sabato 19 settembre 2026
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Cronaca

Stefano Rebek: «Molti pensano di conoscere i follower, poi guardano i dati e restano sconvolti» (VIDEO)

Luca Marsi·
Stefano Rebek: «Molti pensano di conoscere i follower, poi guardano i dati e restano sconvolti» (VIDEO)

Conoscere i propri follower prima ancora di inseguire l’algoritmo. È il principio indicato da Stefano Rebek durante la diretta di Trieste Cafe “Social, tra algoritmi e novità”, condotta da Luca Marsi con Samantha Favretto e Ricky Ottolino.

Secondo l’opinionista, uno degli errori più frequenti di chi comunica online è pensare di conoscere il proprio pubblico senza avere realmente analizzato i dati.

«Tanta gente non conosce il proprio profilo»

«Tanta gente non conosce il proprio profilo, non conosce il proprio pubblico e pensa: il mio pubblico è quello», ha spiegato Rebek.

La realtà, osservando le statistiche, può però essere profondamente diversa.

«Quando vai a vedere i dati e glieli spieghi, spesso la gente resta sconvolta».

Rebek ha raccontato di analizzare attentamente il comportamento del proprio pubblico, compresi i tempi medi di fruizione.

Un passaggio essenziale anche quando si lavora con contenuti sponsorizzati.

Ha citato il caso di uno sponsor che gli aveva proposto un video da circa un minuto e mezzo nel quale presentare diversi prodotti in successione.

La sua risposta era stata immediata: «Non se lo filerà nessuno».

Per Rebek conoscere chi guarda permette quindi di comprendere non soltanto cosa pubblicare, ma anche come strutturarlo.

Non basta sapere cosa funziona

C’è però un secondo passaggio, ancora più importante.

Una volta scoperto quale contenuto produce maggiori risultati bisogna chiedersi se quello sia realmente il pubblico che si vuole costruire.

«Ma questo è il pubblico che voglio? Mi sta dando più risultati, ma è quello che voglio portare avanti oppure vedo che piace ma non è ciò che voglio comunicare?».

Il numero di follower, quindi, da solo può significare poco se quelle persone seguono un profilo per ragioni completamente differenti rispetto al progetto professionale che si vuole sviluppare.

Rebek ha portato l’esempio di una persona legata al mondo del fitness che disponeva di un profilo con circa 25 mila follower, ma aveva finito per attirare un pubblico non coerente con il tipo di attività che voleva promuovere.

La scelta era stata drastica: ripartire con un account molto più piccolo, ma formato da persone realmente interessate allo sport.

«Questo per dire quanto è importante conoscere il profilo e capire in che direzione vuoi andare».

Anche un buon contenuto può essere sbagliato per quel profilo

Rebek ha raccontato anche un esempio personale.

È appassionato di castelli, ma ha scoperto che i reel dedicati a quel tema interessano pochissimo ai suoi follower.

«Il mio pubblico, quando io faccio dei reel, quando vado a vedere i castelli, non gliene frega proprio niente».

Lo stesso materiale, inserito nelle storie, riceve invece una risposta diversa.

Per Rebek questo dimostra che non esistono soltanto contenuti belli o brutti.

«Non è che il video magari ben fatto del castello non piace, ma non è compatibile con il mio profilo».

Un video analogo potrebbe avere grande successo su una pagina interamente dedicata al turismo, mentre può risultare fuori contesto altrove.

Autenticità e quotidianità

Al contrario, Rebek ha osservato un forte coinvolgimento del pubblico quando condivide aspetti autentici della propria quotidianità.

Ha raccontato, ad esempio, di avere pubblicato nelle storie un episodio personale legato a un problema di epistassi.

La reazione è stata molto forte.

Numerosi utenti gli hanno scritto per sapere come stesse, ma anche per raccontare esperienze simili e confrontarsi.

«Quando un profilo è completamente vero e autentico, quel tipo di pubblico inizia a seguirti e quindi si collega molto».

Da qui la progressiva conoscenza delle aree che interessano maggiormente chi lo segue: ristorazione, eventi, estetica e informazione.

Un rapporto che, secondo Rebek, deve essere costruito osservando continuamente le reazioni di chi si trova dall'altra parte dello schermo.

DI SEGUITO IL VIDEO

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