lunedì 21 settembre 2026
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Politica

Ticket da 10 euro per il Carnevale di Muggia, Rifondazione: “Festa svenduta, giovani criminalizzati”

Luca Marsi·
Ticket da 10 euro per il Carnevale di Muggia, Rifondazione: “Festa svenduta, giovani criminalizzati”

Muggia “non è un’azienda” e il Carnevale deve “tornare al popolo”: con queste parole il Partito della Rifondazione Comunista di Trieste, attraverso un comunicato firmato da Gianluca Paciucci, interviene duramente contro la decisione dell’amministrazione comunale di introdurre un ticket d’ingresso di 10 euro per i non residenti.

Nel testo, la misura viene definita “un atto politico inaccettabile” perché, secondo la posizione espressa dal circolo, trasformerebbe una manifestazione storicamente legata a libertà e partecipazione collettiva in un evento destinato a pochi, con un filtro economico che finisce per distinguere chi può permettersi di partecipare e chi no.

“Il filtro dei maranza”: attacco alla retorica del decoro

Il comunicato entra nel merito anche della motivazione attribuita alla scelta del ticket: la volontà di “limitare l’afflusso” dei cosiddetti “maranza” e garantire il decoro. Una narrazione che Rifondazione definisce “pericolosa”, perché implicherebbe che la sicurezza si possa ottenere con un biglietto, mentre il risultato concreto sarebbe una selezione sociale.

Nel documento si parla apertamente di rischio criminalizzazione dei giovani e delle fasce meno abbienti, sostenendo che il Carnevale “non può diventare un club esclusivo” che tiene fuori i ragazzi delle periferie perché percepiti come “indesiderati”. Una critica netta, impostata su un punto centrale: il portafoglio non può diventare il criterio con cui si decide chi entra e chi resta fuori.

Varchi e controlli: “esperimento inquietante di controllo territoriale”

Altro elemento contestato è la previsione di varchi presidiati e di accesso regolato, con riferimento alla scansione di QR code. Per Rifondazione si tratterebbe di un passaggio che va oltre la gestione dell’evento e che assume i contorni di un “esperimento di controllo territoriale inquietante”.

Il messaggio politico che il testo denuncia è chiaro: trasformare calli e piazze in un’area “recintata”, gestita come fosse uno spazio privato, significherebbe mercificare lo spazio pubblico e comprimere il diritto alla libera circolazione. La frase simbolo è incisiva e costruita per colpire: “Muggia non è un museo a pagamento né un parco a tema privato: è una comunità viva.”

“Dieci euro sono una tassa sulla socialità”: il nodo economico

Il comunicato collega la misura anche al quadro economico generale, parlando di “momento di forte inflazione” e definendo i 10 euro come una vera e propria “tassa sulla socialità”. Secondo la posizione espressa, il prezzo d’ingresso renderebbe la partecipazione più difficile per chi ha redditi medio-bassi, trasformando la “gioia collettiva” in un bene di lusso.

Nel mirino finisce anche l’esenzione per i residenti, giudicata una misura “di facciata” che, sempre secondo Rifondazione, rischia di dividere la comunità: da una parte chi entra gratuitamente perché residente, dall’altra chi paga perché arriva da fuori. Nel comunicato si parla di una strategia che tenderebbe a “sopire il dissenso locale” mentre l’evento diventerebbe una “trappola per turisti da spremere”.

La posizione politica: “il carnevale non si vende”

La conclusione del testo rilancia lo slogan che attraversa tutto il comunicato: “Il Carnevale non si vende.” Rifondazione Comunista chiede una gestione che resti pubblica e sociale, sottolineando che l’organizzazione non deve gravare sulle classi popolari.

L’invito finale è rivolto a cittadini e forze sociali, chiamati a “far sentire la propria voce” contro quella che il comunicato definisce una trasformazione del territorio in un’“azienda a cielo aperto”. Una presa di posizione che, nei toni e nei contenuti, si propone come scontro frontale su un punto preciso: la cultura popolare non deve essere ingabbiata, né resa accessibile solo a chi può pagare.

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