venerdì 25 settembre 2026
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Cronaca

In Italia variante Delta Covid poco monitorata, scarse risorse e analisi a rilento

Luca Marsi·
L'Istituto superiore di sanità dice che in Italia la diffusione della variante Delta del Covid è pari all'1%, ma in diverse regioni la presenza è più alta: il 2,5% in Lombardia, l'1,5% in Veneto, l'1,2% in Emilia Romagna, il 3,4% in Lazio, l'1,1% in Puglia, il 2,9% in Sardegna, oltre a diversi focolai individuati in delimitate aree del Paese. Si è ancora ben lontani dal 90% dell'Inghilterra, però l'alta contagiosità del nuovo ceppo e il basso livello del tracciamento e del monitoraggio da parte dei laboratori italiani preoccupano. Il Consorzio italiano che dovrebbe sequenziare il virus e tenere sotto controllo la risposta immunitaria alla vaccinazione non è di fatto mai decollato. Negli orientamenti del ministero, al momento in cui si è dato vita al Consorzio, annunciato il 27 gennaio, si sarebbero dovuti monitorare migliaia di ceppi a settimana come avviene nel modello britannico, sottolinea il "Messaggero". Ma i finanziamenti non sono arrivati, e quindi neanche reagenti e tenici a sufficienza, cosa che ha portato così il progetto ad essere fortemente ridimensionato. I laboratori coinvolti allo stato attuale sono tenuti a scansionare solo il 5% dei nuovi casi una-due volte al mese e in giorni prestabiliti dall'Iss. "Dal punto di vista statistico, per un'indagine con una buona affidabilità è la percentuale minima. Per un'indagine migliore si sarebbe dovuta alzare l'asticella, ma si è cercato di trovare un compromesso", afferma Mauro Pistello, ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all'Università di Pisa e vicepresidente della Società italiana di microbiologia. mancando le risorse, sono state ridimensionate anche le modalità della procedura di sequenziamento. "Se potessimo sequenziare tutto il virus di tutti i nuovi casi, come avviene per esempio in Inghilterra, i dati che forniamo sarebbero molto più utili, perché ci permetterebbero di capire se si stanno diffondendo varianti più difficili da intercettare con gli attuali test diagnostici, associate a una maggiore capacità di indurre malattia o che rispondono meno alle terapie, per esempio, agli anticorpi monoclonali".

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