Giovani in partenza da Trieste, sensitiva Clara: «Molti cercano qualcosa che qui ancora non vedono» (VIDEO)

Molti giovani triestini desiderano lasciare la città per studiare, lavorare e costruire altrove il proprio futuro. È quanto raccontato dalla sensitiva e cartomante Clara Ieva durante la diretta serale di Trieste Cafe condotta da Luca Marsi, alla quale hanno partecipato anche il dj Ricky Ottolino e l’opinionista Stefano Rebek.
Dalle domande rivolte durante i consulti emergerebbe una generazione alla ricerca di nuove opportunità, spesso convinta che Trieste non sia in grado di offrire tutto ciò che desidera. Una percezione che ha aperto un confronto più ampio sul rapporto tra i giovani, la città e la necessità di compiere esperienze lontano dalla propria famiglia.
Le domande sul lavoro e sul futuro
Dopo avere affrontato i temi dell’amore e dei tradimenti, Clara Ieva ha spiegato che una parte importante dei consulti estivi riguarda il lavoro.
«Chiedono tanto sul lavoro», ha dichiarato. Tra le persone interessate ci sarebbero soprattutto ragazzi molto giovani, alcuni dei quali appena maggiorenni, intenzionati a trasferirsi fuori Trieste per proseguire gli studi o cercare un’occupazione.
La sensitiva ha raccontato di avere raccolto numerose testimonianze anche durante la propria presenza al Triskell, dove avrebbe incontrato diversi ragazzi con il desiderio di partire.
«Parlo di giovani dai 18 anni che desiderano trovare lavoro e studiare fuori da Trieste», ha spiegato.
L’Università di Trieste viene apprezzata
La volontà di lasciare la città non deriverebbe necessariamente da un giudizio negativo nei confronti dell’Università di Trieste. Secondo Clara Ieva, i ragazzi incontrati parlerebbero positivamente dell’ateneo cittadino, ma continuerebbero a cercare opportunità differenti.
«Parlano bene della nostra università, però vogliono avere di più e pensano che Trieste non lo offra», ha affermato.
Le domande rivolte alla cartomante riguardano soprattutto la possibilità di raggiungere altrove gli obiettivi desiderati. I giovani vogliono sapere se trasferirsi sarà realmente utile, se troveranno gli sbocchi lavorativi immaginati e se la scelta di partire potrà garantire loro una crescita personale e professionale.
Non tutti ricevono il consiglio di partire
Clara Ieva ha precisato di non avere suggerito indistintamente a tutti di lasciare Trieste. In alcuni casi, ciò che i giovani cercavano avrebbe potuto essere trovato anche rimanendo in città.
«A tanti ho consigliato, proprio per quello che desideravano fare, di rimanere qua», ha raccontato. Altri ragazzi, invece, avrebbero avuto un bisogno personale più forte di allontanarsi dal proprio ambiente.
La sensitiva non ritiene che Trieste sia una città completamente priva di prospettive. Il problema sarebbe piuttosto la difficoltà di molti giovani nel riconoscere le possibilità già presenti.
«Non ho visto che Trieste non ha sbocchi. Ci sono delle possibilità, ma loro tendenzialmente ancora non le vedono», ha spiegato.
Secondo Clara Ieva, la città sarebbe diventata più giovane e dinamica rispetto al passato, aprendosi a nuove occasioni che una parte delle nuove generazioni non sarebbe ancora pronta a cogliere.
Il bisogno di essere guidati
Nel corso dei consulti, molti ragazzi arriverebbero con un’idea già definita: partire il prima possibile. Dietro questa convinzione, però, potrebbe esserci anche la necessità di confrontarsi con qualcuno e mettere ordine tra aspirazioni, timori e aspettative.
«Loro partono con un’idea, ma hanno bisogno anche di essere guidati», ha osservato Clara Ieva. La sensitiva ha precisato di limitarsi a riferire ciò che ritiene di vedere per la persona, evitando di imporre decisioni.
La questione sollevata va oltre la cartomanzia e riguarda un fenomeno molto più ampio: il rapporto spesso complesso tra i giovani e la città nella quale sono cresciuti.
Rebek: «A quell’età è normale pensare che non ci sia nulla»
Stefano Rebek ha interpretato il desiderio di partire come una fase naturale della crescita. Secondo l’opinionista, molti ragazzi sarebbero convinti che nella propria città non esistano opportunità sufficienti, indipendentemente dal luogo nel quale vivono.
«Ritengo che i ragazzi pensino che a Trieste non ci sia nulla per loro e che questo sia normale a quell’età», ha dichiarato.
Rebek ha aggiunto che un giovane potrebbe sentire lo stesso bisogno di partire anche vivendo in una grande metropoli. «Se fossero a New York avrebbero comunque bisogno di andare via, se fossero a Roma avrebbero comunque bisogno di spostarsi».
La volontà di trasferirsi non dovrebbe quindi essere interpretata esclusivamente come una bocciatura di Trieste, ma anche come il desiderio di costruire una vita autonoma.
