Un triestino: “Il mio terreno, faccio quello che voglio: la doppia morale di chi dice no all’ovovia"

Un cittadino triestino ha voluto condividere con Trieste Cafe una riflessione nata durante il recente sit-in organizzato dal Comitato No Ovovia e dai residenti di strada del Friuli, contrari alla realizzazione dell'impianto di risalita che dovrebbe collegare il Porto Vecchio con l’altopiano.
L'uomo racconta di essersi avvicinato spontaneamente a una delle partecipanti, incuriosito da uno striscione che recitava: “Trieste è una città che ama gli alberi”. A quel punto ha rivolto una semplice domanda: “Quando avete costruito la vostra casa e disboscato una collina, ci pensavate agli alberi?”
La risposta – secondo quanto riferito – è stata netta: “Il terreno è mio, faccio quello che voglio”.
Il commento del cittadino
“Ecco il vero volto di chi oggi cerca di ostacolare un'opera pubblica strategica per Trieste”, scrive. “Protestano parlando in nome della città intera, ma in realtà sono pochi residenti di una specifica zona, molti dei quali hanno già stravolto il paesaggio per costruire ville e giardini privati, senza preoccuparsi dell’ambiente né del verde pubblico”.
“Contro l’ovovia, ma solo per interesse personale”
Il segnalante sottolinea come, a suo avviso, la battaglia contro l’ovovia sia portata avanti “da una parte politica ben precisa, che cerca consenso elettorale cavalcando il malcontento di pochi, e da alcuni residenti che difendono più la loro tranquillità che l’interesse della collettività”.
E aggiunge: “Dicono che tutta Trieste non vuole l’ovovia, ma la verità è che parlano solo per sé stessi. Un’opera come questa può servire davvero alla città: collegare il Porto Vecchio all’altopiano in modo innovativo, alleggerire il traffico, ridurre le emissioni e valorizzare aree oggi poco connesse”.
“Spero che il progetto vada avanti, per il bene della città”
Il cittadino conclude con un auspicio rivolto all’Amministrazione: “Spero che l’opera prosegua e venga realizzata nei tempi previsti. Trieste ha bisogno di visione, di connessioni moderne e di scelte coraggiose. Non possiamo bloccare tutto per la paura di cambiare”.
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