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Cronaca

Arriva a Trieste “LGNetEA”, il progetto pilota dell’ANCI per l’inclusione d’emergenza

Luca Marsi·
Il Comune di Trieste, insieme ad altri 15 comuni italiani, aderisce al progetto “LGNetEA – Rete dei Comuni per una rapida risposta e servizi per l’inclusione d’emergenza in aree urbane svantaggiate” al fine di affrontare e risolvere i fenomeni emergenziali originati dalla presenza, sul territorio nazionale, di migranti non integrati da un punto di vista abitativo, lavorativo e sociale. In maniera strategica, co-finanziano il progetto l’Unione Europea, il Ministero dell’Interno (Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione) e ANCI (sistema dei Comuni italiani), Cittalia e ANCIComunicare, uniti per ridefinire un modello innovativo che valorizzi la centralità del welfare e favorisca una rete di sistemi su scala nazionale e locale. Tre gli ambiti di azione del progetto: reperimento e predisposizione di abitazioni o dimore temporanee; attuazione di interventi psico-socio-legali; realizzazione di progetti di impegno civico (civic engagement).
 
“Il Comune ha voluto agire su due fronti – spiega Chiara Calabria, Funzionario Ufficio Casa e Accoglienza del Comune di Trieste – In primo luogo sull’emergenza abitativa, per cui abbiamo attivato una foresteria per donne e nuclei familiari con minori, e poi abbiamo pensato che per superare la fase di emergenza fosse necessario favorire un supporto, dal momento che l’accoglienza senza supporto socio-educativo sarebbe stata fallimentare, quindi abbiamo attivato percorsi di accompagnamento socio-educativo, attraverso laboratori esperienziali come un corso di italiano o laboratori di informatica per imparare a usare lo SPID, cioè tutte quelle competenze piccole ma che sono fondamentali per chi viene sul territorio per integrarsi e orientarsi nel mondo della burocrazia e degli uffici”.
 
“Il progetto LGNetEA è vincente – sottolinea Calabria – perché l’accoglienza più l’accompagnamento socio-educativo vanno ad integrarsi con progetti già esistenti sul territorio, come nel Comune, quali ad esempio due progetti FAMI (Fondo Asilo Migrazione e Integrazione) specifici, uno sulla salute mentale e le dipendenze e l’altro che lavora sull’asse casa-lavoro. Inoltre è stato utile come progetto di ‘capacity building’, perché ci ha aiutato a favorire la rete dei servizi. Si lavora già molto in rete, ma questo progetto incrementa i rapporti con terzo settore, questura e prefettura, favorendo delle buone prassi”.
 
Sul futuro del progetto e delle best practice sul territorio Chiara Calabria commenta: “La foresteria che abbiamo attivato è un servizio fondamentale su un territorio come Trieste che è una città di confine. Abbiamo 1.000 posti in accoglienza CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), siamo quasi la porta d’ingresso in Europa per la rotta balcanica, ci sono notevoli flussi di cittadini migranti su questo territorio, per cui avere una struttura di pronta accoglienza, soprattutto per donne e realtà mono genitoriali, ad esempio donne sole con bambini, e avere la foresteria (che è comunitaria ma riesce a salvaguardare una certa autonomia, come per le donne mantenere il minimo spazio privato, cucinare e fare la spesa) è essenziale”.
 
“Continueremo a finanziare il progetto con altri fondi – aggiunge Calabria – anche rispetto all’accompagnamento educativo, con i fondi del PNRR, il fondo povertà, o con il fondo del PON (Programma Operativo Nazionale), per dare continuità alle persone, e perché i servizi attivati hanno dato ottimi risultati”.
 
E sulla risposta dei cittadini al progetto Chiara Calabria commenta: “Trieste è una città con forti flussi migratori e tutti questi progetti ci consentono di dare delle risposte alle persone che arrivano. Anche per la cittadinanza, sapere che il Comune si fa carico di queste persone con progetti specifici è positivo. Se si passeggia per la città non si respira un clima di degrado o di emarginazione sociale, anzi si riesce a intervenire rispetto all’integrazione in maniera puntuale, si fa un’anamnesi delle varie situazioni e si individuano gli strumenti più idonei per un rapido percorso di integrazione sul territorio, anche grazie alla rete che abbiamo con il terzo settore ma anche con altri enti istituzionali, come la prefettura e la questura. C’è uno scambio continuo tra il Comune, che fa da fulcro del welfare locale, e tutta la rete dei servizi che gravita intorno al tema dell’integrazione”.
 
Il progetto LGNetEA, che coinvolge 16 comuni italiani, Bologna, Bolzano, Caserta, Firenze, Genova, Latina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Potenza, Roma, Sassari, Taranto, Torino, Trieste insieme ad ANCI Liguria, Azienda Servizi Sociali di Bolzano e Azienda Comunale per la Tutela Ambientale di Potenza, è co-finanziato dall’Unione Europea con la linea di finanziamento delle Misure Emergenziali del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (FAMI), direttamente gestita dalla Commissione Europea con l’obiettivo specifico “di prendersi cura delle persone per prendersi cura delle città”.

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