Monfalcone, Fuori dal coro: “in comunità per minori tre adulti”. conto da 58 mila euro e scoppia il caso

Il programma televisivo Fuori dal coro, in onda su Retequattro e condotto da Mario Giordano, ha dedicato un servizio al tema dei minori stranieri non accompagnati, con un’inchiesta intitolata “Il business dei baby migranti”. Al centro del racconto, una struttura di accoglienza per minori a Monfalcone, dove, secondo quanto sostenuto dal programma, sarebbero stati ospitati per sei mesi tre immigrati presentati come minorenni ma risultati in realtà maggiorenni, con età indicate nel servizio come 22 anni, 26 anni e 30 anni.
Secondo quanto riferito nella trasmissione, l’ospitalità dei tre nella comunità per minori avrebbe comportato un costo complessivo di oltre 58.000 euro, cifra che la giornalista del programma contesta come denaro pubblico speso per un’accoglienza riservata ai minori.
“Abbiamo scoperto che erano maggiorenni”: la richiesta di spiegazioni e lo scontro
Nel servizio viene mostrato il tentativo di ottenere chiarimenti entrando in contatto con un responsabile o educatore della struttura. La giornalista si presenta e chiede spiegazioni su come sia stato possibile ospitare persone considerate poi maggiorenni all’interno di una comunità per minori.
Nel racconto televisivo, la richiesta di risposte degenera in tensione: vengono descritti momenti di concitazione, con due educatori indicati dal programma come autori di gesti di spinta verso la troupe e la telecamera. La scena è accompagnata dalla contestazione: “Avete preso 58 mila euro dallo Stato italiano”.
Il servizio riferisce che gli operatori non avrebbero risposto alle domande e che, nel corso della situazione, la struttura avrebbe chiamato le forze dell’ordine.
Il punto della trasmissione: autocertificazione e controlli solo “in caso di dubbi”
Il servizio sostiene che, secondo la normativa richiamata nel racconto televisivo, un migrante senza documenti possa dichiararsi minorenne attraverso un’autocertificazione. Soltanto in presenza di dubbi, prosegue la trasmissione, potrebbe essere richiesta una visita medica specifica per l’accertamento dell’età.
Il programma evidenzia che, nel caso del centro citato, gli educatori non avrebbero avuto dubbi e non avrebbero segnalato il caso per ulteriori verifiche, permettendo così la permanenza dei tre nella struttura per sei mesi.
Il viaggio in altre strutture: “se dicono di essere minori, vengono accolti”
Dopo Monfalcone, il servizio si sposta in provincia di Udine, con l’obiettivo dichiarato di verificare se la pratica del dichiararsi minorenni sia diffusa. Nella trascrizione fornita emergono dialoghi con operatori di altre strutture, dove viene sostenuto che, in assenza di documenti, se i migranti dichiarano di essere minorenni vengono trattati come tali, almeno in una fase iniziale.
In alcuni passaggi viene affermato che i controlli sull’età non sarebbero automatici e che la verifica sarebbe demandata a procedure successive, anche perché complessa e costosa. Il servizio insiste sul fatto che il sistema sarebbe conosciuto e sfruttato da chi arriva, con una dinamica descritta come “trucchetto” per ottenere accoglienza e permanenza.
La domanda finale: “com’è possibile che nessuno faccia nulla?”
La parte conclusiva del servizio si concentra su una domanda polemica: se alcune strutture e operatori sono consapevoli del rischio di false dichiarazioni sull’età, perché non scattano accertamenti o correttivi più efficaci? La trasmissione presenta la questione come un problema di controllo e gestione del sistema, sostenendo che l’accoglienza per minori possa diventare terreno di distorsioni e sprechi.
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