Melanoma avanzato, UniTS con EXOMEL: diagnosi meno invasive e terapie personalizzate

Un semplice prelievo di sangue o un campione di urine per monitorare l’evoluzione del melanoma avanzato e aiutare i medici a personalizzare le cure in modo meno invasivo. È questa la sfida al centro di EXOMEL, il nuovo progetto di ricerca coordinato dall’Università di Trieste e finanziato dal Programma Interreg Italia–Austria.
L’iniziativa punta a sviluppare strumenti innovativi di biopsia liquida capaci di offrire informazioni preziose sull’andamento della malattia e sulla risposta dei pazienti ai trattamenti immunoterapici, aprendo nuove prospettive nella ricerca oncologica internazionale.
Biopsia liquida e tecnologie innovative
Il progetto, dal titolo “MicroRNA esosomiale da biopsia liquida per il monitoraggio e la personalizzazione dei trattamenti del melanoma cutaneo avanzato”, studierà in particolare gli esosomi e i microRNA che trasportano, con l’obiettivo di individuare specifici segnali biologici utili a distinguere i pazienti che rispondono alle immunoterapie da quelli che non ottengono benefici dai trattamenti.
L’aspetto più innovativo riguarda l’utilizzo dei campioni urinari come forma di biopsia liquida, una metodologia che potrebbe rendere il monitoraggio della malattia più semplice, accessibile e meno invasivo rispetto agli approcci tradizionali.
Il ruolo dell’Università di Trieste
L’Università di Trieste svolgerà il ruolo di capofila attraverso il Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute. Il gruppo di ricerca coinvolto comprende Serena Bonin, Iris Zalaudek, Ilaria Gandin e Gabriele Grassi.
EXOMEL è finanziato dal Programma di cooperazione transfrontaliera Italia–Austria Interreg VI-A 2021–2027 grazie al sostegno del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, per un importo complessivo superiore ai 572 mila euro. Il progetto si concluderà il 31 marzo 2028.
Accanto all’ateneo triestino partecipano anche l’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige con gli ospedali di Brunico e Bolzano, una piccola e media impresa italiana e la Clinica universitaria di Dermatologia e Allergologia dell’Università Paracelsus di Salisburgo.
“Verso cure più personalizzate”
Serena Bonin, docente di Scienze tecniche di Medicina di Laboratorio dell’Università di Trieste e principal investigator del progetto, spiega che l’obiettivo centrale di EXOMEL è validare un approccio diagnostico basato su campioni biologici semplici da raccogliere come sangue e urine.
Bonin sottolinea come oggi la biopsia liquida venga utilizzata soprattutto per individuare DNA tumorale circolante con mutazioni già note, mentre EXOMEL punta a studiare i microRNA contenuti negli esosomi per verificare se possano diventare biomarcatori utili nella pratica clinica.
Secondo quanto evidenziato dalla docente, al momento non esistono biomarcatori predittivi utilizzati sistematicamente negli ospedali per orientare queste scelte terapeutiche, ed è proprio in questo contesto che il progetto mira a sviluppare strumenti più accessibili e ripetibili per la personalizzazione delle cure.
Una rete internazionale tra Italia e Austria
Nel corso delle attività la tecnologia della biopsia liquida verrà applicata ai campioni urinari nei diversi centri clinici coinvolti attraverso protocolli condivisi e standardizzati. Un passaggio che consentirà di armonizzare le pratiche diagnostiche e consolidare la collaborazione tra Italia e Austria nel settore della ricerca oncologica.
I risultati attesi potrebbero inoltre avere ricadute importanti anche sul piano industriale e tecnologico, favorendo lo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici e l’interesse di aziende operanti nel settore biomedicale.
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