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Cronaca

La leggenda della bora

Luca Marsi·

La leggenda racconta di Eolo, padre dei venti che girava per il mondo con i suoi adorati figli: tra questi la sua preferita era la giovane e capricciosa Bora.

 

Molti, molti anni fa Vento, scorrazzando per il mondo con i suoi figli, capitò in un verde altipiano che scendeva ripido verso il mare. Bora, la più bella e amata figlia del Vento, incantata dalla bellezza del paesaggio, si allontanò dalla turbolente brigata dei fratelli per correre nel cielo a scombussolare le nuvole a pecorelle e a giocare fra i rami degli alberi, che si agitavano allegri al suo passaggio. 

 

Stanca di correre di qua e di là Bora entrò in una grotta dove, sulla via di ritorno dall'impresa del Vello d'Oro, stava riposando l'umano eroe Tergesteo. Tergesteo era così forte e così bello e così diverso da tutte le creature, che Bora aveva visto e conosciuto fino a quel momento, che di colpo se ne innamorò. Amore che Tergesteo ricambiò con uguale passione: e i due vissero felici in quella grotta tre, cinque, sette splendidi giorni felici. 

 

Quando Vento si accorse della fuga di Bora, si mise tempestosamente a cercarla, fino a quando un cirro-nembo brontolone, infastidito da quel gran putiferio che lo stava sbatacchiando su e giù per il cielo, gli svelò il rifugio dei due amanti. Vento giunse alla grotta e, come vide Bora abbracciata a Tergesteo, la sua rabbia crebbe e diventò un ciclone che si avventò contro l'umano, sollevandolo e scagliandolo contro le pareti della grotta, più e più volte, finché l'eroe restò immobile al suolo, senza più vita. Poi, calmato ma non rabbonito, senza colpo ferire, lasciò Bora al suo destino. 

 

Bora, straziata dal dolore, incominciò ad urlare e a piangere tanto forte che ogni sua lacrima si trasformava in pietra. Nel tentativo di consolarla da tanta disperazione, Madre Natura dal sangue di Tergesteo fece nascere il Sommaco, che da allora inonda di rosso l'autunno del Carso. Ma Bora piangeva ancora e ancora e le pietre erano ormai talmente tante, da ricoprire tutto l'altipiano. Allora Madre Natura, angosciata da tutti quei sassi che andavano a rovinare i suoi verdi prati in fiore, concesse a Bora di rimanere per sempre vicina al corpo di Tergesto. 

 

Ma Bora non smetteva i suoi lamenti, tanto che persino gli dei si preoccuparono e, per sanare la situazione, Eolo concesse a Bora di rivivere ogni anno quei tre, cinque, sette giorni d'amore fra le braccia di Tergesteo e Nettuno ordinò alle Onde di ricoprire con conchiglie, stelle marine e verdi alghe il corpo dell'eroe affinché diventasse un alto colle, il più bello di quest'angolo di mondo. Finalmente Bora si placò ma lasciò per sempre l'eco dei suoi lamenti nel fruscio delle fronde. 

 

Dopo molti, molti secoli gli uomini giunti su queste terre si insediarono sul colle di Tergesteo e vi costruirono un Castelliere con le lacrime di Bora diventate pietre. Il Castelliere con il tempo diventò borgo - villaggio - città. Una città, che in ricordo di questo leggendario amore venne chiamata Tergeste, dove ancora oggi Bora regna sovrana, soffiandovi impetuosa: "chiara" fra le braccia del suo amore "scura" nell'attesa di incontrarlo. 

 

La leggenda è opera di Edda Vidiz, che ringraziamo per la condivisione.

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