Trieste, scintille Mandler-Lippi: dal «trapassato nazionale» alla replica «Non scimmiottiamo la sinistra» (VIDEO)

Un confronto tra due mondi politici profondamente differenti che, su alcuni dei grandi problemi di Trieste, hanno finito sorprendentemente per incrociarsi. Manuela Mandler del Partito Democratico e Angelo Lippi di Futuro Nazionale sono stati protagonisti della nuova puntata di Confronto, condotta dal direttore di Trieste Cafe Luca Marsi.
Turismo, affitti, periferie, lavoro, sicurezza, partecipazione, identità, modello economico e soprattutto Comunali 2027 e dopo Dipiazza: quasi venti minuti di botta e risposta nei quali sono emerse distanze ideologiche nette, ma anche alcuni punti di contatto inattesi.
Il passaggio più curioso arriva proprio quando Mandler riconosce nelle parole sociali di Lippi alcuni temi familiari alla tradizione del centrosinistra, scherzando però sulla formazione dell'avversario, definita «trapassato nazionale». La replica non tarda: Lippi rivendica l'autonomia della tradizione sociale della destra e scandisce che «il bene comune non è certamente un'esclusiva della sinistra».
Lippi: «Abbiamo due Trieste»
Il primo grande terreno di confronto è stato il turismo.
Lippi parte da una lettura molto critica degli effetti prodotti dalla crescita dei visitatori. Nel suo intervento ha citato un passaggio, secondo i dati da lui riportati, dai circa 300 mila visitatori degli anni Ottanta agli attuali 2,1 milioni.
Una crescita che, secondo l'esponente di Futuro Nazionale, rischia però di aver prodotto una frattura.
«Abbiamo due Trieste», sostiene Lippi: da una parte quella turistica, «da vetrina», raccontata attraverso immagini patinate; dall'altra la città degli anziani, delle periferie e dei negozi di vicinato. La sua richiesta è che l'amministrazione non diventi «turistico-centrica», concentrandosi esclusivamente sull'attrazione di capitali e sul business.
Per Lippi il turismo resta dunque una risorsa positiva, ma deve essere governato e soprattutto deve produrre benefici che raggiungano una parte più ampia della popolazione.
Mandler: «Il turismo è una risorsa, ma va governato»
Mandler non respinge il turismo, ma lo colloca all'interno di una visione economica molto più ampia.
«La nostra città ha bisogno di portualità, ha bisogno di industria, di ricerca, di cultura», afferma l'esponente del PD. Il turismo, nella sua impostazione, rappresenta una componente di questo ecosistema e non dovrebbe comportare il sacrificio degli altri settori produttivi.
Mandler mette sul tavolo problemi molto concreti: traffico, parcheggi, mercato immobiliare e qualità del lavoro, sostenendo che nel comparto turistico siano presenti fenomeni di precarietà, lavoro nero, sfruttamento della manodopera e contratti a chiamata.
E arrivano anche le proposte: una cabina di regia per coordinare gli attori del sistema turistico, programmazione anticipata dei momenti di massimo afflusso, parcheggi di interscambio fuori dal centro con navette dedicate o un tram moderno, segnaletica luminosa per indicare i posti disponibili e un'offerta turistica capace di spingersi anche nei 20-30 chilometri attorno alla città, decentrando i flussi.
Case vacanze, Lippi: «I ragazzi oggi non possono trovare casa»
Il primo vero punto d'incontro tra i due arriva sul tema degli affitti.
Lippi porta il confronto sulle case vacanze, sostenendo che la crescita del settore abbia contribuito ad aggravare le difficoltà del mercato immobiliare.
«I ragazzi di oggi non possono trovare casa», afferma, chiedendo una diversa regolamentazione delle case vacanze, controlli sull'abusivismo e incentivi fiscali per i proprietari che scelgono le locazioni tradizionali.
L'esponente di Futuro Nazionale lega poi il tema immobiliare a quello demografico, ricordando che Trieste, secondo i numeri citati durante la trasmissione, sfiorava in passato i 300 mila abitanti mentre oggi si trova sotto quota 200 mila.
Mandler: incentivi per gli affitti lunghi e prezzi calmierati
Su questo terreno la distanza con il PD si restringe sensibilmente.
Mandler propone incentivi per le locazioni di lungo periodo a prezzi calmierati e interventi anche sul quadro normativo.
Secondo l'esponente dem, il problema sarebbe stato sottovalutato dall'attuale amministrazione e dovrebbe invece diventare prioritario, non soltanto per le famiglie triestine ma anche per gli studenti e i ricercatori che arrivano in città e hanno bisogno di trovare un'abitazione a prezzi sostenibili.
È uno dei passaggi politicamente più interessanti dell'intero confronto: PD e Futuro Nazionale partono da culture politiche lontanissime ma arrivano entrambi a chiedere un riequilibrio tra turismo, affitti brevi e diritto alla casa.
Comunali 2027, Mandler chiede la «rottura netta»
Poi Luca Marsi sposta il confronto direttamente sul terreno delle elezioni comunali del 2027: dopo vent'anni politicamente segnati dalla figura di Roberto Dipiazza, Trieste ha bisogno di continuità o di una rottura?
Mandler non lascia spazio a interpretazioni.
Per il PD serve «una rottura netta col modello degli ultimi anni».
