trieste più dinamica, capace di offrire eventi, spettacoli e occasioni di intrattenimento.
Canciani non entra nel merito di quale iniziativa sia migliore dell’altra, ma mette in evidenza una contraddizione evidente: pretendere contemporaneamente meno eventi e più vita cittadina rischia di essere impossibile.
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