"Supermercati sempre aperti? No grazie!" Lo sfogo di chi vive il settore ogni giorno

Non si placano le discussioni a Trieste dopo la segnalazione di una cittadina che si lamentava dell’assenza di un supermercato aperto 24 ore su 24. A risponderle, senza mezzi termini, è una lavoratrice del settore, con quasi 37 anni di esperienza alle spalle, che ha voluto far sentire la propria voce contro le richieste di aperture prolungate.
"La vadi ela a lavorar!"
"Mi son che lavoro in supermercato da quasi 37 anni... tra domeniche, festivi e chiusure posticipate, semo sempre meno a casa con le nostre famiglie! Una volta come fazevimo? Ierimo sempre chiusi de lunedì e mercoledì pomeriggio. Chiudevimo alle 13.00 e verzevimo d’inverno alle 16.30, per poi chiudere alle 19.00. D'estate verzevimo alle 17.00 e chiudevimo alle 19.30. Domeniche e festivi sempre chiusi… infatti ierimo morti tutti de fame! Ma in compenso le famiglie iera più unide e gavevimo anche più bori."
Una risposta secca e diretta che riporta alla memoria di molti i ritmi lavorativi di qualche decennio fa, quando le chiusure settimanali erano una regola e non l’eccezione. Oggi, invece, il settore della grande distribuzione è profondamente cambiato, e con esso anche le condizioni di chi vi lavora.
"Semo sottopagadi e incaxxadi"
"Adesso lavoremo sempre, semo sottopagadi ed incaxxadi! E in più rischiamo ogni giorno con tutti sti clandestini, figurarsi de notte… Vadi ela a lavorar! Ma magari te son de quele che lavora in smart working o che ga la settimana corta e ben pagata!"
Uno sfogo che non lascia spazio a interpretazioni: lavorare in un supermercato oggi significa affrontare turni sempre più lunghi, salari spesso inadeguati e una sicurezza percepita come insufficiente. L’idea di ampliare ulteriormente gli orari di apertura sembra perciò un’ulteriore penalizzazione per i lavoratori, già provati da un carico di lavoro sempre più pesante.
Un tema che divide la città
Il dibattito sulla necessità o meno di supermercati aperti 24 ore su 24 continua a far discutere. Da un lato, c’è chi ritiene che una città come Trieste debba offrire un servizio continuativo, dall’altro ci sono i lavoratori del settore che reclamano il diritto a condizioni più umane e sostenibili.
Intanto, la polemica infiamma i social e il confronto tra chi chiede più servizi e chi difende la dignità dei lavoratori del commercio rimane più acceso che mai.
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