“Buen Camino è tutt’altro che un film debole”: Salvatore Porro difende il film e ribalta le critiche

Dopo aver letto diverse recensioni, tra cui quella che definivano Buen Camino il film più debole e sottotono di Checco Zalone, e altre analisi di segno opposto, Salvatore Porro, triestino, ha deciso di andare a vedere il film insieme alla propria famiglia. Una scelta nata dal confronto tra giudizi discordanti e che si è trasformata in una presa di posizione netta: Buen Camino non è un’opera minore, ma un film capace di parlare in profondità.
Il pellegrinaggio come metafora della vita
Secondo Porro, il cuore del film sta nella scelta narrativa del cammino. Non un semplice viaggio fisico, ma una metafora potente dell’esistenza umana. Il pellegrinaggio diventa il racconto condensato di una vita intera, con i suoi slanci iniziali, le inevitabili fatiche, gli incidenti, i momenti di scoraggiamento e quelli di bellezza condivisa. Un percorso in cui convivono solidarietà e solitudine, sempre con lo sguardo rivolto alla meta finale.
Un’esperienza vissuta che rafforza il messaggio
A rendere ancora più convincente questa lettura è l’esperienza personale di Salvatore Porro, che racconta di aver affrontato oltre cento pellegrinaggi nel corso degli anni, da Medjugorje a Fatima, da San Giovanni Rotondo alle Tre Fontane di Roma. Un bagaglio di vissuto che gli consente di riconoscere nel film dinamiche autentiche, lontane dalla retorica e vicine alla realtà di chi ha davvero camminato a lungo con uno scopo.
La meta e il senso ultimo del cammino
Nel suo racconto, la meta non è solo un luogo fisico, ma il simbolo del destino umano. Il santuario che attende alla fine del percorso rappresenta ciò che dà senso alla fatica, anche quando lungo il cammino si teme di non farcela. L’arrivo è segnato dalla stanchezza, dai volti provati, ma anche da una gioia profonda e incontenibile.
Non introspezione, ma incontro
Un punto centrale della riflessione di Porro riguarda il significato finale del cammino. Non si tratta di trovare semplicemente se stessi, ma di incontrare una presenza che illumina il percorso e chi lo compie. È questa dimensione spirituale, spesso trascurata da alcune critiche, a dare al film una profondità ulteriore.
Un film da riscoprire oltre le etichette
Da Trieste arriva quindi la voce di Salvatore Porro, fuori dal coro, che invita a riconsiderare Buen Camino. Non un film sottotono, ma un’opera capace di sorprendere, di parlare al cuore e di offrire più livelli di lettura. Un film che, per chi sa coglierne il senso, meriterebbe di essere visto e discusso senza pregiudizi.
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