Trieste, 4 ex appartenenti a Forze Armate e Polizia: «Serve inversione di rotta verso diplomazia e pace»

Un appello affinché si torni a puntare sulla diplomazia e sulla ricerca di una soluzione al conflitto, accompagnato dalla preoccupazione per la presenza di militari italiani ai confini orientali dell'Europa. È il contenuto della lettera inviata alla redazione e firmata a Trieste da Salvatore Porro, Fabio Camillucci, Valentina Banco e Orazio Caracozzolo, che si presentano come ex appartenenti alle Forze Armate e alle Forze di Polizia.
Il documento, datato 28 settembre 2026, prende le mosse dalla notizia del ferimento di quattro bersaglieri dell'11° Reggimento Bersaglieri di stanza a Orcenico Superiore, inquadrato nella 132ª Brigata corazzata “Ariete”, uno dei quali, secondo quanto riportato dai firmatari, sarebbe in condizioni serie.
Il pensiero rivolto ai quattro bersaglieri
La prima parte della lettera è dedicata proprio ai militari coinvolti.
«Ai militi coinvolti in tale episodio va il nostro pensiero e augurio affinché possano guarire celermente dagli esiti dell'evento in parola», scrivono i quattro firmatari.
Da qui prende forma una riflessione più ampia sul ruolo dei militari italiani e sulla situazione internazionale.
Porro, Camillucci, Banco e Caracozzolo ricordano la propria esperienza come servitori dello Stato e il giuramento di fedeltà alla Patria, utilizzandola come punto di partenza per manifestare le proprie preoccupazioni.
«La presenza di forze italiane rappresenta un altissimo rischio di escalation»
La posizione espressa nella lettera è molto netta.
«Come servitori dello Stato, che hanno giurato fedeltà alla Patria, sottolineiamo energicamente che la presenza di forze armate italiane ai confini orientali dell'Europa rappresenta un altissimo rischio di escalation e una pericolosa provocazione che potrebbe riverberarsi seriamente in danno della nostra Nazione».
Si tratta della valutazione politica e strategica dei quattro firmatari, che manifestano il timore che la presenza militare possa aumentare il rischio di incidenti o di un ulteriore aggravamento delle tensioni.
Nella lettera viene inoltre sostenuto che una parte rilevante dell'opinione pubblica considererebbe lo stanziamento di truppe italiane nelle aree vicine ai confini russi una scelta imprudente.
Il richiamo all’articolo 11 della Costituzione
Non casuale la scelta dell'oggetto della lettera: l'articolo 11 della Costituzione italiana.
I firmatari riportano integralmente il principio secondo il quale «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali», richiamando inoltre il passaggio relativo alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento capace di assicurare «la pace e la giustizia fra le Nazioni».
È proprio attorno al concetto di pace che viene costruita la parte conclusiva dell'intervento.
Il riferimento alle parole di Papa Francesco
I quattro ex appartenenti alle Forze Armate e alle Forze di Polizia richiamano anche una dichiarazione attribuita a Papa Francesco durante un'intervista al Corriere della Sera del maggio 2022.
«Noi, uomini e donne che hanno indossato la divisa e imbracciato le armi, pur consapevoli del nostro dovere e grati di non aver mai dovuto ferire nessuno, facciamo nostro il pensiero di Papa Francesco», scrivono.
Nella lettera viene quindi riportata la frase: «Se la NATO non avesse abbaiato ai confini della Russia, probabilmente non ci sarebbe stata la guerra».
Il riferimento viene utilizzato dai firmatari per sostenere la necessità, a loro giudizio, di ridurre le tensioni e privilegiare gli strumenti diplomatici.
La proposta: un ruolo della Santa Sede
L'appello non si limita alla critica della situazione attuale. I quattro firmatari indicano anche una possibile strada diplomatica.
«Chiediamo un'inversione di rotta e un impegno concreto per la diplomazia e la pace», affermano.
Nella lettera viene quindi auspicato un possibile intervento della Santa Sede, immaginando la promozione di un incontro in Vaticano tra diplomatici russi e ucraini.
Una proposta che, nelle intenzioni espresse nel documento, dovrebbe contribuire alla ricerca di una soluzione negoziale.
Un appello firmato da quattro ex uomini e donne in divisa
La lettera si chiude dunque con una richiesta precisa: riportare al centro del confronto internazionale diplomazia, negoziato e pace.
A sottoscriverla sono Salvatore Porro, Fabio Camillucci, Valentina Banco e Orazio Caracozzolo, che scelgono di intervenire pubblicamente partendo dalla propria precedente appartenenza alle Forze Armate e alle Forze di Polizia e dalla preoccupazione suscitata dalla notizia relativa ai quattro bersaglieri.
Un intervento che affida all'articolo 11 della Costituzione il proprio riferimento principale e che porta da Trieste nel dibattito sulla guerra una posizione chiaramente contraria a un ulteriore aumento delle tensioni militari.
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