Austria Felix, e perchè no?
Mi pare di assistere ad un copione che periodicamente appare sui media locali quasi una mania di voler ripetere gli stessi errori, mi riferisco alla segnalazioni dell’Austria Felix. Chi scrive evidentemente non sa o volutamente dimentica che la carica contro i fuochisti del Lloyd venne effettuata per paura da un giovane ed inesperto ufficiale e che non ci fu alcun ordine superiore di far fuoco. I morti pare fossero 14, dico pare perché non si seppe mai l’esatto numero di essi e gli spari ed attacchi con la baionetta avvennero il giorno dopo su ordine del comandante della piazza di Trieste. Da un militare non ci si poteva purtroppo aspettare nulla di diverso. Al contempo mi sembra volutamente dimenticato cosa avvenne a Milano dopo le cannonate del Gen. Bava Beccaris sui civili in preda alla fame che reclamavano pane e meno tasse. Si parla di probabili 300 morti tra l’ 8 maggio 1898 e il 9 quando venne preso d’assalto dalle truppe italiane il convento dei Cappuccini con conseguente strage di civili riparatisi in esso. Non si parla della moltitudine dei feriti. Molti altri furono i morti per ferite, nascosti in casa o nelle campagne per evitare repressioni negli ospizi e ospedaletti. L’ordine di far fuoco e reprimere in ogni modo quella che si temeva poter diventare un’insurrezione popolare venne invece dato direttamente da Sua Maestà il savoiardo Re di Sardegna e Piemonte dove i suoi antenati esiliati dal Re di Francia per “mala condotta “ trovarono rifugio. Il tutto ebbe origine dopo la scellerata ed improvvida campagna di Etiopia dove il 1 maggio ad Adua oltre 7.000 soldati ci rimisero la pelle agli ordini dei Gen. Baldissera e Barattieri, mentre nel 1893 ci fu lo scandalo della Banca Romana che mise in ginocchio la fragile economia italiana già provata dalla crisi agricola del 1892. Tutto questo indusse gli operai milanesi a protestare al grido di: pane e lavoro e giù le tasse che colpivano anche il pane appunto ed il sale. Facendo un salto indietro nel tempo bisogna calarsi nella realtà storica e culturale dei secoli passati che era fondamentalmente diversa dalle nostre attuali usanze, altrimenti si corre il rischio di parlare di cose totalmente diverse. Fine della prima puntata.
Sergio Lorenzutti
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