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Cronaca

Scoperto traffico illecito di uccelli da richiamo: 6 persone denunciate anche in Regione, sequestrati 505 uccelli (FOTO-VIDEO)

Luca Marsi·
Nei giorni scorsi sono state eseguite da parte dei Carabinieri Forestali
di diversi Reparti perquisizioni personali e locali delegate dalla Procura della Repubblica di Urbino a
carico di 6 persone residenti nelle regioni Marche, Emilia-Romagna e Friuli Venezia-Giulia, tra cui tre
allevatori e commercianti di uccelli utilizzati quali richiami per l’attività venatoria. Tutti i soggetti
risultano attualmente indagati a diverso titolo per vari reati: furto aggravato ai danni dello Stato,
ricettazione, alterazione di sigilli di Stato, uccellagione e detenzione illegale ai fini commerciali di fauna
selvatica.
Le indagini – che sono durate oltre dieci mesi per poter risalire ai soggetti coinvolti a vario titolo nel
traffico illegale e per poter raccogliere fonti di prova a carico degli indagati – hanno consentito di portare
alla luce un vasto presunto traffico di uccelli da richiamo di provenienza illegale; secondo l’ipotesi
accusatoria i volatili venivano infatti catturati in natura durante il periodo della migrazione per poi
essere “regolarizzati” con apposizione di anelli o alterati oppure infilati forzatamente nelle zampe
cagionando lesioni agli arti. Nel corso delle operazioni sono stati posti sotto sequestro anche alcuni
uccelli privi di anello identificativo che erano in attesa dell’apposizione illegale dello stesso.
La normativa europea e nazionale vieta la cattura degli uccelli in natura con reti o altri strumenti non
consentiti. Gli unici richiami utilizzabili per l’esercizio dell’attività venatoria sono quelli nati in cattività
in allevamenti autorizzati e che dopo la nascita vengono regolarmente contrassegnati con anello
inamovibile, apposto nella zampa nei primi giorni di vita degli animali. Gli ornitologi, in grado di
riconoscere l’età degli uccelli, nominati ausiliari di polizia giudiziaria dai Carabinieri Forestali, nel
corso delle perquisizioni hanno potuto accertare che un gran numero di animali nati prima del 2021
risultavano identificati con anelli realizzati nel 2022, quindi inseriti nelle zampette degli animali adulti
successivamente alla cattura in natura.
Il presunto traffico rendeva agli indagati molte migliaia di euro. Dalle indagini è infatti emerso che nel
periodo della migrazione, in una nottata, i bracconieri potevano catturare con reti e richiami elettronici
decine di uccelli che venivano poi rivenduti ai cacciatori – una volta “legalizzati” con gli anelli apposti
in maniera fraudolenta – a prezzi ragguardevoli; essi, a seconda della tipologia di richiamo, potevano
arrivare a 180 euro per i merli, a 200 euro per i tordi bottacci, ed a un prezzo ancora più elevato per le
cesene.
 
Per comprendere il volume di denaro collegato alla presunta attività illecita, basti pensare che uno degli
indagati (nel corso delle intercettazioni telefoniche) ha addirittura affermato “abbiamo fatto 600 una
volta”, riferendosi al numero di uccelli catturati in una sessione di uccellagione.
Per far sì che gli uccelli catturati divenissero all’apparenza “regolari” venivano eseguite a volte
operazioni che andavano a minare la salute degli stessi; diversi volatili sequestrati recavano infatti, oltre
che i segni causati dalla cattura con le reti, delle lesioni come conseguenza dell’apposizione dell’anello
forzato sulla zampa.
Quello smascherato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Urbino attraverso l’attività di
indagine portate avanti dai Carabinieri Forestali si è rivelato essere un sistema ben articolato e
organizzato composto da soggetti che avevano mansioni ben specifiche: alcuni con il compito di
eseguire le catture illegali durante le ore notturne e altri, vari allevatori e/o commercianti, che invece
regolarizzavano gli uccelli apponendo falsamente gli anelli identificativi attestanti la nascita in cattività
degli animali, spesso poi acquistati da cacciatori del tutto ignari delle illegalità commesse a monte della
vendita.
Le perquisizioni effettuate presso i due allevatori residenti in provincia di Udine sono state eseguite
dai Carabinieri Forestali del Nucleo Carabinieri CITES di Trieste e dal Centro Carabinieri Anticrimine
Natura di Udine.
Le perquisizioni presso i tre soggetti residenti in provincia di Forlì-Cesena, tra i quali un allevatore,
sono state eseguite dai Carabinieri Forestali del Nucleo Carabinieri CITES di Ancona, del SOARDA
(Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati a Danno degli Animali - Carabinieri Roma) e del Gruppo
Carabinieri Forestale di Forlì-Cesena.
Le perquisizioni nei confronti del commerciante residente in provincia di Pesaro e Urbino sono state
eseguite dai Carabinieri Forestali del SOARDA, del Nucleo Carabinieri CITES di Ancona e della
Stazione Carabinieri Forestale di Urbino.
Nel corso delle attività di perquisizione per l’accertamento dei fatti, son state sequestrate anche 4 pinze
utilizzate per alterare gli anelli metallici di identificazione degli uccelli, numerosi anelli metallici
alterati, 6 telefoni cellulari, n. 8 pali utilizzati per fissare reti da uccellagione, 11 richiami elettronici
vietati oltre a n. 2 autoradio collegate ciascuna ad una coppia di altoparlanti, 10 altoparlanti, 12 picchetti
idonei a fissare reti da uccellagione, 2 cassette per il trasporto di richiami vivi, oltre a cospicua
documentazione attestante le cessioni degli animali.
Alcuni degli indagati hanno presentato istanza di riesame dei provvedimenti di sequestro presso il
Tribunale di Urbino, istanze successivamente rinunciate. Il fascicolo si trova in fase di indagine.
Il presente comunicato riveste la finalità di invitare tutti i cittadini e specialmente a cacciatori che
acquistano richiami vivi, di verificare preventivamente la provenienza e la corretta marcatura degli
animali oggetto di compravendita, al fine di evitare truffe o frodi.
Si raccomanda di segnalare alle Forze dell’Ordine ogni episodio riconducibile al traffico di avifauna
selvatica.
 

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