Il lavoro materno non compromette il benessere dei figli, anche UniTS tra i protagonisti della ricerca

Il lavoro materno non compromette il benessere dei figli. E' il contributo scientifico dell'Università di Trieste a un tema sociala rilevante e discusso, attraverso lo studio di Maria Lo Bue, docente di Microeconomics e Development Economics, coautrice con Elizaveta Perova della World Bank e Sarah Reynolds della University of California, Berkeley, pubblicato sulla rivista Science. Analizzando l'impatto dell'occupazione materna su apprendimento, risultati scolastici, salute, sviluppo cognitivo e benessere socio-emotivo di bambini e adolescenti partendo da oltre mille studi di economia, psicologia, medicina e altre scienze sociali, la ricerca ha selezionato 61 lavori scientifici pubblicati tra 1980 e 2023, che utilizzano metodi statistici in grado di identificare in modo credibile relazioni causali tra occupazione materna e sviluppo dei figli. Le autrici hanno quindi analizzato 884 stime statistiche sugli effetti del lavoro materno sui figli. I risultati mostrano che, dopo le correzioni per test multipli — oggi considerate best practice nella ricerca — nell'87% dei casi gli effetti non sono statisticamente differenti da zero e che, nella maggior parte dei casi, eventuali effetti rilevati sono di entità molto contenuta. Non emergono inoltre differenze sistematiche legate all'età dei bambini: gli effetti sono prevalentemente nulli nella prima infanzia e durante anni scolastici e l'adolescenza.
Però nei contesti socioeconomici più fragili l'occupazione materna tende più frequentemente ad avere effetti positivi, soprattutto sugli esiti cognitivi ed educativi dei figli. Benefici maggiori emergono inoltre quando il lavoro è flessibile, stabile e compatibile con i tempi di cura familiare. "Il dibattito sul lavoro materno e sul benessere dei figli va affrontato superando stereotipi e semplificazioni - commenta Lo Bue - Le evidenze scientifiche, raccolte in oltre 40 anni di ricerca, indicano che il lavoro delle madri, soprattutto in presenza di occupazioni di qualità e adeguati sistemi di supporto, non è un ostacolo allo sviluppo dei figli e può anzi contribuire a migliorare le opportunità delle famiglie più fragili. Bisogna continuare a investire in politiche che favoriscano conciliazione, inclusione e pari opportunità". Un messaggio "particolarmente rilevante anche per l'Italia" Paese che "continua ad avere uno dei tassi di occupazione femminile più bassi d'Europa". (ANSA)
foto di hamonazaryan1 da Pixabay
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