Vivere lontano dalla famiglia per diventare autonomi
Secondo Rebek, arriva un momento nel quale un ragazzo o una ragazza sente la necessità di staccarsi dalla famiglia e imparare a vivere da solo.
Lo studio rappresenta spesso l’occasione concreta per compiere questo passaggio. Trasferirsi in un’altra città, condividere un appartamento con altri studenti e occuparsi personalmente della gestione quotidiana sarebbero esperienze fondamentali.
«Inizi a vivere tra studenti, a vivere da solo, ad arrangiarti. Ti aiuta a crescere», ha affermato.
L’opinionista ha ricordato di essersi allontanato da Trieste per ragioni professionali e di essere successivamente tornato. Un percorso vissuto anche da diversi suoi amici, inizialmente attratti dalla possibilità di costruire una vita in Spagna o in altre località straniere.
«L’esperienza è importantissima. Andatevene, tanto poi tornerete», ha sintetizzato Rebek, utilizzando una formula provocatoria per esprimere la convinzione che partire e ritornare possano rappresentare due momenti ugualmente importanti.
Partire non significa rifiutare Trieste
Nel ragionamento dell’opinionista, trasferirsi non deve essere considerato un comportamento negativo né una dimostrazione di disinteresse verso la propria città.
Il problema nascerebbe quando gli adulti interpretano le parole dei ragazzi soltanto come una lamentela nei confronti di Trieste. Dietro la frase “qui non c’è niente” potrebbe nascondersi soprattutto il desiderio di vivere qualcosa di differente.
«È una fase evolutiva e quindi ci sta», ha spiegato Rebek, ricordando il tradizionale meccanismo attraverso il quale ciò che si trova lontano appare spesso più interessante.
Durante la diretta, l’opinionista ha raccontato anche un episodio avvenuto in quello stesso momento: il saluto ricevuto sui social da una persona appena rientrata da Barcellona dopo avere lavorato per due anni nella città spagnola.
Secondo Rebek, quel ritorno rappresentava un esempio concreto di come un’esperienza all’estero possa essere preziosa senza necessariamente trasformarsi in una scelta definitiva.
Imparare la vita pratica
Tra gli aspetti più importanti della vita lontano da casa, Rebek ha indicato l’apprendimento delle attività quotidiane: cucinare, fare una lavatrice, gestire una bolletta e organizzare autonomamente le proprie giornate.
«Vivere da solo ti aiuta. È veramente importante», ha dichiarato.
L’opinionista ha criticato la difficoltà di alcune famiglie e della stessa scuola nel trasmettere competenze pratiche. Per molti ragazzi, l’allontanamento da casa diventerebbe quindi la prima vera occasione per imparare a gestire responsabilità concrete.
Ottolino: «Amo Trieste e non mi pento di essere rimasto»
Una prospettiva differente è stata offerta da Ricky Ottolino, che ha scelto di frequentare l’Università di Trieste e di costruire in città una parte importante del proprio percorso personale e professionale.
Il dj ha ricordato che il primo incontro con Luca Marsi e Stefano Rebek era avvenuto proprio in occasione di una diretta di Trieste Cafe dedicata a un progetto digitale legato alle espressioni tipiche triestine.
Un filtro realizzato per Instagram aveva raggiunto oltre centomila utilizzi, un risultato particolarmente significativo se rapportato alla popolazione cittadina.
«Ho sempre apprezzato la mia città e cerco di apprezzare ciò che ho», ha spiegato Ottolino. «Bisogna trovare un equilibrio tra la crescita, l’ambizione e la capacità di riconoscere quello che si possiede».
«Trieste può offrire tante cose»
Ottolino ha quindi elencato le caratteristiche che rendono Trieste una città particolarmente completa: il mare, il Carso, gli spazi verdi, il centro, i musei, la storia e i castelli.
«Trieste la amo, è una città che può offrire tante cose», ha dichiarato. Pur riconoscendo la presenza di critiche e problemi, il dj ritiene che la città disponga di numerose risorse culturali, ambientali e sociali.
La scelta di frequentare l’università cittadina viene considerata positiva. «Non me ne pento, anzi sono soddisfatto», ha affermato.
Ottolino si è laureato a Trieste circa un anno e mezzo prima della diretta e sta valutando la possibilità di proseguire il proprio percorso con una laurea magistrale, conciliando gli studi con l’attività professionale e musicale.
Restare, partire e ritornare
Dal confronto emerge un quadro articolato, nel quale non esiste una scelta valida per tutti. Alcuni giovani possono trovare a Trieste le opportunità necessarie per costruire il proprio futuro. Altri hanno bisogno di partire, conoscere nuove realtà e misurarsi con una vita completamente autonoma.
Lasciare la città non equivale necessariamente ad abbandonarla. Molti potrebbero ritornare dopo avere acquisito nuove competenze, esperienze e prospettive.
La vera sfida per Trieste sarà continuare a creare condizioni capaci non soltanto di trattenere i giovani, ma anche di convincere chi è partito a rientrare e investire nella città ciò che ha imparato altrove.
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