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Politica

Sicurezza a Trieste, Lega-Pd: «Microcriminalità aumentata» - «Non allarmiamo oltre il dovuto» (VIDEO)

Luca Marsi·
Sicurezza a Trieste, Lega-Pd: «Microcriminalità aumentata» - «Non allarmiamo oltre il dovuto»  (VIDEO)

Sicurezza, criminalità, giovani, lavoro, turismo, Porto Vecchio e prossime elezioni comunali. È stato un confronto serrato quello tra Pamela Rabaccio, segretaria provinciale della Lega, e Maria Luisa Paglia, segretaria provinciale del Partito Democratico, protagoniste della diretta condotta da Luca Marsi.

Una vera sfida tra le due segretarie provinciali, partita dai dati sulla criminalità e diventata particolarmente accesa quando il confronto si è spostato sul futuro del Porto Vecchio. Non sono mancati punti di contatto, soprattutto sulla necessità di creare lavoro e trattenere i giovani, ma sono emerse anche profonde differenze sul modo in cui Trieste dovrebbe affrontare le grandi trasformazioni dei prossimi anni.

Sicurezza, Paglia: «La microcriminalità è aumentata ed è sotto gli occhi di tutti»

Il primo tema è stato quello della sicurezza, partendo dalla classifica citata durante la trasmissione che colloca Trieste al tredicesimo posto nazionale per incidenza dei reati denunciati.

Paglia ha chiamato in causa innanzitutto Governo e Ministero dell’Interno, sottolineando però che anche l’amministrazione comunale «non può girarsi dall’altra parte».

Per la segretaria provinciale del Pd servono organici più stabili e adeguati per Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, insieme a una maggiore presenza nei quartieri e nei luoghi considerati più sensibili.

«C’è una microcriminalità che è aumentata ed è sotto gli occhi di tutti. Questo non si può negare. I cittadini se ne accorgono giornalmente», ha affermato.

Paglia ha indicato anche la necessità di intervenire sulla prevenzione, citando violenza di genere, estorsioni, criminalità informatica e truffe ai danni degli anziani. Per il Comune, invece, ci sarebbero strumenti come illuminazione, cura degli spazi pubblici, contrasto al degrado, servizi sociali e servizi di prossimità.

Rabaccio: «I numeri stupiscono, ma non devono allarmare più del dovuto»

Rabaccio ha scelto di partire dalle vittime, esprimendo vicinanza alle persone anziane e fragili, ai giovani vittime di bullismo e alle donne che trovano la forza di denunciare.

La segretaria provinciale della Lega ha quindi sottolineato un aspetto differente dei dati: si tratta di reati denunciati.

Secondo Rabaccio, questo può rappresentare anche un segnale della fiducia dei cittadini nelle Forze dell’ordine.

«I numeri stupiscono, non devono allarmare più del dovuto», ha spiegato, pur riconoscendo la necessità di una riflessione da parte degli addetti ai lavori.

Poi uno dei passaggi più netti: «La sicurezza non è un concetto né di destra né di sinistra, né uno slogan, ma un diritto di tutti i cittadini».

Per Rabaccio prevenzione e cultura devono quindi accompagnare il lavoro delle istituzioni, partendo anche dall’educazione impartita all’interno delle famiglie.

Telecamere, Paglia: «Non sostituiscono le persone». Rabaccio: «Sono un deterrente importante»

Il primo vero botta e risposta è arrivato sulla videosorveglianza.

Paglia ha ricordato la presenza, secondo quanto da lei riportato, di 230 punti relativi alle telecamere a Trieste, ponendo però il problema delle risorse umane necessarie per controllare e utilizzare le registrazioni.

La proposta è quella di arrivare a un monitoraggio pubblico dei fenomeni quartiere per quartiere, così da comprendere dove servano maggiormente telecamere, pattuglie o interventi di carattere sociale.

«Le telecamere non possono sostituire minimamente la presenza delle persone», ha sottolineato Paglia.

Rabaccio ha colto però proprio questa posizione per evidenziare un possibile punto di incontro: «Sono contenta di sentire i nostri cosiddetti avversari politici essere soddisfatti di avere un maggiore investimento nella sicurezza, sia su infrastrutture come le telecamere, sia in personale sulla strada».

Per la rappresentante della Lega, infatti, le telecamere rimangono «un deterrente molto importante».

