Cts, aperture necessarie calcolando il rischio: «Bisogna convivere col virus»
«La terapia più sicura sarebbe quella di mettere l’Italia sotto una campana di vetro: porta sprangata e tutti chiusi in casa. L’abbiamo fatto, ora non è più possibile». Queste le parole di Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, in merito alla migliore strategia da adottare per «convivere con il virus, calcolando il rischio». Spiega che alcuni allentamenti saranno necessari «le categorie produttive sono al collasso e la gente è profondamente ferita sul piano psicologico», per rischio calcolato intende «permettere delle aperture, pur sapendo che la curva si alzerà. L’importante è controllare che salga di poco».
Le aperture di cui parla Miozzo si riferiscono «specialmente alla scuola. Se facciamo cose di buonsenso, se le condizioni esterne sono compatibili, se il territorio darà risposte positive ai governatori, allora il rischio diventa accettabile. Considero più pericolosa la didattica a distanza. Un’intera generazione pagherà un conto salatissimo: i ragazzi privati della socialità sono insicuri, incerti, spaventati. Non possiamo continuare così».
Miozzo spiega infine che all’interno del Cts «litighiamo continuamente. A me tocca fare la sintesi e trarre le conclusioni: quello che esprimo è un pensiero collettivo. In scienza e coscienza».
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