Pierpaolo Foti incanta il mondo col violino: “Cerco la luna, guardo le stelle”. e Trieste diventa cinema (VIDEO)

C’è chi parte. C’è chi ritorna. E poi c’è chi, pur viaggiando senza sosta tra palcoscenici internazionali, non smette mai di portare Trieste addosso, come un marchio d’anima. Pierpaolo Foti è questo: un artista globale che continua a sentirsi profondamente triestino, senza pose e senza retorica, ma con quella determinazione elegante che appartiene a chi ha trasformato un talento in un destino.
Nella diretta di Trieste Cafe, condotta dal direttore Luca Marsi, Foti è apparso collegato da Istanbul, confermando ancora una volta la dimensione che ormai gli appartiene: sempre in movimento, sempre richiesto, sempre “in tournée” tra luoghi e culture. Eppure, mentre parla del mondo, nel modo in cui lo fa, Trieste resta sempre al centro.
“Dopo anni è diventato una star internazionale”: la crescita di un’eccellenza triestina
La diretta si apre con un dato che pesa come un riconoscimento: Pierpaolo Foti era già stato ospite anni fa, quando era alle prime armi. Oggi, racconta Marsi, è un’altra storia: “Nel frattempo è cresciuto, è maturato, è diventato una star internazionale”.
Un’evoluzione che non cancella le radici, anzi le amplifica: “Il triestino perché ovviamente non rinnega le sue origini”.
E in questa frase c’è già tutto il cuore dell’evento: la città che osserva uno dei suoi figli più luminosi volare lontano, senza mai perdere l’accento interiore con cui è nato.
Il nuovo singolo “Ballo in maschera”: “un progetto enorme, non si vede tutti i giorni in Italia”
Nel corso del confronto, Foti annuncia con naturalezza quello che per molti sarebbe un “traguardo”: è uscito il nuovo singolo, “Ballo in maschera”. Ma lui lo racconta con una sincerità quasi disarmante: “Non ho ancora guardato i risultati… quello che ci tengo è che sia uscito, perché è una cosa su cui ci stavo lavorando da tanto”.
Poi svela il peso reale della produzione: ha registrato un’orchestra sinfonica dal vivo, ha costruito un progetto “molto grande e bello”. E anche qui emerge una cifra stilistica precisa: non è ossessionato dai numeri, ma dal significato. “A prescindere da come andrà, spero che le persone stiano apprezzando”.
Luca Marsi lo sintetizza così: “Un bel progetto che non si vede tutti i giorni, soprattutto in Italia”. Una frase che suona come sigillo: non è solo musica, è livello.
Ispirazione notturna, anima barocca e musica nuova: “mi vengono dall’interno”
Foti spiega che la sua musica nasce spesso di notte, dall’ispirazione improvvisa: “Mi sveglio di notte e mi viene l’ispirazione”. Non è una costruzione fredda: è un moto interiore, un’urgenza espressiva.
“Ballo in maschera” viene descritto come un brano frizzante e suggestivo, persino un po’ cupo, con un immaginario che richiama il barocco, ma senza nostalgia: è una musica nuova, moderna, capace di muoversi tra epoche senza restare intrappolata nel passato.
E annuncia che questo brano è solo l’inizio: “È il primo, ma ne usciranno altri… come un secondo, un terzo movimento, quindi una sinfonia”.
E aggiunge uno spoiler che fa capire l’ambizione: arriverà anche una versione “dance”.
Classico + moderno: la missione di avvicinare i giovani alla bellezza
Qui si apre la parte più “visionaria” e più potente del racconto. Pierpaolo Foti non vuole soltanto suonare: vuole aprire porte.
“Io unisco il classico col moderno… cerco di creare atmosfere innovative”.
E soprattutto: “avvicinare gli adolescenti alla musica classica”, perché altrimenti, dice, “con quello che viene passato” diventa difficile apprezzare la bellezza.
Eppure Foti è convinto di una cosa: la grande musica vince sempre. “Quando ascoltano un brano di eterna bellezza, da Vivaldi a Bach, Mozart… lo apprezzano”.
Il punto è rendere quel mondo fruibile: creare un percorso coinvolgente tra generi, passando dalla dance alla sinfonica, dalla techno alla musica da film, tornando poi alla classica.
Un’idea chiara: non “snaturare” la musica, ma trasformarla in esperienza viva.
Il video girato al Rossetti: “sembra Hollywood, ma è Trieste”
Ed è qui che arriva la frase destinata a rimanere. Foti anticipa che il videoclip è stato girato al Teatro Rossetti di Trieste, con supporto della Regione, orchestra Bicocca di Milano e un lavoro definito “monumentale”.
“Veramente sembra una cosa fatta a Hollywood e invece Trieste”, afferma, orgoglioso.
E aggiunge un messaggio che è quasi un manifesto: Trieste ha professionisti incredibili, bisogna semplicemente farli vedere al mondo.
Questa non è solo una dichiarazione artistica: è un atto d’amore verso la città.
“Cerco la luna, guardo le stelle”: la musica come universo e identità
Quando Luca Marsi gli chiede cosa cerchi davvero di raccontare suonando, Pierpaolo non risponde con formule: va dritto al centro del suo mondo.
“Io cerco la luna, guardo le stelle… cerco l’universo”.
E annuncia che il prossimo brano si chiamerà “Universe”, dedicato proprio a questa dimensione.
Poi racconta la sua visione del violino in modo poetico e radicale: il pianoforte è lo strumento della mente, il violino quello dell’anima. “Gira su frequenze molto alte… risuona con i chakra alti”. È una concezione artistica totale, quasi spirituale, che spiega perché Foti non suoni soltanto per eseguire, ma per evocare.
Tra istinto e studio: “studio 100%, ma improvviso quasi metà”
Un’altra chiave del suo successo è l’equilibrio tra rigore e libertà.
“Di studio sicuramente al 100%, bisogna studiare una valangata”.
Ma anche improvvisazione: “un buon 40%, quasi metà, lo lascio all’improvvisazione”.
Il risultato è una musica che non è mai identica, perché dipende dal pubblico, dall’energia, dal luogo, da come ci si sente. Ed è proprio lì che, dice, succedono cose incredibili.
Il futuro: “un tour più strutturato e ancora più unico”
Guardando avanti, Foti parla di un’urgenza: costruire un tour più strutturato, lavorare su qualcosa di ancora più unico. Non è una promessa buttata lì: è un percorso già iniziato.
E mentre chiude la diretta, reduce da concerti in Turchia appena terminati, resta una certezza: Trieste ha un nome che viaggia e brilla nel mondo, senza mai smettere di parlare la lingua dell’origine.
DI SEGUITO IL VIDEO
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