Comunali, giovani e lavoro diventano terreno comune

Passando alla Trieste del futuro, le distanze tra le due ospiti si sono in parte ridotte.

Rabaccio ha indicato come priorità lo sviluppo delle infrastrutture, la creazione di nuovi posti di lavoro e una maggiore attenzione alle condizioni economiche dei lavoratori.

«Dobbiamo soprattutto pensare ai giovani in questo momento affinché non vadano via da Trieste», ha affermato. «Dobbiamo cercare di trattenerli dando però una qualità di vita adeguata».

La segretaria della Lega ha aperto anche alla collaborazione politica: quando c’è di mezzo l’interesse dei cittadini, ha sostenuto, non dovrebbero esserci paletti nel dialogo tra maggioranza e opposizione.

Anche Paglia ha messo il lavoro qualificato e i giovani al centro della propria visione. L’obiettivo indicato è quello di costruire «una Trieste che cresca senza lasciare indietro nessuno» e che torni ad avere una forte importanza europea.

Per Paglia il problema riguarda soprattutto i ragazzi che studiano, si formano e fanno esperienza all’estero, ma poi non trovano a Trieste condizioni sufficientemente attrattive per tornare. Servono quindi lavoro, casa, servizi e sicurezza.

Paglia: «Trieste non può vivere solo di turismo e operazioni immobiliari»

È a questo punto che il confronto ha cominciato a scaldarsi.

«Questa città non può vivere solo di turismo, non può vivere solo di operazioni immobiliari», ha affermato Paglia.

La segretaria del Pd ha indicato porto, ricerca, università e industria tra gli elementi sui quali costruire il futuro economico della città, richiamando anche la situazione Startech e rivolgendo un pensiero ai lavoratori coinvolti nella vertenza.

Industria e commercio, secondo Paglia, devono essere affiancati da cultura e innovazione. E proprio il Porto Vecchio potrebbe rappresentare uno dei grandi spazi nei quali costruire questo futuro.

«Ai tempi dell’Impero austro-ungarico era proprio una capitale europea», ha osservato. «Se ci impegniamo in questo può tornare ad esserlo».

Rabaccio replica: «A un certo punto bisogna avere la forza di partire»

Rabaccio ha risposto mettendo al centro il fattore tempo.

«In linea di principio siamo d’accordo? Il punto è che a un certo punto bisogna anche avere la forza di volontà di partire».

Il riferimento è stato diretto al progetto di Porto Vivo. Per la segretaria della Lega aspettare continuamente la situazione ideale rischia di tradursi in un danno.

«Ogni mese che si perde sono dei soldi persi», ha affermato, aggiungendo che in gioco ci sarebbe anche la credibilità della città.

Sul lavoro, Rabaccio ha espresso vicinanza ai dipendenti Startech e alle loro famiglie, richiamando l’azione della Regione. Ha inoltre ricordato universitari, ricercatori e lavoratori della ristorazione, sostenendo la necessità di valorizzare anche professioni che rischiano di essere trascurate nel dibattito sul futuro economico.

Paglia sul Porto Vecchio: «Deve appartenere alla città di Trieste»

Il confronto è entrato nella fase più accesa quando Paglia è tornata direttamente sul Porto Vecchio.

«Porto Vecchio deve appartenere alla città di Trieste», ha affermato.

Secondo la segretaria del Pd, l’area dovrebbe diventare un nuovo quartiere vivibile anche dalle famiglie e non essere percepita soltanto come un’operazione immobiliare.

La critica principale riguarda il percorso seguito: «Quello che noi abbiamo visto fino a questo momento su Porto Vecchio non è stata molta partecipazione della cittadinanza. Non c’è stata trasparenza sulle scelte e sugli accordi».

Paglia ha precisato di non voler fermare la creazione di lavoro, chiedendo invece una visione condivisa, spazi accessibili e un’area realmente collegata agli altri quartieri.

Turismo, Paglia: «Non può diventare un turistificio»

Dalla trasformazione del Porto Vecchio il ragionamento è passato al turismo.

Paglia ha riconosciuto il valore della crescita dei visitatori, ma ha utilizzato un’espressione destinata a far discutere: «turistificio».

«Il turismo non è da demonizzare», ha precisato, chiedendosi però se all'aumento dei visitatori siano corrisposti adeguati potenziamenti delle linee degli autobus, dei parcheggi e delle alternative di mobilità sostenibile.

