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Cronaca

«Mi avete restituito dignità»: il grazie di una triestina ai soccorritori dopo un malore improvviso

Luca Marsi·
«Mi avete restituito dignità»: il grazie di una triestina ai soccorritori dopo un malore improvviso

A volte bastano pochi istanti per cambiare tutto. Un malore improvviso, la corsa dell’ambulanza, il battito che accelera, la paura che si fa largo. Ma poi, nell’emergenza, arrivano loro: i professionisti del soccorso, pronti a restituire non solo salute, ma anche umanità.

È accaduto nella mattinata di venerdì 30 maggio a Trieste. Una cittadina, colpita da un episodio di tachicardia parossistica sopraventricolare (TPSV), ha voluto condividere pubblicamente un messaggio di gratitudine profondo e commovente rivolto a chi l’ha soccorsa e assistita in un momento di grande fragilità.

«Mi avete dato sostegno, pazienza, sicurezza. E dignità»

Il suo messaggio, diffuso tramite social, è un inno al valore della dedizione silenziosa e dell’empatia che non si insegna, ma che si sceglie ogni giorno:

«Voglio esprimere, pubblicamente, la mia immensa gratitudine a tutto l’equipaggio dell’ambulanza e alla dottoressa intervenuti stamattina per una TPSV. Grazie, davvero, per il prezioso supporto, per la "pazienza", per il tenero e sicuro sostegno – chi ha fatto adenosina, capirà – durante la risoluzione».

Non è solo la tecnica medica ad essere elogiata. Anzi, ciò che più colpisce è la capacità di far sentire “presi in carico”, visti, considerati, anche in mezzo al flusso ininterrotto di emergenze.

«A tutto il personale del Pronto Soccorso, che, nonostante la quantità di pazienti e le tante criticità degli stessi, riesce a farti sentire la presa in carico e rassicurarti, sempre».

Quando l’empatia diventa cura

In un tempo in cui si parla spesso di sanità sotto pressione, di mancanza di risorse e di carichi di lavoro insostenibili, questa testimonianza rovescia la narrazione e ricorda l’essenza della medicina: la cura della persona.

«Così ora mi sento. Un essere umano a cui è stata data dignità. L’alta professionalità è scontata? Forse. Ma l’empatia, intima, forte… quella non è dovuta. Grazie di cuore.»

Una dichiarazione che si fa tributo pubblico, emozione condivisa, e forse anche sprone a valorizzare chi lavora – spesso nell’ombra – per il bene collettivo.

Un esempio da seguire

Queste parole, sincere e potentemente umane, restituiscono luce a una professione troppo spesso data per scontata. Ricordano a tutti noi che la sanità è fatta di persone prima che di protocolli, e che l’ascolto, un sorriso, una mano tesa possono essere tanto terapeutici quanto un farmaco.

Nel silenzio delle corsie, tra il battito di un cuore che riprende il suo ritmo e l’adrenalina che svanisce, rimane qualcosa di più profondo: la gratitudine. E oggi, quella di una triestina è diventata voce corale di un’intera comunità.

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