La prima cosa da modificare, secondo Mandler, sarebbe il rapporto tra amministrazione e città. L'esponente dem accusa sindaco e Giunta di aver amministrato considerando la città quasi come una propria «proprietà» e facendo, a suo giudizio, calare dall'alto decisioni e progetti senza un sufficiente coinvolgimento della cittadinanza.
La ricetta indicata poggia su tre pilastri: interesse pubblico, trasparenza e partecipazione.
Mandler porta come esempi l'ovovia e il Porto Vecchio, sostenendo inoltre che anche opposizioni e circoscrizioni non siano state sufficientemente coinvolte nei processi decisionali.
L'obiettivo politico dichiarato è ricostruire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e contrastare la crescente disaffezione verso la politica.
Lippi: «Trieste non è un'azienda e non è una cosa da vendere»
Se Mandler parla di rottura, Lippi utilizza parole altrettanto nette.
Pur riconoscendo che l'amministrazione abbia fatto anche «tante cose buone», l'esponente di Futuro Nazionale sostiene che vada modificato completamente il focus della città.
Lippi richiama anche la propria precedente esperienza da consigliere comunale e racconta di essersi dimesso perché la città immaginata dall'allora amministrazione Dipiazza non coincideva con la sua.
Il cuore della critica è l'approccio che definisce «aziendalistico» e di marketing.
«Trieste non è un'azienda» e «Trieste non è una cosa da vendere», afferma Lippi, contrapponendo alla ricerca di capitali e crescita economica una concezione fondata sul bene comune, sulla persona, sugli anziani, sui giovani e sulle periferie.
È qui che Lippi colloca politicamente Futuro Nazionale nella tradizione della destra sociale, richiamando anche la dottrina sociale della Chiesa e una concezione della città intesa prima di tutto come comunità.
Mandler provoca: «Trapassato nazionale»
Ed è proprio questa svolta sociale dell'intervento a provocare uno dei momenti più vivaci della serata.
Mandler ammette di riconoscere in diverse considerazioni di Lippi temi che associa anche alla linea politica del Partito Democratico.
Poi arriva la stoccata, accompagnata da un tono scherzoso: racconta che Futuro Nazionale viene definito «trapassato nazionale».
Ma immediatamente dopo il confronto torna sui contenuti.
Per Mandler anche la sicurezza deve essere una priorità della sinistra, perché le conseguenze dell'insicurezza ricadono soprattutto sulle persone più fragili.
La rappresentante del PD contesta quindi alla destra di aver fatto della sicurezza una propria bandiera elettorale senza, a suo giudizio, essere riuscita a risolvere i problemi. Parla di una situazione percepita dai cittadini e critica quelle che definisce misure «spot» incapaci di produrre soluzioni strutturali.
Lippi replica: «Non scimmiottiamo la sinistra»
Lippi raccoglie immediatamente la provocazione.
«Futuro Nazionale non è una caserma e non è neanche il partito dei questurini o dei militari», afferma, rivendicando l'esistenza storica di una tradizione sociale della destra.
E soprattutto respinge l'idea che l'attenzione alla persona e al sociale rappresenti un terreno esclusivamente progressista.
«La centralità della persona umana contro il primato del profitto» e il concetto di bene comune, sostiene, non appartengono esclusivamente alla sinistra e la destra sociale non avrebbe bisogno di «scimmiottarla».
La differenza, secondo Lippi, sta nella declinazione di questi principi in una prospettiva nazionale, identitaria e sovranista.
«Trieste è diventata una città ostile»
Lippi porta infine il ragionamento direttamente sulla vivibilità urbana.
Parla di troppo rumore, troppo traffico e automobili sempre più grandi all'interno di strade e centri storici rimasti sostanzialmente gli stessi.
Da qui una delle definizioni più forti del confronto: per Lippi quella attuale rischia di essere «una città ostile».
La proposta è ragionare con piani di lungo periodo per riportare Trieste verso una dimensione «vivibile, sana, comunitaria, identitaria», tornando a concepire gli spazi urbani come luoghi di relazione e non esclusivamente di consumo.
Anche gli anziani, conclude Lippi, non avrebbero bisogno soltanto di servizi ma di tornare a sentirsi parte centrale della comunità.
Il finale guarda già alle Comunali 2027
Dopo turismo, casa, sicurezza e modello amministrativo, il confronto si chiude inevitabilmente con lo sguardo rivolto al 2027.
Marsi propone il tradizionale gioco finale della trasmissione: indicare quale potrebbe essere il candidato sindaco dell'altra coalizione. Nel corso dello scambio vengono evocati, come ipotesi del confronto e non come candidature ufficializzate, il nome di Gialuz per il centrosinistra e quelli di Babuder e Lodi nel campo del centrodestra.
Una chiusura quasi simbolica per un confronto che, pur partendo da due collocazioni politiche molto differenti, ha mostrato una curiosa convergenza nella volontà di mettere in discussione diversi aspetti dell'attuale modello di sviluppo di Trieste.
Mandler lo fa chiedendo una rottura fondata su partecipazione, trasparenza e interesse pubblico. Lippi lo fa proponendo la sua idea di destra sociale, comunità e bene comune.
Le ricette restano politicamente distanti. Ma nel botta e risposta di Trieste Cafe una domanda è rimasta sospesa sopra tutto il confronto: dopo l'era Dipiazza, quale modello di città dovrà scegliere Trieste?
DI SEGUITO IL VIDEO
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