«Non possiamo lasciare che i turisti arrivino e siamo felici quando sentiamo le percentuali. Dobbiamo anche gestirla».

Secondo Paglia, senza un governo del fenomeno si rischia di rendere più complicata la vita quotidiana dei residenti. L’obiettivo dovrebbe essere quindi trovare un equilibrio tra una città accogliente per i visitatori e una città vivibile per chi la abita ogni giorno.

Rabaccio attacca: «È l’ora di finirla, non possiamo raccontare bugie ai cittadini»

È qui che il confronto è diventato un vero botta e risposta politico.

«Di solito sono tranquilla, però su questo punto un po’ mi scaldo», ha esordito Rabaccio parlando del Porto Vecchio.

La segretaria della Lega ha contestato frontalmente le accuse sulla trasparenza, sulla partecipazione e sulla natura immobiliare del progetto.

«Questo è un mantra che continua», ha affermato.

Poi l’affondo: «Dopo due anni che le risposte sono state date, io direi che sarebbe l’ora di finirla nell’interesse dei cittadini».

Rabaccio ha sostenuto che ci sia stata «la massima trasparenza», ricordando la possibilità di accedere agli atti.

E ancora: «Se c’è qualcosa di puntuale, una proposta costruttiva, facciamola, ma andiamo avanti perché non possiamo raccontare bugie ai cittadini».

La segretaria leghista ha quindi contestato anche la rappresentatività del comitato critico verso il progetto, sostenendo che non rappresenterebbe l’intera città.

«Stiamo togliendo un’opportunità alla nostra città. Per cosa? Per un’ideologia. Questo veramente mi addolora molto».

Paglia contrattacca: «Dovevano ascoltare professionisti, categorie e comitati»

La risposta è arrivata immediatamente.

Paglia ha ripercorso il passaggio del progetto nelle sedi istituzionali, sostenendo che una trasformazione delle dimensioni del Porto Vecchio avrebbe richiesto un coinvolgimento molto più ampio.

Secondo la segretaria del Pd, non sarebbe stata data la possibilità di esaminare adeguatamente tutti gli atti e sarebbe mancato il coinvolgimento di professionalità che avrebbero potuto contribuire alla progettazione.

Paglia ha citato espressamente l’Ordine degli Architetti e altre categorie professionali.

Ha quindi espresso il timore che una parte del Porto Vecchio possa trasformarsi in un'area di grandissimo pregio economico, ma poco accessibile ai cittadini.

E ha respinto l’accusa di una battaglia puramente ideologica, ricordando la presenza, nel fronte critico, anche di associazioni impegnate sui temi ambientali.

Per Paglia il punto resta uno: «L’amministrazione aveva il dovere di ascoltare i professionisti, le categorie, i comitati, doveva ascoltarli. Questo significa mancanza di trasparenza e di condivisione».

Rabaccio: «Un passo avanti e due indietro, troppo freno al volante»

Nuova controreplica di Rabaccio.

La segretaria provinciale della Lega ha difeso il lavoro dei tecnici che hanno predisposto il progetto, sottolineando che chi ha firmato gli elaborati aveva titolo per farlo.

Ha inoltre ricordato che successivamente si sono svolti dibattiti pubblici e sono stati messi a disposizione documenti e presentazioni.

Poi un'altra stoccata: «Io credo che si faccia un passo in avanti e due indietro».

Secondo Rabaccio il fattore tempo deve essere tenuto in considerazione proprio perché Trieste si trova davanti a una fase cruciale per il proprio sviluppo.

La sintesi della sua posizione è arrivata in poche parole: «Percepisco troppo freno al volante».

Paglia chiude: «C’è un ricorso, la giustizia farà il suo corso»

L’ultima replica sul Porto Vecchio è stata affidata a Paglia.

«C’è un ricorso, vedremo come andrà a finire. C’è in corso un ricorso, la giustizia farà il suo corso».

Una chiusura che ha fotografato perfettamente la distanza emersa durante il faccia a faccia: Rabaccio chiede di accelerare e considera eccessivi i freni posti allo sviluppo dell’area; Paglia insiste sulla necessità di maggiore partecipazione, trasparenza e condivisione nelle decisioni che riguarderanno una delle trasformazioni più importanti per il futuro di Trieste.

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