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Cronaca

Anestesisti a Fedriga. «Mancano posti letto in ospedale». La replica: «Smentiamo»

Luca Marsi·

Pubblichiamo da Dott. Alberto Peratoner Presidente AAROI EMAC FVG

Gentile Presidente Massimiliano Fedriga, gentile vice presidente Riccardo Riccardi, vi scrivo a nome di 350 Anestetisti Rianimatori, di molti medici dei Pronto Soccorso e di moltissimi colleghi che lavorano oggi accanto a noi nelle aziende del nostro SSR del Friuli Venezia Giulia. Vi scrivo per esternarvi e riportarvi le nostre serissime preoccupazioni per la situazione attuale che in rapida negativa evoluzione sta sottoponendo noi ed i nostri ospedali ad un'onda di urto non sostenibile che rischia di portare il sistema al collasso totale. Da giorni i Pronto Soccorso lavorano senza sosta con un numero inimmaginabile di accessi di pazienti Covid19 oltre che con la solita casistica di pazienti per ogni altra patologia possibile, ma non sono in grado di poter dare adeguato ricovero a ciascun paziente per l'assenza totale di posti letto Covid19 dedicati. Gli operatori tutti sono allo stremo per la fatica fisica, per ore lavorate ininterrottamente, per carico emotivo e stress correlato ed i pazienti vengono trattati ed assistiti nel miglior modo possibile che a volte è a volte è molto simile a quello di un ospedale di guerra dove le risorse disponibili sono decisamente e pericolosamente inferiori alle richieste subentranti. Le Terapie Intensive sono completamente sature perchè oggi in regione i 45 posti letto dedicati alla patologia Covid19 sono occupati da 45 pazienti critici gravissimi. I posti letto di terapia intensiva come pure quelli di terapia semi intensiva non sono quelli che corrispondono ai letti, ai ventilatori ed ai monitor, ma i posti letto di terapia intensiva per essere chiamati tali ed essere realmente effettivi sono quelli che prevedono la presenza fissa h24 di medici ed infermieri specializzati in questo ambito in numero adeguato come previsto da standard nazionali ed internazionali. Oltre alle Terapie Intensive "normali" dove continuiamo a trattare i politraumi, gli shock, gli arresti cardiaci, le emorragie cerebrali e tutte le situazioni cliniche più gravi, che non si sono per nulla ridotte, oggi abbiamo in FVG 45 pazienti gravissimi in più, ma avremmo bisogno probabilmente di altri 45 posti letto intensivi, vista la velocità con cui stiamo progredendo. Ma il personale adeguato e preparato per aprirli non c'è e non ci sarà a breve e questo è il vero problema oggi, che proviene da errate programmazioni nazionali e regionali, da miopi politiche di investimento ed assunzione sul personale, e da inadeguati preventivi piani pandemici. In FVG non ci sono 175 posti letto di Terapia Intensiva da dedicare ai malati Covid19, non ci sono 100 posti di Terapia Semi Intensiva, quindi finiamola col fornire alla stampa e ai cittadini numeri suggestivi, eclatanti, confusi, confondenti e non reali. I numeri veri sono quelli di moltissimi pazienti, non più solo anziani (seppur i più gravi attualmente) che arrivano in ospedale con la polmonite ed hanno bisogno dell'ossigeno e poi della ventilazione non invasiva e poi dell'intubazione orotracheale e della ventilazione invasiva e a tutti questi, noi assieme agli internisti, agli infettivologi, ai pneumologi, dobbiamo dare una risposta a bassa, media ed alta intensità, un trattamento, una chance come l'abbiamo sempre data a tutte le altre patologie, con gli stessi criteri e secondo scienza e coscienza. Rispetto a questa primavera ed alla prima ondata pandemica a noi operatori della prima linea sembra però di vivere in un mondo parallelo dove oggi veniamo addidati come pazzi allarmisti, dove siamo messi in discussione da moderati qualunquisti, dove siamo attaccati da negazionisti, complottisti e laureati su Facebook e dove i nostri politici non riescono a capire che finchè verrà concesso l'aperitivo