Friuli Venezia Giulia, meno del 9 per cento delle imprese è a rischio insolvenza

In Friuli-Venezia Giulia le imprese a rischio insolvenza si mantengono sotto la media nazionale, confermando un profilo regionale di rischio complessivamente contenuto. Le imprese attive in regione sono 93.535 e, su queste, l’incidenza delle imprese a rischio insolvenza, in un orizzonte di 12 mesi, si attesta all’8,7%, pari a 8.138 aziende, a fronte di una media italiana del 12,1%, ovvero 674 mila imprese a rischio sul totale nazionale di 5.570.296 imprese attive (Sevendata su dati CCIAA). Nel confronto nazionale, il Friuli-Venezia Giulia si colloca tra le regioni con livelli di rischio sotto la media. Incidenze più elevate si osservano nel Lazio (17,5%), in Calabria (14,0%), Campania (13,8%), Sicilia (13,1%), Abruzzo (13%), Lombardia (12,6%), Molise (12,2%), Umbria e Puglia (12,1%), Basilicata (11,8%), Liguria (11,4%), Sardegna (11,1%), Toscana (11%), Emilia-Romagna (10,5%), Marche (10,1%); mentre livelli sotto la media si rilevano proprio in Friuli-Venezia Giulia (8,7%), in Trentino-Alto Adige (6,6%), Valle d’Aosta (7,5%), Piemonte (8,6%) e Veneto (9%). Su base annua, la quota di imprese a rischio in Friuli-Venezia Giulia è cresciuta di 0,6 punti percentuali, a fronte di una crescita media nazionale dell’1%.
I dati emergono dall’osservatorio Business Scan 2026 sviluppato da Sevendata, data company italiana che analizza lo stato di salute del tessuto imprenditoriale italiano e il rischio di insolvenza a 12 mesi, da febbraio 2025 a febbraio 2026. Attraverso rating proprietario basato sull’intelligenza artificiale a reti neuronali, vengono focalizzate variabili economico-finanziarie, bilanci, eventi negativi pregiudizievoli e scoperti, profili del management e indicatori strutturali delle imprese su base settoriale e territoriale.
Dentro i confini regionali, l’analisi per provincia evidenzia una variabilità contenuta ma significativa: l’incidenza più elevata di imprese a maggiore rischio si osserva a Gorizia (10,3%, 933 imprese a rischio), seguita da Trieste (9,9%, 1.559 imprese a rischio) e Udine (8,3%, 3.710 imprese a rischio), mentre il valore più basso si registra nella provincia di Pordenone (8,1%, 1.947 imprese a rischio).
“Le imprese del Friuli-Venezia Giulia nel 2026 si collocano in base al livello di rischio insolvenza sui 12 mesi tra le realtà più solide a livello nazionale, con un’incidenza significativamente inferiore alla media italiana, confermando un’elevata tenuta complessiva del tessuto produttivo – commenta Fabrizio Vigo, Ceo e co-founder di Sevendata –. L’analisi provinciale evidenzia differenze contenute, con un’incidenza leggermente più elevata a Gorizia e Trieste e un profilo più solido a Pordenone e Udine. La regione mantiene una capacità di resilienza che si spiega con la qualità e la composizione della sua base produttiva: accanto a una forte presenza del comparto commerciale, e a settori rilevanti come costruzioni, agricoltura e logistica, il territorio beneficia di una struttura produttiva equilibrata e diversificata. Allo stesso tempo, alcuni indicatori segnalano che la resilienza non va data per scontata: il lieve incremento della quota di imprese a rischio e la flessione contenuta del survival rate indicano un contesto in cui la tenuta dipende sempre più dalla capacità delle imprese di preservare equilibrio finanziario, continuità operativa e posizionamento di mercato in uno scenario macroeconomico dinamico in grado di gestire fenomeni di incertezza”.
In termini di concentrazione del tessuto imprenditoriale, il Friuli‑Venezia Giulia non fa registrare una variazione annuale delle imprese attive, a fronte della media italiana che registra il saldo negativo
(-0,8%). Il maggior numero di imprese attive è a Udine (47,8% del totale regionale pari a 44.699 aziende) seguita da Pordenone (25,7%, 24.031 imprese), Trieste (16,8%, 15.750 imprese) e Gorizia (9,7%, 9.055 imprese). Sul fronte della dinamica annua delle imprese attive, la regione mostra un andamento stabile, confermando un quadro complessivamente invariato. La lettura demografica regionale indica un saldo leggermente negativo tra nuove imprese e cessazioni: il tasso di natalità si attesta al 5,2% e la mortalità al 5,4% (saldo -0,2 punti percentuali). Anche gli indicatori di resilienza mostrano una buona tenuta: il survival rate – tasso di sopravvivenza – delle imprese nate nel 2024 e ancora attive nel 2026 è pari al 93,1%, in lieve calo rispetto al biennio 2022–2024 (93,7%).
Dal punto di vista settoriale, il numero più alto di aziende attive si registra nel commercio (20,1%), seguito da costruzioni (16,3%) e agricoltura e pesca (12,7%). Le incidenze di rischio insolvenza più elevate si riscontrano nei fornitori di energia (27,3%), nelle attività estrattive in cava (20,7%), nelle attività legate alla gestione di acqua e rifiuti (16,0%) e nelle attività immobiliari (13,9%). Le attività meno a rischio sono invece quelle legate a servizi (2,6%), agricoltura e pesca (3,2%)e attività finanziarie e assicurative (3,8%).
foto di Alexas_Fotos da Pixabay
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