Trieste, Fesica all’attacco sulla vigilanza privata: «Servono controlli capillari, ora sono finiti i giochi»

Controlli più capillari da parte delle autorità competenti, maggiore attenzione alle modalità con cui vengono affidati i servizi e una tutela concreta degli operatori della sicurezza e della vigilanza privata. Sono le richieste avanzate dal direttivo Fesica Confsal, con Tomaz Zotti e Furlan Martin, che torna a intervenire sulla situazione del comparto in Friuli Venezia Giulia e, in particolare, a Trieste.
Il sindacato collega il proprio intervento anche alle novità legate alla presenza degli ASC, addetti ai servizi di controllo, nella movida triestina e alla richiesta di personale per eventi e altri servizi.
Secondo Fesica, la vigilanza privata viene chiamata ormai da anni a svolgere un ruolo rilevante sul territorio. Da qui la richiesta di verificare con attenzione il rispetto delle disposizioni previste per il settore.
«Servono controlli capillari»
Per Zotti e Furlan il punto centrale riguarda proprio i controlli.
Fesica sostiene che sia necessario verificare in maniera puntuale quanto avviene nelle aziende, soprattutto quelle locali, e solleva dubbi sulle modalità con cui, in alcuni casi, verrebbero organizzati e affidati determinati servizi.
Il sindacato parla di presunte «raccomandazioni» e di «appalti creati senza bandi», arrivando inoltre a sostenere che alcuni servizi verrebbero attivati grazie a rapporti personali all'interno delle istituzioni.
Si tratta di affermazioni formulate da Fesica nel proprio intervento e che, nel materiale trasmesso, non sono accompagnate dall'indicazione di singoli casi, aziende o affidamenti specifici.
«Gli operatori non sono pedine»
Particolarmente forte il passaggio dedicato ai lavoratori.
«Gli operatori della sicurezza e vigilanza privata non sono oggetti da mettere come pedine in una partita a dama», afferma Fesica.
Il sindacato ricorda che dietro ogni operatore ci sono una vita privata, una famiglia e persone chiamate a lavorare in situazioni che possono comportare rischi per la propria incolumità.
Da qui la richiesta di riportare al centro del dibattito non soltanto l'organizzazione dei servizi, ma anche la dignità, la sicurezza e i diritti dei lavoratori.
Fesica: «Il settore ha bisogno di fatti concreti»
Zotti e Furlan rivendicano inoltre l'attività portata avanti negli ultimi mesi.
Secondo Fesica, per affrontare realmente i problemi del comparto non sarebbero sufficienti comunicati sui social e interviste.
«Il settore ha bisogno di fatti concreti», è la posizione espressa dal direttivo.
Fesica afferma di aver analizzato quanto accaduto da marzo 2026 a oggi, sostenendo che l'attività portata avanti dal sindacato abbia avuto risonanza non soltanto in Friuli Venezia Giulia.
Abusivismo e presunte violazioni al centro dell’attività
Nel bilancio tracciato dal sindacato compaiono diversi temi sui quali Fesica sostiene di essere intervenuta.
Tra questi vengono citati episodi di abusivismo, presunte violazioni delle disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro e presunte violazioni dell'articolo 187 del TULPS in alcuni locali.
Anche in questo caso il comunicato non indica nel dettaglio le singole attività o gli specifici episodi ai quali fa riferimento.
Fesica sostiene però che le proprie segnalazioni abbiano prodotto conseguenze e rivendica di essere intervenuta anche rispetto a situazioni riguardanti il presunto porto abusivo di armi.
«Siamo stati i primi a far intervenire le forze dell'ordine per porto abusivo d'arma», afferma il sindacato.
«Non significa rovinare il comparto, ma togliere ciò che gli fa male»
Fesica respinge l'idea che portare alla luce eventuali irregolarità possa danneggiare l'intera categoria.
Secondo il direttivo, l'obiettivo sarebbe esattamente opposto: separare le criticità dal lavoro svolto correttamente dalla maggioranza degli operatori.
«Aver fatto queste azioni non significa rovinare la famiglia della vigilanza, ma togliere quello che fa male al comparto», spiegano Zotti e Furlan.
Il concetto espresso dal sindacato è quello di una tutela che non si limiti alla difesa del singolo lavoratore, ma comprenda anche il rispetto delle regole all'interno dell'intero settore.
«Chi lavora deve tutelare anche chi gli sta vicino»
Nel comunicato Fesica insiste anche sul significato attribuito all'attività sindacale.
Per il direttivo, chi opera nella sicurezza privata deve essere consapevole non soltanto dei propri diritti, ma anche della necessità di tutelare quelli dei colleghi e delle persone che possono trovarsi in situazioni di difficoltà.
«Chi fa questo lavoro deve essere consapevole che oltre a tutelare i propri diritti deve tutelare anche i diritti di chi gli sta vicino e di chi ne ha bisogno. Questo significa sindacato», afferma Fesica.
«Ora sono finiti i giochi»
Il passaggio conclusivo assume toni particolarmente decisi.
«Ora sono finiti i giochi», afferma il direttivo, annunciando l'intenzione di continuare a intervenire sulle situazioni considerate irregolari.
Fesica utilizza un'immagine molto esplicita: «Diventeremo un ago che, se punge chi sbaglia, farà male».
Il sindacato sostiene di essere stanco di vedere il comparto della vigilanza protagonista di situazioni nelle quali, a suo giudizio, gli stessi lavoratori possono trovarsi impreparati ad affrontare le difficoltà legate alla professione.
Fesica: «Il finale del 2026 si prospetta piccante»
Zotti e Furlan annunciano infine che il lavoro di verifica e denuncia proseguirà nei prossimi mesi.
«Il fine 2026 si prospetta piccante», afferma Fesica, spiegando di essere ancora al lavoro sulle tematiche già affrontate e su altre situazioni sulle quali intende fare luce.
Il comunicato si chiude con una frase che sintetizza la linea scelta dal sindacato: «La guerra continua».
Una battaglia che Fesica dichiara di voler portare avanti chiedendo controlli, rispetto delle norme e maggiore tutela per chi lavora quotidianamente nel settore della sicurezza e della vigilanza privata.
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