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Politica

Referendum giustizia, comitato No Trieste: '“votare no, riforma Nordio una picconata alla Carta” (VIDEO)

Luca Marsi·
Referendum giustizia, comitato No Trieste: '“votare no, riforma Nordio una picconata alla Carta” (VIDEO)

Una conferenza stampa dal tono duro e senza mezzi termini. Questa mattina, martedì 20 gennaio 2026, Tommaso Russo, intervenuto per il Comitato a Difesa della Costituzione, ha preso posizione sul prossimo referendum relativo alla riforma della giustizia, invitando apertamente i cittadini a votare no. Preenti tra il pubblico il portavoce del Movimento 5 Stelle Paolo Menis, la segretaria cittadina di Sinistra Italiana Elisa Moro e il segretario cittadino di Rifondazione Gainluca Paciucci.

Secondo Russo, la cosiddetta riforma Nordio rappresenterebbe “un’ulteriore picconata alla Costituzione”, inserendosi in una lunga serie di interventi e tentativi che, a suo dire, avrebbero inciso o provato a incidere sui principi costituzionali nell’arco degli ultimi vent’anni.

“Separazione carriere? È un pretesto: di fatto già esiste”

Uno dei primi punti sollevati riguarda la separazione delle carriere, uno dei temi più dibattuti nella riforma e spesso presentato come cardine del cambiamento. Russo ha sostenuto che tale separazione, nella sostanza, “non c’entra assolutamente nulla” perché “di fatto già esiste” a partire dalla riforma Cartabia del 2021.

La critica centrale è netta: Russo ritiene che la riforma non intervenga realmente sugli aspetti che maggiormente preoccupano i cittadini, come la durata dei processi, gli errori giudiziari o la necessità di un sistema più efficiente.

“Non velocizza i processi e non tutela i cittadini”

Il Comitato, attraverso la voce di Russo, sostiene che la riforma non sia in grado di produrre alcun miglioramento concreto sul piano pratico: non renderebbe più rapidi i procedimenti e non inciderebbe sulle criticità più sentite.

In altre parole, il messaggio lanciato dalla conferenza stampa è che ci si troverebbe davanti a una riforma che promette cambiamento ma che, secondo la loro lettura, non aggredisce i veri nodi della giustizia quotidiana.

Il punto chiave: “il cuore è lo smembramento del Csm”

Il passaggio più duro riguarda però quello che Russo ha definito il vero centro della riforma: il Consiglio superiore della magistratura.

Secondo quanto dichiarato, la riforma avrebbe come obiettivo lo “smembramento” del Csm in tre organismi distinti e, soprattutto, la modifica del metodo di nomina dei consiglieri. Un metodo che “a prima lettura sembra un sorteggio”, ma che Russo sostiene non lo sia davvero.

La ragione indicata è questa: il sorteggio sarebbe limitato a una platea che verrebbe stabilita tramite legge ordinaria dal Parlamento, e quindi dalle maggioranze del momento.

“Così si assoggetta la magistratura alla politica”

La conseguenza, secondo la tesi del Comitato, sarebbe la creazione di un sistema in cui il potere giudiziario risulterebbe sottoposto a un controllo politico. Russo ha evidenziato che tali organismi avrebbero poi un peso sulle carriere dei magistrati, decidendo su aspetti cruciali come:

promozioni
trasferimenti
sanzioni disciplinari

Da qui la critica più pesante, formulata apertamente: un simile assetto porterebbe verso una forma di concentrazione del potere, con esecutivo e legislativo di fatto unificati in una pressione sistemica sul potere giudiziario.

Russo ha parlato esplicitamente di rischio “democratura”.

“Campagna informativa contro la disinformazione”

Il Comitato ha inoltre annunciato l’intenzione di avviare una campagna informativa, spiegando che l’obiettivo sarebbe contrastare quella che definiscono “disinformazione” prodotta da media televisivi.

Russo ha ricordato anche la raccolta firme, sottolineando che il superamento della soglia delle 500.000 firme avrebbe avuto un effetto preciso: impedire una calendarizzazione troppo ravvicinata del referendum.

Il nodo della data: “evitato il voto fissato al 1 marzo”

Tra le questioni evidenziate c’è anche un tema organizzativo e di partecipazione. Russo ha sostenuto che la raccolta firme avrebbe contribuito a evitare che il referendum fosse fissato per il 1 marzo, una data che, secondo la loro valutazione, avrebbe reso molto più difficile fare campagna sul territorio, anche a causa delle condizioni meteo e del poco tempo per informare i cittadini.

Il Comitato punta ora a strutturare un percorso di comunicazione, volantinaggio e iniziative pubbliche per sostenere le ragioni del “no”.

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