Legambiente scrive all'assessore Babuder: «Platani in vaso inefficaci senza un vero piano contro il caldo record»

Riceviamo da Renato La Rosa per il Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste Aps e pubblichiamo quanto segue.
Gentile assessore (Michele Babuder, ndr),
nella Relazione generale del progetto riguardante la posa delle fioriere con i 13 platani in piazza della Borsa, in piazza Venezia e piazza Ponterosso, si fa espresso richiamo ad una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici di cui non ci risulta traccia a livello comunale. L’obiettivo dichiarato negli atti è di “realizzare dei punti di ombra a disposizione della cittadinanza in ambiti del centro storico nei quali non è, almeno in questa fase, prevedibile la messa dimora di alberi o la realizzazione di aree verdi”. Siamo felici che nella relazione del progetto si riconosca, benché con imbarazzante ritardo, che “gli scenari climatici in netto peggioramento hanno portato ad un generale incremento delle temperature sin dai mesi primaverili e ad un susseguirsi di ondate di calore molto pericolose per la salute umana alle quali sono state associate elevati tassi di mortalità” e che “disporre di aree di riposo ombreggiate in piazze prive di altre fonti di refrigerio può contribuire ad aumentare il benessere dei cittadini e favorire la sosta in luoghi che, nelle ore centrali delle giornate calde, si presentano spesso semi deserti”. Su questa base ci saremmo aspettati che l’intervento, al netto dell’improbabile raggiungimento dell’obiettivo, fosse presentato come anticipazione di un piano di interventi realmente capaci di incidere, di un piano urbano della natura e dei rifugi climatici, con l’obiettivo di ridurre nel più breve tempo possibile gli effetti sulla salute, il tasso di mortalità associato alle ondate di calore e di aumentare la copertura arborea a partire dalle parti della città che ne sono maggiormente bisognose. Ci saremmo aspettati un’indagine sulle temperature minime e massime rilevate nei vari quartieri e nelle piazze di Trieste, magari mettendole in relazione con un puntuale rilevamento del tasso di ozono che si forma nelle ore più calde e soleggiate della giornata per reazione fotochimica fra i gas inquinanti (in particolare del traffico veicolare) e l’irradiamento solare. Ciò al fine di definire il fabbisogno e le priorità negli interventi futuri. Lo scarso gradimento nell’immediato sarebbe andato in secondo piano se i cittadini avessero colto comunque una reale volontà di affrontare in prospettiva gli effetti dell’inesorabile aumento delle temperature, magari accompagnata dall’ammissione di avere sottovalutato il problema.
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