Golfo di Trieste sotto osservazione, ripartono i drifter per studiare correnti e mare

Riparte da Aurisina il secondo anno di attività congiunta tra Arpa FVG e OGS dedicata allo studio delle correnti marine del Golfo di Trieste. Un progetto che unisce ricerca scientifica e tutela ambientale, con l’obiettivo di comprendere sempre meglio i movimenti delle acque superficiali e migliorare la gestione delle emergenze in mare.
Tecnologia in mare per capire le correnti
Al centro dell’attività ci sono i drifter, strumenti satellitari che seguono il movimento delle correnti marine. Dopo i cinque rilasci effettuati nel 2025, ciascuno della durata di 48 ore e in diverse condizioni meteo-marine, la sperimentazione entra ora in una nuova fase.
I dati raccolti lo scorso anno sono stati confrontati con i modelli previsionali sviluppati dalle due istituzioni e con le osservazioni dei radar HF presenti nel Golfo, offrendo un quadro sempre più dettagliato delle dinamiche marine.
Due modelli, due comportamenti diversi
Le analisi hanno evidenziato differenze importanti tra i due tipi di drifter utilizzati. Il modello Code, caratterizzato da una struttura a croce, risulta maggiormente influenzato dalle correnti marine, mentre risente meno dell’azione di vento e onde.
Al contrario, lo Stokes Drifter, con struttura a disco, viene influenzato contemporaneamente da correnti, vento e moto ondoso, mostrando già dopo le prime 24 ore traiettorie differenti e generalmente più lunghe.
Queste differenze hanno portato a una conclusione chiara: i due strumenti non sono intercambiabili, ma complementari, e ciascuno fornisce informazioni preziose per comprendere i diversi fattori che regolano il comportamento delle acque.
Nuovi rilasci fino a fine 2026
Proprio per approfondire queste dinamiche, Arpa FVG e OGS hanno deciso di proseguire la sperimentazione con altri cinque rilasci a cadenza bimestrale, con conclusione prevista entro dicembre 2026.
L’obiettivo è ampliare la base dati e migliorare la validazione dei modelli numerici, strumenti fondamentali per prevedere il comportamento del mare in diverse condizioni.
Un progetto tra ricerca e tutela ambientale
L’attività si inserisce in un quadro più ampio di monitoraggio del Nord Adriatico e ha una ricaduta concreta anche sulla sicurezza ambientale. I dati raccolti possono infatti risultare decisivi nella gestione di eventuali sversamenti di sostanze inquinanti, come idrocarburi, permettendo interventi più rapidi ed efficaci.
I risultati del primo anno di lavoro saranno inoltre presentati a livello internazionale durante il convegno scientifico EGU General Assembly 2026, confermando il ruolo del Golfo di Trieste come laboratorio naturale di ricerca avanzata.
Un mare sempre più studiato, dunque, non solo per conoscerlo meglio, ma anche per proteggerlo in modo sempre più efficace.
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