in Piazza San Giacomo a Udine o in via Torino a Trieste, a nulla serviranno altri 45 posti di Terapia Intensiva e a nulla servirà riconvertire interi reparti ospedalieri in degenze per malati Covid19. Le attuali restrizioni e la farsa delle differenti fasce colorate attribuite alle varie regioni non sono e non saranno sufficienti a fermare il drammatico aumento dei casi di sintomatici Covid19 e se è vero che ci sono poche certezze in questo ambito, abbiamo però chiaramente sperimentato che la chiusura di marzo è servita a spezzare ed interrompere questo flusso catastrofico. non è una scelta facile lo sappiamo, sarebbe una sconfitta sociale ed economica ma non c'è più tempo se vogliamo salvare molte vite umane e il nostro sistema sanitario regionale da un collasso annunciato, è necessario prendere delle decisioni impopolari per proteggere la nostra comunità, i nostri padri, ma anche noi stessi. Se cominciamo ad ammalarci anche noi poi si morirà di patologie curabili e sarà una sconfitta globale. Spiegate e fate capire bene a tutti la situazione in cui siamo e in cui lavoriamo, fate capire che il sistema può reggere solo fino ad un certo punto, fate capire che non è deontologicamente, umanamente e costituzionalmente ammissibile non poter dare una risposta in termini di trattamento e di ricovero ai nostri pazienti, fate capire che non vogliamo arrivare alle code chilometriche di ambulanze in fila davanti ai Pronto Soccorsi in attesa di barelle, bombole di ossigeno e posti letto, che non vogliamo arrivare alla chiusura di Pronto soccorsi e Ospedali, che non vogliamo dover mettere i malati Covid19 assieme ad altri malati non Covid19 perchè non vi sono altre soluzioni, che non vogliamo arrivare alla trasformazione di Chiese e palestre in improvvisati ospedali/lazzareti, che non vogliamo interrompere o allungare i già lunghissimi tempi di attesa per la diagnostica e il trattamento delle patologie oncologiche e che non vogliamo vedere ogni giorno lunghi necrologi sui giornali locali ed essere poi magari tra qualche anno chiamati in causa per l'inefficienza e l'impreparazione di questo sistema. La nostra sanità regionale deve rimanere di altissimo livello e deve dare risposte adeguate ed all'altezza di sempre. Non è più tempo di titubanze e di diplomatiche e circonstanziali rassicurazioni, la situazione attuale è grave ed è tempo di decisioni e di atti concreti in grado di interrompere questa pericolosa china. Noi ci siamo e vi supporteremo ma solo con l'evidenza che dietro ci sia un'idea chiara ed un progetto preciso in grado di incidere su questa pandemia a tutti i livelli e che sia chiaro che oggi non ci bastano monitor e ventilatori meccanici, ma ci serve in primis la collaborazione e la coscienza civica di tutti nel rispetto di quello che la scienza dice e ha dimostrato a costo di rinunce pesanti e costi elevati.

Di seguito la replica di dr. Amato De Monte, Direttore Dipartimento di Anestesia e Rianimazione ASUFC, Prof. Umberto Lucangelo, Direttore Dipartimento di Emergenza ASUGI e Dr. Tommaso Pellis, Direttore Dipartimento di Anestesia e Rianimazione  ASUFO

I Direttori dei Dipartimenti di Anestesia e Rianimazione degli Ospedali HUB di Pordenone, Trieste e Udine che stanno gestendo l’emergenza COVID dei pazienti di Terapia Intensiva dall’inizio della pandemia, smentiscono categoricamente quanto sostenuto dal dr. Alberto Peratoner, Presidente AAROI-EMAC del Friuli Venezia Giulia, in merito al numero dei posti letto di Terapia Intensiva, confermando che l’incremento dei 55 posti letto stabilito dal Ministero della Salute per la gestione dell’emergenza COVID, è reale e va a sommarsi ai 120 posti letto già esistenti in Regione e che, nella loro totalità, sono destinati alla gestione di tutti i malati critici intensivi.
 
Analoghe considerazioni valgono anche per la disponibilità dei posti letto semi intensivi.
 
 

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