lunedì 13 luglio 2026
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Corteo del Primo Maggio, la riflessione di un lettore: “Bambini con la falce e martello, che tristezza”

Luca Marsi·
Corteo del Primo Maggio, la riflessione di un lettore: “Bambini con la falce e martello, che tristezza”

Non una critica politica, ma una riflessione da cittadino. Un nostro lettore, che ha assistito al passaggio del corteo del Primo Maggio, ha voluto condividere alcune considerazioni sul clima e sui simboli visti durante la manifestazione, esprimendo perplessità e preoccupazione per il futuro di queste ricorrenze.

“Non mi interessa la politica, ma certi simboli pesano”

Il lettore sottolinea come il corteo gli sia parso polarizzato su una sola matrice ideologica, lasciando intendere che solo una parte politica sembri occuparsi di lavoro. Il suo disappunto si concentra in particolare sull’uso di simboli come la falce e martello o il volto del Che Guevara, indossati persino da bambini. “Da genitore, vedere certe immagini mi ha lasciato perplesso. È una scelta povera e poco educativa”, scrive.

“Le parole di una signora polacca mi hanno colpito”

Durante il corteo, il lettore racconta di aver incontrato una signora straniera – di origine polacca – che si è mostrata infastidita da quei simboli. Alla domanda su cosa stesse dicendo, la risposta della donna è stata diretta: “Se la gente avesse vissuto la mia infanzia, si vergognerebbe di sfilare con la falce e martello”. Una frase che ha lasciato il segno.

Slogan, insulti e la solita manifestazione

Sul fondo del corteo, il lettore segnala la presenza di slogan offensivi e frasi contro figure politiche passate, definite “fasciste”, giudicando il tutto come “la solita manifestazione”, che finisce per allontanare chi cerca solo un momento di riflessione sul lavoro.

“Quando gli anziani non ci saranno più, tutto questo finirà?”

La lettera si chiude con una nota malinconica. Secondo il lettore, la partecipazione alla manifestazione era tutt’altro che numerosa, “di certo non 3000 persone”, e lascia intravedere una domanda aperta: quando le generazioni più anziane non ci saranno più, queste celebrazioni sopravviveranno davvero?

Un intervento schietto, che al di là della posizione personale, apre una riflessione sul senso delle manifestazioni e su come comunicarne il valore alle nuove generazioni.

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